L’ECOTASSA SULL’AUTO DIVIDE LA MAGGIORANZA

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E’ un vero e proprio caos quello scatenato dall’ ecotassa sull’auto , introdotto da un emendamento Cinquestelle. E’ stata già chiamata tassa della discordia . Ed è il nuovo balzello sulle auto più inquinanti che potrebbe arrivare con la nuova manovra di Bilancio. Stiamo parlando dell’approvazione dell’emendamento da parte della Commissione Bilancio della Camera sull’introduzione di un sistema di “bonus-malus” riguardante le auto nuove immatricolate dal 2019 al 2021.

Si parla di eco-incentivi fino a 6mila euro per chi acquista un’auto nuova elettrica, ibrida o a metano e di unatassa per chi, invece,acquisterà un’auto più inquinante, che varia da 150 ai 3.000 euro, sotto i 110 grammi di CO2 per chilometro non si paga nulla .

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La modifica del testo di legge presentato con la nuova manovra di bilancio dovrebbe entrare in vigore nel 2019 e, per chi acquisterà un veicolo nuovo dal prossimo anno al 2021, ci sarà da pagare un’imposta sempre proporzionale alle famose emissioni di CO2 dichiarate dal costruttore nel nuovo ciclo WLTP. Discorso diverso per chi decide di fare il grande passo verso il mondo dell’elettriche, con contributi nonché incentivi che potrebbero partire da 1.500 euro ma sono in fase di definizione.

Come era logico aspettarsi, moltissime sono state le critiche. Lo scontro è anche all’interno della maggioranza. Il vicepremier Matteo Salvini, che assicura: “Sono contrario ad una tassa che vada a tassare un bene già ipertassato. Sono assolutamente contrario a nuove tasse sull’auto”.

“Io non voglio mettere alcuna nuova tassa sulle auto familiari. Dopo il confronto con le aziende automobilistiche, con lavoratori e consumatori troveremo il modo per migliorare la norma, che non significa fare marcia indietro", ribadisce il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio.

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"Questo provvedimento – dice Pier Luigi del Viscovo del Centro Studi Fleet&Mobility – produrrebbe un duplice risultato negativo. La contrazione delle vendite, stimabile in almeno centomila unità, in un mercato che già così faticherebbe a mantenere gli stessi volumi del 2018. Questo avrebbe un effetto immediato sull’occupazione nelle concessionarie di auto e sull’indotto, oltre che sulla filiera produttiva, fatta degli impianti Fca ma anche dei tantissimi produttori di componentistica. L’altro effetto sarebbe sull’ambiente, poiché appunto continuerebbero a circolare vetture obsolete con livelli di emissione davvero preoccupanti".

Previsioni inoltre confermate anche dal Centro Studi Promotor diretto da Gianprimo Quagliano, secondo cui nel 2019 il mercato rischia di perdere 100mila immatricolazioni. Quagliano ribadisce che la strada da seguire è quella degli incentivi alla rottamazione adottati nel 1997 grazie ai quali si realizzarono maggiori entrate per lo Stato per 1.400 miliardi di lire (723 milioni di euro), generando, secondo la Banca d’Italia,un incremento del Pil di 0,4 punti percentuali.

Mary Divella

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