L’AUSTRALIA BRUCIA ANCORA!

La stima dei danni e le previsioni per le prossime settimane sono davvero preoccupanti

AUSTRALIA_BRUCIA_ANCORA.jpg

L’emergenza incendi che ormai da settembre attanaglia l’Australia, non accenna a placarsi. Ad oggi sarebbero circa 6,3 milioni gli ettari di terra bruciati, per un’estensione pari ad un quinto dell’intero territorio italiano. Il bilancio delle vittime secondo le ultime stime avrebbe raggiunto i 25 morti, in quanto la situazione di maggiore criticità interessa la costa sud-orientale australiana, dove si concentra la maggiore densità demografica del paese, in particolare gli stati del Victoria, dell’Australia meridionale e del Nuovo Galles del Sud, la cui capitale è Sydney. In queste zone agli ingenti danni già procurati dal divampare delle fiamme che fino ad ora ha coinvolto e distrutto più di 1500 abitazioni e arroventato circa 5 milioni di ettari di terra, si aggiunge il rischio dell’unione di alcuni dei più di 100 incendi ancora attivi sul territorio, che distano poche decine di kilometri tra loro, considerando anche che le temperature più calde dell’estate australiana si raggiungono tra gennaio e febbraio. «L’intensità, la portata, il numero, l’ampiezza geografica, la simultaneità degli incendi e la varietà di ambienti che stanno bruciando sono tutte fuori dall’ordinario. Siamo in stato di guerra», ha affermato alla rivista TIME, David Bowman, professore di piro geografia all’Università della Tasmania. Gli studiosi sono infatti molto preoccupati per i possibili risvolti di questa catastrofe, la cui evoluzione sicuramente non si arresterà nelle prossime settimane.

cms_15593/2.jpg

Le cause di queste feroci calamità naturali che solo in un altro momento della storia australiana, avevano raggiunto tale portata, vale a dire durante il Black Saturday nel 2009 nello stato del Victoria, in cui persero la vita 170 persone, sono da far risalire ad una determinata combinazione di esternalità negative, aggravate certamente dal riscaldamento climatico. Preponderante tra le cause è sicuramente il “dipolo dell’oceano indiano”. In fisica il termine dipolo indica la sussistenza di due cariche uguali e opposte, poste a piccola o grande distanza tra loro; applicato all’ambito del cosiddetto Niño indiano indica invece la differenza delle temperature della superficie del mare in parti opposte dell’oceano indiano, Nella prima fase, detta “positiva”, questo comporta temperature del mare più calde nell’oceano indiano occidentale, accompagnate da un incremento delle precipitazioni,come appunto testimoniato dalle inondazioni che hanno interessato tra ottobre e novembre le coste del Corno d’Africa, e al contempo sul versante opposto, ovvero quello orientale, le temperature più fredde della superficie marina, sono coniugate ad una situazione di siccità, il che in Australia ha favorito insieme al ritardo dell’arrivo dei monsoni a nord e alle anomale temperature pericolosamente roventi, il divampare degli incendi, estesi a vista d’occhio grazie all’azione dei forti venti antartici. Considerando la ricchezza della biodiversità preservata dal continente australiano, l’intervento massiccio per l’estinzione degli incendi risulta urgente e necessario per bloccare la strage silenziosa che si sta perpetrando ai danni della fauna; secondo le stime pubblicate da Chris Dickman, professore dell’università di Sidney ed esperto della biodiversità del continente, sarebbero 480 milioni gli animali tra mammiferi, rettili e volatili, ad aver perso la vita a causa degli incendi.

Federica Scippa

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos


App