Iperconnessi e accidiosi, peccati mortali sia in rete che in vita

Iperconnessi_e_accidiosi_peccati_mortali_sia_in_rete_che_in_vita.jpg

Il tempo è una risorsa preziosa e Facebook lo sa. Sarà per questo motivo che l’azienda californiana ha progettato una nuova funzionalità con la finalità, così dicono, di “garantire che il tempo delle persone su Facebook sia ben speso”. Si chiama Your Time on Facebook ed è per ora in funzionalità test per monitorare (!) da parte degli utenti quanto tempo essi spendono sul social più famoso al mondo.

cms_9600/2.jpg

Il fine dichiarato è di capire se è arrivato il momento di staccare la spina in caso di un eccessivo e pericoloso utilizzo di Facebook, e ad avvertirci di questo overtime sarà lo stesso social in base all’impostazione che abbiamo prefissato. Non che il pericolo di un’iperattività di social networking da parte di molti utenti non sia reale: la media è di cinque anni della nostra vita passata a trascorrerla sui social e per il solo Facebook la media è di un anno e 7 mesi. È un tempo enorme che potremmo benissimo trascorrere in attività meglio confacenti alla nostra natura umana, per esempio passandolo in fare viaggi o implementare la nostra carente cultura personale. Nel nostro Paese, per esempio, secondo quanto riporta l’Agcom, il tempo passato su Facebook è raddoppiato nel corso del 2017, passando dalle 12 alle 24 ore al mese, mentre secondo il report del Digital Global Overview, sempre nel 2017, su circa 59 milioni di italiani, 31 milioni sono utenti attivi sui social network (con un incremento dell’11% sul 2016) e 28 milioni usano i social attraverso il loro smartphone (un +17% rispetto all’anno precedente).

cms_9600/3.jpg

Gli italiani dunque amano la vita in rete e trascorrono almeno due ore al giorno davanti ai social network, con in testa YouTube (57%) e Facebook (55%). Si comprende da questi numeri come i social, e in particolar modo Facebook, rappresentino un luogo perfetto (Baudrillard lo chiamerebbe il delitto perfetto) per catturare la nostra attenzione. L’obiettivo del progettoYour Time on Facebook però sembra più un tentativo ipocrita non tanto di aiutare a garantire che il tempo delle persone su Facebook sia ben speso, così come recita il comunicato ufficiale, quanto di far sì che quel tempo diventi sì significativo, ma solo per Facebook. Inoltre questa nuova funzionalità certifica ancora una volta la volontà di attivare un monitoraggio ancora più completo e dettagliato delle attività che ogni singolo utente svolge all’interno di Facebook.

cms_9600/4.jpgZuckerberg sembra il classico lupo travestito da pecorella, e sta facendo di tutto per recuperare la claudicante fiducia dei suoi abitanti e social-cittadini, quest’ultimi ultimamente diffidenti del loro padre-padrone. A certificare quanto appena detto sulla vita digitale degli italiani è il rapporto Ag/Censis: la maggior parte degli utenti non si disconnette mai dalla rete, nonostante non nutra più una fiducia incondizionata in coloro i quali gestiscono i provider e abbiano poca cura della gestione della propria privacy. Siamo al paradosso perché se è vero da un lato che usiamo intensamente la rete e le sue piattaforme come se non ci fosse un domani, è anche vero dall’altro che siamo potenzialmente disposti, sempre secondo l’indagine di cui sopra, a fornire addirittura un documento di identità al momento dell’iscrizione a un social in cambio di una maggiore sicurezza di navigazione in rete.

cms_9600/5.jpg

Ed è sulla questione riservatezza dei dati che ancora una volta si concentra il paradosso della privacy: il 69,6% del campione non si fida della gestione dei dati da parte dei social network e dei motori di ricerca e nonostante il rapporto di fiducia sia incrinato, 2/3 degli utenti di internet considera la tracciabilità in rete inevitabile e, addirittura, irrilevante. Gli italiani insomma sono ben disposti a svendersi pur di continuare a usare gratuitamente i servizi offerti dalla rete. I fatti di cronaca degli ultimi mesi non ci hanno insegnato nulla, non hanno influito in nessun modo sulla percezione del pericolo in cui sono i nostri dati e tantomeno hanno cambiato e modificato il nostro comportamento.

cms_9600/6.jpg

Gli scandali e le pesanti accuse al colosso di Menlo Park sembrano svaniti in una bolla di sapone. Come l’araba fenice Facebook ritorna a nuova vita grazie non tanto a nuove formule e a potenti algoritmi, ma a causa della nostra accidia, un peccato mortale per Dante tanto da rinchiuderne i colpevoli all’interno del Quinto cerchio assieme agli iracondi e punendo gli incontinenti con la privazione di aria e di parole, quelle parole troppe volte usate in vita a sproposito per mezzo di una tastiera.

Andrea Alessandrino

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos


App