L’AMAZZONIA BRUCIA!

Cause e conseguenze di una tragedia che non può passare inosservata

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La tragedia consumatasi le scorse settimane tra i muri di fiamme che hanno assediato e distrutto ettari ed ettari di foresta Amazzonica, ha riportato, come temuto, conseguenze di portata catastrofica. Ad essere state coinvolte dall’incendio, sarebbero 3 delle ecoregioni più importanti del pianeta: l’Amazzonia, che costituisce la foresta tropicale più estesa della Terra; il Pantanal, zona umida incastonata tra Brasile, Bolivia e Paraguay; e la Chikitana Forest, collocata tra Bolivia ed El Chaco. Un danno di tale portata in territori fondamentali in termini di biodiversità e regolazione del clima, non può che avere ripercussioni a lungo termine a livello globale; basti pensare che la sola foresta amazzonica è custode del 10% delle specie animali esistenti sulla faccia della Terra, habitat di animali di carattere simbolico come i giaguari, di numerose specie a rischio di estinzione, e in tutti i casi considerando che è la fauna acquatica a godere del primato indiscusso sul piano della biodiversità, la percentuale delle specie terrestri può costituire un vanto per l’Amazzonia. In aggiunta, se queste enormi foreste pluviali sono denominate il “polmone verde” della Terra, il motivo è da far risalire alla loro straordinaria capacità di stoccare il CO2 presente in atmosfera; la foresta amazzonica da sola ne assorbe ogni anno il 25% del totale. Questi roghi quindi oltre a compromettere tale funzione, fondamentale per l’equilibrio climatico mondiale, invertirebbero il trend, con la produzione di ulteriore anidride carbonica, accellerando così, secondo gli scienziati, il processo che condurrebbe la foresta al cosiddetto “tipping point”, ovvero un punto di non ritorno per la regolazione del clima. Per non pensare al disastro di valenza sociale, in quanto gli incendi mettono a rischio la sussistenza di intere comunità che si vedono sottrarre pezzo dopo pezzo la propria vita, la propria casa e le loro fonti di guadagno. Tra l’altro una perdita di aree tanto vaste di copertura arborea, dovute alla deforestazione, comprometterà in breve tempo la disponibilità di acqua nelle città brasiliane e limitrofe, con ripercussioni forti a livello economico.

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Le cause citate dagli esperti all’origine di tali fenomeni costituiscono una combinazione di fattori che ritrova però sempre come chiave di innesco l’intervento invasivo dell’uomo. Fonti quali la Nooa, agenzia federale statunitense che si interessa di oceanografia, meteorologia e climatologia, riporta che l’arrivo della stagione secca e il susseguirsi di periodi di siccità, ha abbassato il livello di umidità caratteristico dell’ecosistema foresta pluviale, in quanto la mancanza di un fitto soffitto arboreo, diminuisce la capacità della foresta di trattenere l’umidità. Questo rende più facile lo sporco lavoro alle grandi imprese zootecniche e agro-industriali nell’appiccare incendi dolosi per ricavare nuovi terreni da sfruttare. L’INPE, il Centro di ricerca spaziale brasiliano, avrebbe denunciato una sospetta correlazione tra il picco degli incendi nel 2019 e l’inizio del mandato di Bolsonaro, che già in campagna elettorale, ignorando il principio del « politicamente corretto », ha inserito tra i suoi obiettivi l’espansione mineraria e della frontiera agricola a spese della foresta e dei suoi abitanti, ignorando i rischi legati alla deforestazione. A dimostrazione di ciò, uno dei suoi primi atti politici consisteva nel trasferimento del potere di decidere la quantità e la locazione delle terre da affidare in usufrutto permanente ai nativi, in passato potere di cui era titolare la Fondazione nazionale dell’indio, al Ministero dell’Agricoltura, al cui vertice ritroviamo Tereza Cristina Corrêa da Costa Dia, ex dirigente della Banca Ruralista, lobby che priva del minimo scrupolo e coscienza etica, si occupa dello sviluppo dell’industria agroalimentare in Brasile e in Amazzonia. Intanto altri scioperi generali per il clima sono previsti per le prossime settimane e un’assemblea generale è stata fissata dalle Nazioni Unite il prossimo 24 settembre. Bolsonaro, nel frrattempo, non ha degnato della sua presenza il summit regionale organizzato dai paesi interessati dagli incendi, per « motivi di salute ». Una cosa è certa, ormai la preoccupazione circa il cambiamento climatico è stata ben introiettata dalla pubblica opinione, e disastri di questo calibro non potranno più passare inosservati, per cui i responsabili dovranno per lo meno metterci la faccia e assumere la consapevolezza che il loro atto spregevole meno non è che un crimine contro l’umanità.

Federica Scippa

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