L’ARSENALE NEONAZISTA A GALLERATE (VA)

FUCILI, MUNIZIONI E UN MISSILE FRANCESE: DAL DONBASS ALL’ITALIA

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Non esiste alcuna emergenza di un ritorno al fascismo”. Così rispondeva il ministro dell’Interno Matteo Salvini il 9 maggio scorso, in occasione dell’esclusione della casa editrice Altaforte dal Salone del libro di Torino, a quanti gli chiedevano cosa ne pensasse. Nessuna emergenza, nonostante le preoccupazioni delle Nazioni Unite circa il recente clima di odio e violenze nel nostro Paese, ma sicuramente una tangibile realtà. Ne è arrivata ieri la conferma. Fucili d’assalto, mitra e persino un missile terra-aria usato dalle forze armate del Qatar: questo il materiale sequestrato dalla Digos di Torino a un gruppo di estrema destra. Sono state arrestate tre persone, tra le quali Fabio Del Bergiolo, 50 anni, ex ispettore delle dogane specializzato in antifrode, militante di Forza Nuova che nel 2001 si era candidato al Senato nel collegio di Gallarate. Ed è stato proprio in questo comune della provincia di Varese, in Lombardia, che gli agenti del Servizio Antiterrorismo dell’Ucigos e della Digos di Torino hanno condotto l’operazione, in coordinazione con la polizia di Milano, Varese, Pavia, Novara e Forlì. Il blitz dell’Antiterrorismo è scattato nei confronti di una serie di soggetti orbitanti nei gruppi dell’estrema destra oltranzista e nasce da un’indagine della Digos di Torino relativa ad alcuni combattenti italiani che hanno partecipato alla guerra nel Donbass, in Ucraina. “Durante le attività - spiega il dirigente della Digos di Torino, Carlo Ambra - sono stati riscontrati contatti telefonici tra un miliziano e un esperto d’armi che proponeva l’acquisto di un missile. Le indagini hanno portato a scoprire un arsenale considerevole, con una capacità offensiva elevata. Ripercorreremo la filiera a ritroso, per capire dove ci porta”.

cms_13499/2v.jpgI sospetti su Del Bergiolo sono nati dalle telefonate che hanno intercettato i suoi tentativi di vendere il missile Matra di fabbricazione francese, assemblato nell’ottobre del 1980, per circa 470mila euro. Tra i potenziali acquirenti c’era anche il funzionario pubblico di un paese straniero che si era dimostrato interessato ma pretendeva la documentazione sull’acquisto della bomba. Sono stati sequestrati inoltre nove fucili da guerra, una pistola mitragliatrice, tre fucili da caccia, sette pistole, sei parti di armi da guerra (otturatori, caricatori, canne, gusti), venti baionette, 306 parti di armi da sparo (caricatori, canne, otturatori, silenziatori, ottiche), 831 munizioni. In casa sua l’uomo aveva anche numerosi stemmi e cartelli con simbologia naziste. Alessandro Monti, 42 anni, svizzero, è invece il titolare della società che possiede l’hangar vicino a Voghera dove è stato trovato il missile. Il terzo finito in manette è Fabio Bernardi, 51 anni. Entrambi sono stati fermati nei pressi dell’aeroporto di Forlì.

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Il questore di Torino, Giuseppe De Matteis, ha aggiunto: “Abbiamo delle idee su cosa si potesse fare con il materiale sequestrato, ma a oggi non c’è alcun riscontro che ci consenta di fare ipotesi”. Riflessione condivisa e ribadita dal dirigente dell’Ucigos, Eugenio Spina, che al momento esclude progettualità eversive. Nelle ultime settimane la Digos di Torino aveva intensificato i controlli, portando il 9 luglio scorso all’arresto del leader di Legio Subalpina, Fabio Carlo D’Allio, 28 anni. Nessuna emergenza nera, ma una tangibile realtà.

Lorenzo Pisicoli

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