L’AMOR PROPRIO

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“Ma tu mi ami? Chiese Alice.

No, non ti amo rispose il Bianconiglio. Alice corrugò la fronte ed iniziò a sfregarsi nervosamente le mani, come faceva sempre quando si sentiva ferita.

Ecco, vedi? – disse Bianconiglio – Ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa, perché non riesca a volerti almeno un po’ di bene, cosa ti renda così imperfetta, frammentata.

Proprio per questo non posso amarti. Perché ci saranno giorni nei quali sarò stanco, adirato, con la testa tra le nuvole e ti ferirò. Ogni giorno accade di calpestare i sentimenti per noia, sbadataggine, incomprensione.

Ma se non ti ami almeno un po’, se non crei una corazza di pura gioia intorno al tuo cuore, i miei deboli dardi si faranno letali e ti distruggeranno.

La prima volta che ti ho incontrata ho fatto un patto con me stesso: mi sarei impedito di amarti fino a che non avessi imparato tu per prima a sentirti preziosa per te stessa.

Perciò, Alice no, non ti amo. Non posso farlo”.

(Alice nel paese delle meraviglie)

cms_16083/DSC_2838.jpgCaro Lettore,

ci ritroviamo su I sentieri di Psiche…oggi ho voluto aprire con uno dei passi più significativi del libro Alice nel paese delle meraviglie poiché parla del significato e della grande importanza di amare se stessi. Sappiamo bene che la relazione affettiva tra Alice e Bianconiglio è scandita da grandi dialoghi e che la ragazzina, prima di incontrare il suo migliore amico, si annoiava, si sentiva insoddisfatta e depressa; così incontra Bianconiglio, alquanto bizzarro, il quale tira fuori dalla tasca un orologio, si fa vedere e poi scappa via dicendo di avere fretta; così lei decide di inseguirlo e di imbattersi nel posto dove poi si rivedranno…Tuttavia, come accade anche per altri personaggi incontrati durante il viaggio, ad Alice sembrerà che queste persone cambino rispetto all’inizio della conoscenza e in effetti è così perché la fiaba mette in risalto il non senso di tante cose e la scissione dei personaggi che non sono caratterizzati da un ordine bensì dal caos; quest’ultimo, in linea generale, governa la nostra vita se non riusciamo a mettere ordine e a dare un senso al nostro agire.

Alice vive un bisogno impellente di essere amata tanto da chiedere a Bianconiglio conferma di questo amore tanto anelato: la risposta sorprende il lettore poiché non è un si ma è un no con una motivazione che ancor di più ci apre a grandi riflessioni. Non è possibile vivere dell’amore che gli altri ci danno perché l’altro prima o poi ci ferisce, anche se per motivi futili e questo non può permetterci di crollare; in poche parole e in maniera fiabesca, Bianconiglio spiega cosa sia la dipendenza affettiva: se non ci ama, il rischio più grande è quello di diventare “schiavi” delle attenzioni altrui, dell’amore di chi amiamo; la dipendenza è una dimensione che appartiene a tutti i legami d’amore, ma quando impedisce di trovare una propria sfera in cui essere appagati a prescindere da quella relazione, e allora possiamo decisamente parlare di dipendenza affettiva.

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Quando ci si innamora, non si sa il perché ciò avvenga: semplicemente siamo attratti dalla sensazione positiva che la persona di cui ci stiamo innamorando ci sta trasmettendo e la nostra sensazione è davvero quella di stare in una favola, sentiamo le farfalle nello stomaco, le mani ci sudano, tremiamo al solo suono della sua voce; poi, col passare del tempo e con la conoscenza dell’altro, ci rendiamo conto che quella persona non è esattamente come all’inizio o meglio non è quello che avevamo immaginato nella proiezione dell’innamoramento.

Alfredo Canevaro sostiene che la maggior parte dei matrimoni finisce proprio perché dopo l’innamoramento, l’infatuazione, molte coppie non passano da questo stato a quello del vero amore che presuppone che “io ti amo nonostante tutto, nonostante come sei”; è questa insidiosa fase che non tutte le coppie riescono a superare restando in una dimensione adolescenziale della coppia che li porterà inevitabilmente alla fine del loro percorso insieme perché anche la passione è destinata a finire se non alimentata da un amore incondizionato, da un amore che abbia il sapore dell’adultità.

Più volte, nei miei scritti parlo del significato dell’essere adulti: non è mera ripetizione la mia, bensì il sottolineare e ricordare al lettore che tale dimensione è imprescindibile in un percorso di edificazione della propria esistenza. Bianconiglio, attraverso le sue parole sull’amor proprio, insegna ad Alice cosa voglia dire diventare adulta e non dipendere dall’amore altrui; è necessario saper distinguere il bisogno naturale di ognuno di noi di essere circondato dall’affetto altrui da una vera e propria dipendenza che ci porta a chiedere insistentemente – proprio come Alice – se l’altro ci ama; è su di noi che dobbiamo lavorare per acquisire sicurezza. Mi capita spesso di dialogare con adolescenti, soprattutto ragazze, che temono il giudizio altrui, che cercano sempre il consenso innanzitutto dei loro genitori e in particolare delle madri e soprattutto evitano il conflitto perché lo vedono come un pericolo che minaccia la stabilità della relazione affettiva. Il lavoro terapeutico è quello di scardinare tale convinzione e insegnare a costruire la propria dimensione di adultità, uno spazio in cui gioire anche se gli altri non ce ne danno il motivo perché siamo noi stessi il vero motivo per cui essere felici e soddisfatti per ciò che costruiamo per la nostra vita.

Amare se stessi non è un atto di egoismo, bensì è il raggiungimento di una autentica maturità psicologica.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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