Istat: Pil -4,7% nel primo trimestre(Altre News)

Bonus, congedi, licenziamenti: cosa cambia con decreto maggio - Antitrust indaga su aumento prezzi alimenti e disinfettanti - Mutui, 2 milioni di famiglie pensano di sospenderlo

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Istat: Pil -4,7% nel primo trimestre

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Lo scenario economico internazionale, a causa del perdurare della pandemia di Covid-19 e delle relative misure di contenimento, continua a essere eccezionalmente negativo. L’impatto del Covid-19 sull’economia italiana è profondo ed esteso. La stima preliminare del Pil riferita al primo trimestre ha fornito una prima quantificazione degli effetti della crisi sull’economia: la caduta dell’attività economica rispetto al trimestre precedente è stata pari al 4,7% mentre la variazione acquisita per il 2020 è del -4,9%. Lo rileva l’Istat.

A marzo, le misure di contenimento dell’epidemia in Italia e nei principali Paesi partner commerciali hanno avuto effetti negativi sugli scambi con l’estero del Paese. Le vendite al dettaglio hanno registrato un crollo per i beni non alimentari, in presenza di un deciso aumento del commercio elettronico. Gli impatti dell’emergenza sanitaria sui prezzi vedono prevalere al momento gli effetti deflazionistici legati al contenimento della domanda. Frenata dai ribassi degli energetici, l’inflazione in Italia è risultata nulla, riducendo tuttavia il differenziale negativo con l’area dell’euro.

Nel corso del mese di aprile, l’indice del social mood sull’economia ha mostrato un ulteriore peggioramento delle percezioni giornaliere sull’andamento dell’economia, con marginali segnali di inversione di tendenza a fine mese. L’approfondimento della nota di aprile è dedicato all’analisi dell’impatto del lockdown sul commercio estero dell’Italia fornendo una prima quantificazione dell’impatto della caduta del commercio mondiale sul settore manifatturiero.

Bonus, congedi, licenziamenti: cosa cambia con decreto maggio

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Congedi straordinari, bonus colf, stop licenziamenti, reddito di emergenza: si profilano alcune novità con il decreto maggio. Tra queste lo stop al ritardo nel pagamento degli ammortizzatori sociali. Secondo una bozza del Dl maggio, per favorire la celere disponibilità di reddito dei soggetti interessati, il datore di lavoro che non anticipa il trattamento può fare richiesta di pagamento diretto della prestazione trasmettendo la domanda entro la fine del mese di inizio del periodo di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Le amministrazioni competenti autorizzano la domanda entro il giorno 20 del mese successivo a quello del periodo di integrazione richiesto e il datore lavoro lo comunica all’Inps che dispone il pagamento entro la fine dello stesso mese.

CONGEDI STRAORDINARI - Viene estesa al 30 settembre la possibilità per il genitore lavoratore di usufruire di un congedo straordinario per la cura dei figli rimasti a casa a causa delle chiusura delle scuole per l’emergenza Covid-19, secondo quanto si legge nella bozza. Un altro articolo introduce anche la detrazione Irpef sulle spese per i centri estivi per minori di 16 anni per un importo non superiore ai 300 euro per i contribuenti con reddito complessivo entro i 36mila euro annui.

STOP LICENZIAMENTI - Viene esteso di ulteriori tre mesi lo stop ai licenziamenti introdotto con il Dl marzo per due mesi, prevede la bozza, portando il totale a cinque mesi complessivi. Si sospende inoltre l’incremento contributivo per i contratti a tempo determinato rinnovati entro il 31 agosto 2020.

REDDITO DI EMERGENZA - Reddito di emergenza a sostegno delle famiglie con Isee inferiore a 15mila euro e patrimonio mobiliare sotto i 10mila, aumentato fino ad un massimo di 20mila tenendo conto degli altri componenti del nucleo. Il sussidio è riconosciuto per tre mesi a partire da 400 euro al mese per un massimo di 800 euro mensili. Se la famiglia gode del Rdc il Rem andrà a integrazione.

BONUS COLF - Arriva anche il bonus per le collaboratrici domestiche: sarà pari a 400 euro in presenza di contratti di lavoro di durata inferiore a 20 ore settimanali, sale a 600 se in base al contratto svolgono più di 20 ore di lavoro nell’arco della settimana.

Antitrust indaga su aumento prezzi alimenti e disinfettanti

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L’Antitrust ha avviato un’indagine preistruttoria inviando richieste di informazioni a numerosi operatori della Grande distribuzione "per acquisire dati sull’andamento dei prezzi di vendita al dettaglio e dei prezzi di acquisto all’ingrosso di generi alimentari di prima necessità, detergenti, disinfettanti e guanti". Lo rende noto la stessa Autorità indicando l’obiettivo di "individuare eventuali fenomeni di sfruttamento dell’emergenza sanitaria a base dell’aumento di tali prezzi".

Le richieste di informazioni riguardano oltre 3800 punti vendita, soprattutto dell’Italia centrale e meridionale, pari a circa l’85% del totale censito da Nielsen nelle province interessate. Nello specifico, dalle analisi preliminari svolte dall’Autorità sui dati Istat sono emersi a marzo 2020, per i prodotti alimentari, aumenti dei prezzi rispetto a quelli correnti nei mesi precedenti differenziati a livello provinciale. I maggiori aumenti si riscontrano in aree non interessate da ’zone rosse’ o da misure rafforzate di contenimento della mobilità.

L’Autorità ha ritenuto di non poter escludere che tali maggiori aumenti siano dovuti anche a fenomeni speculativi. Infatti, non tutti gli aumenti osservati appaiono immediatamente riconducibili a motivazioni di ordine strutturale, come il maggior peso degli acquisti nei negozi di vicinato, la minore concorrenza tra punti vendita a causa delle limitazioni alla mobilità dei consumatori, le tensioni a livello di offerta causate dal forte aumento della domanda di alcuni beni durante il lockdown e dalle limitazioni alla produzione e ai trasporti indotte dalle misure di contenimento dell’epidemia.

I principali destinatari delle richieste di informazioni sono: Carrefour Italia SpA, MD SpA, Lidl SpA, Eurospin SpA, F.lli Arena srl; alcune cooperative Conad (Conad Sicilia, Conad Nord-Ovest, PAC 2000, Conad Adriatico, nonché Margherita Distribuzione); alcune cooperative e master franchisor Coop (Unicoop Firenze, Unicoop Tirreno, Coop Centro Italia, Coop Liguria, Novacoop, Coop Alleanza 3.0, Tatò Paride); diversi Ce.Di. aderenti a SISA (p.es. SISA Sicilia), SIGMA (p.es. Ce.Di. Sigma Campania) e CRAI (p.es. CRAI Regina srl).

Mutui, 2 milioni di famiglie pensano di sospenderlo

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Più di una famiglia italiana su due (ovvero il 53%, pari a quasi 3 milioni di famiglie) ha già sospeso o sta pensando di sospendere il mutuo. Facile.it ha voluto indagare, con l’aiuto degli istituti di ricerca mUp research e Norstat, la situazione sui finanziamenti.

Nello specifico, hanno già proceduto a compilare la richiesta di sospensione il 17,3% dei nuclei familiari (958.027 famiglie) con mutuo e stanno pensando di farlo addirittura il 35,7% (1.977.466 famiglie).

La situazione diventa ancora più pesante nel Meridione dove la percentuale di chi ha intenzione di ricorrere alla sospensione del mutuo arriva a sfiorare il 40% (39,3%) (761.509 famiglie).

La scelta, peraltro, va valutata con estrema attenzione, non solo perché in realtà, per via degli interessi che si pagheranno in futuro, una volta sbloccato il finanziamento costerà di più al mutuatario, ma anche perché dall’osservatorio di Facile.it è emerso chiaramente come in passato diversi istituti di credito si siano rifiutati di concedere una surroga a chi, negli anni precedenti, aveva sospeso il pagamento delle rate; la stessa cosa potrebbe quindi accadere anche a chi sospende ora.

In ultimo, ancora una volta guardare i dati per “professione” offre uno spaccato molto interessante; si è spesso raccontato di piccoli imprenditori o liberi professionisti in difficoltà per la situazione Covid, ma adesso quelle difficoltà si stanno allargando a macchia d’olio.

Se liberi professionisti, titolari di partita Iva e piccoli imprenditori sono quelli che più di chiunque altro, percentualmente, hanno già fatto ricorso alla sospensione del mutuo (36,5% - ovvero - 270.213 famiglie in questa categoria professionale vs una media nazionale del 17,3%), la crisi ora sta bussando molto forte alla porta dei lavoratori dipendenti e se leggiamo i numeri di chi, pur non avendo fatto ancora la richiesta, sta valutando la sospensione del mutuo, fra chi lavora con busta paga il dato è pari al 35,1% (1.019.439 famiglie) vs 27,9% (208.801 famiglie) rilevato fra liberi professionisti/piccoli imprenditori/p.iva).

Redazione

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