Italia operaia, l’Inps traccia l’identikit del dipendente

Gli uomini guadagnano più delle donne, +44,3% nel privato, +31,8% nel pubblico - Onorato Armatori, marittimi in piazza a difesa gruppo: 7.000 famiglie a rischio

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Italia operaia, l’Inps traccia l’identikit del dipendente

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L’Italia è principalmente un Paese di operai. Aumentano i contratti a tempo indeterminato, restano le disparità economiche tra Nord e Sud e tra uomini e donne. È l’identikit che emerge dei rilevamenti Inps sui dipendenti pubblici e privati nel 2018. Rappresentando oltre la metà dei 15.713.289 dipendenti privati che sono più di quattro volte quelli pubblici (3.583.175 unità), le ’tute blu’ sono nel 2018 la principale forza lavoro del Paese. Mentre nel pubblico dove meno della metà sono uomini e over 50, a primeggiare sono i dipendenti della scuola.

PRIVATO - Nel 2018 gli operai rappresentano il 55,6% del totale (8.729.609 lavoratori), contro il 36,6% degli impiegati, il 3,8% degli apprendisti, il 3% dei quadri e lo 0,8% dei dirigenti. I contratti a tempo indeterminato (che includono anche gli apprendisti, salvo una piccolissima quota classificata tra gli stagionali) è pari a 11.549.023 lavoratori, corrispondenti a più del 73,5% del totale, in leggero aumento rispetto al 2017 (1,2%), con una retribuzione media annua di euro 25.845 e 277 giornate medie retribuite. Quasi un terzo dei lavoratori dipendenti (31,9%) lavora nelle regioni del Nord-ovest. Segue il Nord-est con il 23,8%, il Centro (21,0%), il Sud (16,4%) e le Isole (6,8%), solo lo 0,1% lavora all’estero. La retribuzione media è di 21.530 euro ma presenta valori più elevati nelle due ripartizioni del Nord: rispettivamente 25.154 euro nel Nord-ovest e 22.747 nel Nord-est con un forte divario rispetto alle ripartizioni del Mezzogiorno, pari a 15.845 euro.

PUBBLICO - Con 3.583.175 unità i dipendenti pubblici sono aumentati dello 0,6% rispetto al 2017. Il gruppo contrattuale più numeroso è quello della Scuola con il 36,9% dei lavoratori, seguito dal Servizio Sanitario con il 19,1%, dalle Amministrazioni locali (Regioni, Province, Comuni) con il 16,8% e dalle Forze Armate, Corpi di polizia e Vigili del Fuoco con il 14,5%. I cinquantenni sono i dipendenti pubblici che, nel 2018, risultano essere i più numerosi, sugli oltre 3,58 milioni quelli con età fra i 50 e i 54 anni rappresentano il 18,8% con 673.547 lavoratori. Di poco inferiore risultano essere quelli con età compresa tra i 55 e i 59 anni, in tutto 672.909. Inoltre, dalla rilevazione risulta che il 96% della collettività ha età maggiore di 30 anni. Per quanto riguarda il genere, i lavoratori maschi rappresentano il 41,5% della distribuzione nel complesso; rispetto alle classi di età si osserva che solo nelle classi dei più giovani, fino a 24 anni, i maschi sono prevalenti raggiungendo la quota del 65%. La retribuzione media dei dipendenti pubblici è di 32.968 euro, in crescita del 3,1% rispetto all’anno precedente per effetto dei rinnovi dei contratti 2016-2018 nei vari comparti del pubblico impiego. A rilevarlo è l’Inps nell’aggiornamento degli Osservatori statistici. La retribuzione media risulta molto differenziata sia per età sia per genere. In particolare aumenta al crescere dell’età ed è costantemente più alta per il genere maschile 38.400 euro contro 29.120 euro per le femmine nel totale, pari a +31,8%.

Gli uomini guadagnano più delle donne, +44,3% nel privato, +31,8% nel pubblico

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Gli uomini sono mediamente retribuiti di più delle donne in Italia sia nel mondo del lavoro privato che in quello pubblico. La conferma arriva dalla dagli aggiornamenti degli osservatori statistici Inps riferiti al 2018. Il divario maggiore si rileva a livello di genere tra i dipendenti privati, una platea di 15,7 milioni, dove gli uomini percepiscono stipendi medi più alti del 44,3% rispetto alle colleghe, mentre la differenza nel pubblico, che abbraccia in totale 3,58 milioni di lavoratori è di + 31,8% a favore dei maschi.

Tra l’altro, le retribuzioni medie annue risultano più basse nell’universo dei dipendenti privati rispetto ai pubblici. In particolare, nel privato è pari a 21.530 euro, ma risulta molto differenziata sia per età sia per genere, aumentando al crescere dell’età, almeno fino alla classe 55 - 59, ed è costantemente più alta per il genere maschile: 24.759 euro contro 17.156 euro per le femmine.

Nel pubblico impiego, la retribuzione media annua è di 32.968 euro, in crescita del 3,1% rispetto all’anno precedente, per effetto dei rinnovi dei contratti (2016-2018). Anche qui aumenta al crescere dell’età ed è costantemente più alta per il genere maschile 38.400 euro contro 29.120 euro per le femmine.

In entrambi i settori, "il differenziale retributivo per genere sembra più correlato alla maggiore presenza di lavoro part time tra le femmine" si legge nel rapporto, anche se con nette differenze sia in termini di numeri che di percentuali. Nel privato il 22% dei lavoratori maschi ha avuto almeno un rapporto di lavoro a tempo parziale mentre tra le donne la quota di lavoratrici che ha avuto almeno un part time nell’anno è pari a circa il 51%". Nel pubblico invece, il numero di lavoratrici che nel 2018 hanno avuto almeno un rapporto di lavoro part time è pari a 221.951, contro appena 48.989 maschi. Rispetto al totale per genere la quota di lavoratori che nel 2018 ha avuto almeno un rapporto di lavoro a tempo parziale per i maschi si attesta al 3,3%, mentre per le femmine è pari al 10,6%.

Onorato Armatori, marittimi in piazza a difesa gruppo: 7.000 famiglie a rischio

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Marittimi in piazza sabato a Napoli per manifestare "contro i poteri forti della finanza speculativa vero nemico del lavoro e dei marittimi". Ad annunciarlo è l’Associazione ’Marittimi per il futuro’ che si dice preoccupato per la vertenza che sta interessando il gruppo Onorato Armatori ed Unicredit.

Una vertenza, sottolineano, "estremamente preoccupante" anche perché "la situazione che si sta delineando pone dei seri problemi per la sopravvivenza di 6.000 famiglie che vivono con il lavoro del gruppo Onorato ed è lecito pensare che altre 1.000 famiglie dell’indotto rischiano il posto di lavoro"

In sintesi, spiega l’Associazione "Unicredit detiene un credito nei confronti del gruppo Onorato Armatori garantito con ipoteche sulle navi e ha deciso dietro pressioni di fondi speculativi internazionali di non dare fiducia al gruppo armatoriale bloccando il piano industriale, presentato dall’azienda già da febbraio, che prevedeva entro il 2022 un rinnovamento della flotta con importanti investimenti".

Per l’Associazione "appare singolare che Unicredit non lasci vendere due navi il cui incasso di 75 milioni di euro andrebbero a loro. Si rifiuta di farsi rimborsare per mandare così in fallimento la compagnia. Incredibile ancora che Unicredit si allei con il fondo speculativo ’Sound Point’ con sede alle Cayman". A rischio, rileva l’Associazione, "ci sono 7.000 posti di lavoro tra diretto ed indiretto ma se la crisi non sarà risolta, porrà dei seri problemi per il futuro di tutti i marittimi italiani".

Onorato Armatori, sottolinea l’Associazione, "è l’ultima azienda armatoriale italiana a difesa della nostra marineria. La politica industriale del gruppo è stata costantemente incentrata sul rispetto dei propri marittimi ed amministrativi rinunciando a sperequazioni salariali e normative che ad altri armatori consente di abbattere i costi fino al 30% in meno. A difesa del nostro lavoro ma soprattutto per difendere la dignità del marittimo italiano invitiamo tutti istituzioni sindacati, associazioni a partecipare al corteo pacifico che sabato prossimo muoverà alle ore 10 e 30 dalla stazione Marittima all’interno del porto e proseguirà fino a piazza Plebiscito dove terminerà con un presidio nei pressi della Prefettura".

Redazione

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