Italo assume, ecco come candidarsi (Altre News)

"Economia italiana appena sopra lo zero" - Reddito cittadinanza, "attenti ai finti divorzi" - Atlantia, Carlo Bertazzo nuovo Ad

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Italo assume, ecco come candidarsi

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Italo assume e si prepara allo Station Day in programma il 30 gennaio a Milano, dove i candidati potranno essere selezionati per il ruolo di Hostess e Steward di Stazione.

I requisiti richiesti: Titolo di studio: Diploma/ Laurea; Esperienza Lavorativa: > 2 anni (preferenziale); Settore lavorativo preferenziale: Vendita, Turismo, Trasporto, Servizi alla persona; Disponibilità a lavorare su turni e nei giorni festivi; Ottima conoscenza della lingua inglese. La conoscenza di una seconda lingua costituirà requisito preferenziale.

Come ’Soft Skills’ vengono indicati: Attitudine alla vendita; Sorriso ed empatia relazionale; Capacità comunicative; Problem solving operativo; Autonomia e dinamismo; Orgoglio nel servizio e orientamento al cliente; Precisione e attenzione all’ordine. Le Sedi di lavoro sono Venezia, Verona, Torino, Milano, Brescia, Bologna, Firenze, Roma

Il superamento della selezione svolta durante la giornata di Talent Day prevedrà l’inserimento di 20 candidati al corso di formazione per Station Hostess & Steward che si terrà a Roma a Febbraio 2020 e avrà una durata di circa 3 settimane (Per i residenti fuori dalla regione Lazio sarà previsto un rimborso di vitto e alloggio). Gli idonei al corso potranno ricoprire il ruolo di H/S di Stazione con contratto di Somministrazione con Agenzia Adecco.

"Economia italiana appena sopra lo zero"

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"L’economia italiana è appena sopra lo zero, con più occupazione, consumi in debole aumento e tassi sovrani stabili. Per la crescita mancano gli investimenti, che non ripartono, e il credito, che è in calo’’. Lo scrive il Centro Studi di Confindustria in Congiuntura flash sottolineando che "si conferma anche nel quarto trimestre 2019 il persistere di una sostanziale stagnazione". ’’L’export cresce a fatica, con i mercati extra-UE cruciali, ma aumentano i rischi - continua la nota -. L’instabilità in Iran e Libia potrebbe causare uno shock petrolifero. Scambi mondiali deboli, così come l’Eurozona, ma la crescita Usa è solida, migliora la Cina e reggono i mercati finanziari".

’’Italia appena sopra lo zero - scrive il Csc -. Si conferma anche nel 4° trimestre 2019 il persistere di una sostanziale stagnazione. L’industria è ancora in difficoltà: a dicembre gli ordini sono in parziale recupero, ma il PMI (Purchasing Managers’ Index) è crollato ancor di più (46,2) e il CSC stima una produzione in calo nel trimestre. Nei servizi, invece, il Pmi è salito a dicembre, in area di debole crescita (51,1)’’.

’’Più occupazione - conferma il Csc -. È ripartita in autunno l’espansione dell’occupazione (+0,2% a ottobre-novembre sul 3° trimestre), trainata dalla componente dipendente, specie a tempo indeterminato. Gli occupati in aumento a ritmi più alti del PiL implicano un calo della produttività del lavoro (-1,3% da inizio 2018)’’.

’’L’export cresce a fatica - continua la nota -. In ottobre l’export è cresciuto del 3,2%, terzo aumento consecutivo, sostenuto dalle vendite extra-UE (deboli però a novembre). Giappone e Svizzera i mercati più dinamici, male in Medio Oriente, Sud America, Cina. Deboli le prospettive: gli ordini esteri sono in lieve risalita a dicembre, dai minimi. Pesano i dazi USA sull’agro-alimentare e le incertezze globali, specie per l’automobilistico’’.

’’Dovrebbe proseguire una modesta espansione dei consumi: la fiducia delle famiglie ha recuperato in parte a dicembre, con opinioni più favorevoli sull’economia; sono risalite le immatricolazioni di auto (+2,6% nel 4° trimestre). Tuttavia: la spesa resta frenata da un risparmio elevato; gli ordini interni dei produttori di beni di consumo sono lievemente peggiorati negli ultimi mesi’’, sottolinea il Csc.

Per il Csc gli investimenti non ripartono. ’’La spesa delle imprese per investimenti è attesa ancora debole, sia nel 4° trimestre 2019 che a inizio 2020. A dicembre, infatti, gli ordini interni dei produttori di beni strumentali hanno recuperato un po’ e la fiducia nel manifatturiero è rimasta stabile, ma entrambi gli indicatori sono su livelli molto ridotti. Inoltre, le condizioni per investire restano piuttosto incerte’’.

Tassi sovrani stabili, sottolinea il Csc. ’’A gennaio il rendimento del Btp decennale rimane in media a 1,29%, poco sopra i minimi di ottobre. Quasi invariati i tassi anche negli altri paesi dell’Eurozona (Germania -0,25%). Perciò, lo spread dell’Italia è fermo a 154 punti base. Questi dati confermano che l’effetto degli acquisti BCE (24 miliardi di euro di bond pubblici a novembre-dicembre), è stato già scontato dai mercati’’.

’’Invariato ai minimi il costo del credito per le aziende italiane (1,3% a novembre), ma il calo dei volumi di prestiti si sta ampliando pericolosamente (-1,9% annuo). L’indagine qualitativa Istat, infatti, indica che le condizioni di offerta sono state, al margine, ancora ristrette nel 4° trimestre. Si è ridotta solo di poco la quota di imprese che non ha ottenuto il credito richiesto (5,3% a dicembre)’’, sottolinea il Csc.

’’Ancora debole l’Eurozona - aggiunge il Csc -. Anche nell’area coesistono dinamiche settoriali opposte: all’acuirsi della fase recessiva nell’industria si contrappone, infatti, la resilienza dei servizi. Nell’industria, le aspettative per i primi mesi del 2020 restano improntate a pessimismo e l’eccesso di capacità produttiva rispetto alla debole domanda rischia di impattare negativamente sull’occupazione del settore. Al contrario nei servizi gli imprenditori si attendono un ulteriore incremento della domanda nei prossimi mesi’’.

’’Scarse ripercussioni dell’instabilità sulle Borse dei paesi avanzati, che hanno continuato a salire a dicembre-gennaio, ma a ritmi minori: +4% il listino negli Usa, proseguendo il trend di rialzo, che entra nel 12° anno. L’euro ha mostrato un marginale rafforzamento da dicembre (fino a 1,12 dollari, da 1,10): se questo trend dovesse proseguire, frenerebbe l’export dell’Eurozona -continua il Csc-. La dinamica del commercio mondiale resta fiacca (+0,4% in ottobre). Secondo il Pmi globale, gli ordini esteri manifatturieri sono in risalita ma restano in area di contrazione (49,2 a dicembre) e l’industria mondiale rimane appena sulla soglia della stabilità (50,1)’’.

’’Anche la manifattura Usa continua a dare segnali di cedimento: l’indice PMI a dicembre è sceso a 47,2. Tuttavia, l’economia resta in espansione, trainata dai servizi: dopo il buon 3° trimestre per il PIL, solo un lieve rallentamento è atteso nel 4°. Segnali deboli vengono dalla fiducia dei consumatori, ma la disoccupazione è tornata ai minimi (3,5%). La dinamica dei prezzi resta sotto l’obiettivo Fed (+1,6% annuo al netto di energia e alimentari), ma non sono in vista mosse sui tassi’’, aggiunge il Csc.

’’Negli ultimi mesi del 2019 la manifattura cinese ha continuato ad espandersi. Il miglioramento dell’outlook, così come si desume dai Pmi, è imputabile specie alla più elevata fiducia degli imprenditori, dopo la conclusione con successo del primo round di negoziati commerciali con gli Usa. L’espansione cinese si accompagna a quella della manifattura indiana, che accelera ancora, sospinta soprattutto dalla domanda interna, e di quella brasiliana, seppure ad un ritmo più basso a dicembre. La Russia resta fuori dal coro: unica nota positiva è che la contrazione dell’attività si smorza’’, conclude il Csc.

Reddito cittadinanza, "attenti ai finti divorzi"

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Dal rischio abusi, falsi divorzi in primis, ai disincentivi a cercare lavoro, oltre al fatto che non avvantaggia le famiglie più numerose, per altro più esposte al rischio povertà. L’Ocse, pur riconoscendo i progressi dell’Italia per la lotta alla povertà, torna a puntare il dito contro le criticità del ’Reddito di cittadinanza’ e suggerisce la ricetta per evitare che la misura diventi un incentivo a stare a casa.

Carte alla mano, da un working paper di fine novembre, emerge come la misura risulti più generosa con le famiglie monoparentali e meno per i nuclei più numerosi e questo perché limitare la scala di equivalenza a 2.1 significa che i trasferimenti e le soglie di idoneità non aumentano per le famiglie più grandi di, ad esempio, 2 adulti e 3 bambini o 3 adulti e 2 bambini, che invece sono a maggior rischio di povertà rispetto alle piccole famiglie, alimentando il rischio di abusi con finte separazioni per accedere alla misura.

Il caso della Grecia docet: Atene nel 2017 ha introdotto uno schema simile assistendo - in occasione delle richieste di adesione - a un aumento delle famiglie monoparentali 10 volte superiore rispetto alla popolazione, il che si presta a pochi dubbi sugli abusi. “L’ esperienza della Grecia suggerisce innanzitutto che le domande di famiglie monoparentali necessitano di un’attenta verifica e, in secondo luogo, i parametri dovrebbero essere a vantaggio delle famiglie più numerose", si legge nel documento.

Il Rdc ha inoltre il difetto congenito che la quota invitante di sussidio previsto e gli stringenti criteri di ammissibilità, creano “forti disincentivi per i membri delle famiglie a basso reddito ad entrare nel mondo del lavoro o ad accrescere il reddito lavorando più ore”. E il Rdc scoraggia anche la ricerca di lavoro da parte dell’altro coniuge.

“Le attuali norme fiscali e previdenziali generano un livello elevato di aliquote fiscali effettive per il secondo lavoratore nel nucleo familiare che guadagna meno. Questo scoraggia ulteriormente i disoccupati e inattivi a cercare lavoro”. De facto favorendo il lavoro in nero nelle famiglie con due coniugi.

E c’è anche il rischio che aggravi ulteriormente il gap Nord-Sud dell’Italia. Aumentando il reddito delle famiglie beneficiarie, specialmente nelle regioni meridionali, il Rdc può portare “nell’immediato” ad una “piccola caduta nel tasso di povertà” ma non incide “a lungo termine sugli incentivi e sulle capacità delle famiglie passare al lavoro formale”, aumentando il divario tra regioni più vulnerabili e regioni più ricche.

Nonostante i progressi fatti dall’Italia per il contrasto alla povertà, rileva l’Ocse, "queste politiche combinate con elevata tassazione e contributi che pesano sul reddito scoraggiano il lavoro, in particolare del secondo coniuge" e "contribuiscono ad ampie disparità sociali e regionali dell’Italia".

Da qui la ricetta in tre punti suggerita dall’organizzazione. Primo, migliorare la capacità dei centri per l’impiego. Secondo, ricalibrare la misura integrandola con incentivi per il lavoro a basso salario. Terzo, combinare il Rdc con un sistema di imposta sul reddito semplificato e progressivo che, a fronte di un costo iniziale modesto, nel lungo termine potrà "incoraggiare l’occupazione" e aiutare lo sviluppo delle Regioni povere, conclude l’organizzazione, generando "entrate pubbliche aggiuntive che ne compenseranno il suo costo".

Atlantia, Carlo Bertazzo nuovo Ad

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Il Consiglio di Amministrazione di Atlantia, riunitosi oggi, ha nominato il Consigliere Carlo Bertazzo quale nuovo Amministratore Delegato della società, attribuendogli i relativi poteri. E’ quanto si legge in una nota.

Carlo Bertazzo, 54 anni, siede nel Cda di Atlantia dall’aprile del 2013. Attualmente è anche Consigliere di amministrazione di Edizione e delle società controllate Abertis Infraestructuras e Autostrade per l’Italia, nonché di Cellnex Telecom; entro fine febbraio 2020 lascerà invece gli incarichi di Amministratore Unico di Sintonia e di Direttore Generale di Edizione.

In passato Carlo Bertazzo ha ricoperto anche la carica di Amministratore Delegato di Gemina e di Vice Presidente Esecutivo di Aeroporti di Roma, prima della fusione di Gemina con Atlantia.

A seguito della nomina quale Amministratore Delegato, Carlo Bertazzo si qualifica come amministratore esecutivo (non indipendente) e lascia il Comitato Risorse Umane e Remunerazione, mentre continuerà a far parte del Comitato per le Nomine. Alla data odierna, Carlo Bertazzo possiede n. 12.329 azioni di Atlantia S.p.A.

"Atlantia è una holding leader nel suo settore che, pur in un momento delicato e complesso come quello odierno, ha grandi potenzialità di crescita e sviluppo anche attraverso le proprie società controllate e partecipate, italiane ed estere, che certamente il nuovo assetto manageriale saprà mettere a frutto" commenta Fabio Cerchiai, presidente di Atlantia. "Sono lieto che Atlantia possa avvalersi della consolidata esperienza di Carlo Bertazzo, manager che conosce molto bene la società e il Gruppo, nonché di grandi competenze maturate in primarie società, quotate e non, operanti anche nel settore infrastrutturale”, ha concluso Cerchiai.

Redazione

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