Internet, tanta informazione ma sempre più confusa

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Dipendenti in tutto e per tutto dalla rete, diffidenti dei social per quanto riguarda le notizie e non in grado di riconoscere le cosiddette fake news. E’ il nuovo spaccato della popolazione italiana offertoci da alcune ultime ricerche in ambito di nuovi media.

cms_9824/2v.jpegIl motivo del proliferare delle bufale nel nostro Paese sembra sia agevolato dalla scarsa abilità dei nostri compatrioti di riconoscere le notizie vere da quelle false, ovvero fake, nonostante rimaniamo un pubblico affezionatissimi del mondo della rete e dei suoi affascinanti strumenti.

La ricerca, realizzata su un campione superiore a 1.500 unità, ha avuto come principale obiettivo quello di raccogliere la percezione che hanno gli italiani del fenomeno delle fake news e del sistema mediatico, ovvero quale credibilità, fiducia e influenza hanno le fonti d’informazione sugli utenti. Gli italiani innanzitutto si confermano dipendenti della rete (il 95% lo utilizza ogni giorno, e quasi il 70% lo usa per più di tre ore al giorno, con punte di utilizzo per altri di oltre cinque ore). Il lungo tempo trascorso in rete è soprattutto sui social network, un overdose di utilizzo che porta come conseguenza una crescita di patologie come ansia, insonnia, confusione e frustrazione, dolori allo stomaco e mal di testa. Nel campo dell’informazione internet e le nuove tecnologie hanno modificato come vi era da aspettarsi le abitudini degli utenti, tanto è vero che ben il 79,93% di essi è sicuro di essere in grado di trovare con facilità le notizie di cui ha bisogno. Nonostante la presunta maestria dei nostri connazionali nella ricerca delle fonti dalle quali informarsi, la ricerca fa emergere come per l’87,24% i social non siano più una fonte credibile d’informazione, un dato che evidentemente risente delle recenti disavventure di cui è stato protagonista Facebook. Il dato più preoccupante però è un altro, cioè che secondo il Rapporto “Infosfera” l’82% degli utenti non è in grado di riconoscere e identificare una fake news.

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Il dato spiega da una lato il proliferare di certa informazione e dall’altro il successo e l’affermazione sempre maggiore di soggetti dediti a una continua opera di manipolazione delle notizie a fini politici. Vi è poi un’altra considerazione da fare a tale proposito, ovvero che gli italiani soffrono di una scarsa attitudine alla partecipazione alla vita civile e a quella politica, deficit compensato dalla visione di programmi tv di approfondimento o grazie alle irrinunciabili reti di parenti e amici, guarda caso, con le stesse idee. L’informazione si fa sempre più nebulosa e acritica in mancanza di solide basi culturali e civili in grado di accompagnare il percorso formativo del cittadino. Soggetti a un mainstream ritenuto confuso e manipolatorio, gli utenti, sempre più confusi, cercano un rifugio nella rete non consapevoli di cadere dalla cosiddetta padella nella brace. Il cambio di dieta mediatica, dai vecchi media ai nuovi, porta infatti ogni soggetto a credersi finalmente libero di creare un proprio e giusto mix di contenuti tagliati su misura. La triste conclusione è che la rete è divenuta, grazie alle piattaforme di condivisione, terreno fertile di opinioni sempre più polarizzate, di discussioni online racchiuse in assordanti echo chambers in cui coltivare e diffondere opinioni dalle tendenze estremiste e cariche di hate speech.

Andrea Alessandrino

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