Internet, la falsa credenza di una tecnologia neutrale

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Uguaglianza, collaborazione, condivisione, democrazia diretta, intelligenza collettiva. Sono solo alcuni dei totem proposti dall’ideologia californiana plasmati di un utopismo digitale che con il tempo sembra essersi perduto o comunque resosi via via poco attuabile e praticabile.Internet è apparsa immediatamente agli occhi non solo dei suoi padri fondatori ma anche delle masse di persone in tutto il mondo, come una rivoluzione pacifica e una fonte di salvezza in grado di soddisfare finalmente la fame di comunicazione e di informazione istantanea. Oggi sembra cominci a serpeggiare un certo scetticismo sulle proprietà palingenetiche della rete e sulla sua forza propulsiva nel favorire principi di eguaglianza. Il paradiso promesso o perlomeno raggiungibile nel giro di pochi decenni, adesso è diventato invece terreno di conquista da parte delle già ricche multinazionali produttrici di software e di avidi governi nazionali pronti a investire con propri tornaconti faraonici gran parte del loro pil. Del resto il mercato del web è divenuto in pochi anni miliardario e le leggi sono piccoli scogli facili da aggirare. Ciò che conta è approfittarne ad ogni costo, senza andare troppo per il sottile dal punto di vista etico, come per esempio la salvaguardia dei diritti umani e la sorveglianza di massa.

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Ci troviamo cioè immersi in una forma paradossale di quello che invece era il messaggio ecumenico urbi et orbi degli inizi: libertà, uguaglianza, indipendenza. La promessa di una indipendenza del web dai famelici tentacoli dei ricchi paperoni della silicon valley e dei famelici governi occidentali, si è dimostrata una profferta amorosa poi risultata vacua e ridondante. La guerra ai monopoli sul web è stata persa, e la sorveglianza delle e sulle nostre vite da parte di spioni internazionali e governativi raccontano di un mezzo, la rete, in cui il profitto conta più della tanto sbandierata libertà di navigazione. I messaggi demagogici dell’inizio hanno ora prodotto una retorica dominante che diffonde scientificamente una propaganda sottile e tendenziosa in cui è difficile credere che internet sia diventato il migliore dei mondi possibili. Abbiamo creduto al pifferaio magico foriero di racconti mitologici di un posto migliore dove si poteva parlare liberamente e in cui fosse sic et simpliciter scambiarsi informazioni. Ci sbagliavamo. O meglio, abbiamo voluto credere fortemente a questa favola, di fronte allo spalancarci di un vaso di Pandora sotto le sembianze di un eden. Le legioni di imbecilli del web, racchiusi nel recinto dell’open web (altra utopia) dei contenuti pubblicati suFacebook, sono piano piano tracimati e hanno conquistato territori con il solo scopo di issare i loro vessilli neri inneggianti all’odio e alla demonizzazione di ciò che è diverso.

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Il nostro peccato originale è forse stato quello di essere stati troppo tecno-ottimisti e di volerci immergere all’interno di una festa tecnologica poi diventata un’orgia senza fine. Alla fine progresso tecnologico e progresso sociale non sono convolati a giuste nozze, e l’unico a brindare è stato un certo tipo di etica (hacker) associata a un neoliberismo selvaggio. Decentralizzare la democrazia e livellare la società in maniera più equa attraverso la sola tecnologia ha rappresentato un’utopia da sempre associata a ogni nuovo mezzo di comunicazione. La tecnologia è non solo neutrale, ma anche un’onda troppo potente e veloce da fermare per una società che voglia riflettere sulle conseguenze e sull’interpretazione culturale che essa può avere nel discorso e nell’opinione pubblica. I tempi sono diversi e ora è troppo tardi per discutere dell’architettura della rete e sul sistema di potere interno ed esterno venutosi a formare. Le sfide del presente sono basate tutte sullo sviluppo delle tecnologie di rete; sulla base della loro implementazione e del lor oggettivo miglioramento sulla e nella vita delle persone, sarà possibile porre rimedio agli stessi problemi causati dalla rete, come per esempio il cyberbullismo, la privacy e il terrorismo online. Il sistema deve cioè essere in grado da solo di produrre gli anticorpi necessari a proteggere il proprio organismo. Al contrario perderemo in un click sicurezza e libertà.

Andrea Alessandrino

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