Johnson e i nuovi scenari della Brexit

La Corte boccia la sospensione del Parlamento

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Nell’ordinamento inglese, corrispondente al modello di Common law, basato su un diritto consuetudinario e su un accumulo di pronunce giurisprudenziali piuttosto che su norme codificate come per quello italiano, è più facile incorrere in forzature sul piano dell’interpretazione del diritto stesso. È questo il motivo per il quale la decisione del nuovo primo ministro britannico Boris Johnson di sospendere il parlamento tra la seconda settimana di settembre e il 14 ottobre, giorno in cui è previsto il discorso della Regina di fronte ai rappresentanti del popolo, ha fatto scaturire una variegata gamma di reazioni da parte di molteplici esponenti politici. Si pensi allo speaker della Camera, John Bercow, il quale aveva definito tale decisione un “oltraggio alla Costituzione”, e in generale tutta l’opposizione, che ha denunciato il provvedimento del governo, sospettando che si tratti di un modo per ostacolare i deputati nell’impedimento del progetto della Brexit no deal, quindi dell’uscita dalla Comunità europea, privi di un accordo. Tale controversia riportata all’attenzione della Corte avrebbe prodotto una sentenza di rigetto nei confronti della scelta di Johnson di sospendere il Parlamento, proprio alla vigiglia della nuova scadenza sulla questione Brexit, fissata il prossimo 31 ottobre.

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La Corte Suprema dunque si sarebbe espressa affermando l’illegittimità dell’atto compiuto dall’attuale Primo Ministro, riportando nel dispositivo che : “la decisione di suggerire a Sua Maestà di sospendere il Parlamento sia stata illegale perché ha avuto l’effetto di frustrare o impedire l’esercizio delle capacità del Parlamento nello svolgimento delle sue funzioni costituzionali senza giustificazione ragionevole". Quindi a nulla sarebbero servite le rassicurazioni di Johnson sull’abbondanza dei momenti di discussione a disposizione dei deputati in vista del vertice del 17 ottobre, nè tanto meno le ragioni dei sostenitori di tale decisione, ovvero la necessità di aprire una nuova sessione parlamentare, sia come per consuetudine in seguito all’insediamento del nuovo governo, sia perchè l’attuale sessione risultava essere la più lunga da 400 anni a questa parte. Naturalmente un colpo tanto brusco alla democrazia parlamentare, scaturito dalla volontà implicita di mettere a tacere l’organo rappresentativo della sovranità popolare circa le modalità di attuazione di una svolta decisiva per il futuro della Gran Breagna, non poteva restare impunito.

Federica Scippa

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