Inquietante ipotesi prelievo conti correnti italiani

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Uno scenario davvero inquietante quello rivelato pochi giorni fa da Il Giornale e Libero. Secondo i due quotidiani italiani, per affrontare la terza recessione dell’euro zona, l’UE (Germania in prima fila) sarebbe pronta a saccheggiare i risparmi degli italiani.

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Prelievo forzoso dai conti correnti. Come nella lunga e drammatica notte del 1992, tra il 9 e 10 Luglio. L’allora Governo Amato (Il Dottor Sottile) per combattere la speculazione finanziaria in atto che stava distruggendo la Lira, dovette emanare un decreto legge di emergenza nazionale che stabili l’aumento dell’età pensionabile, la patrimoniale sulle imprese, l’introduzione dei ticket sanitari, la tassa sul medico di famiglia, imposta straordinaria del 3 per mille sugli immobili, e il furto del secolo: prelievo forzoso dai conti correnti pari al 6 per mille su ogni deposito bancario o postale.

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In quella notte fu violata per la prima volta nella Storia repubblicana italiana, il risparmio nazionale. Un ricordo dal sapore amaro. Che potrebbe materializzarsi ben presto a quanto riportato dai due quotidiani di ispirazione liberale e moderata.

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Un euro rapina dunque? È quello che teme l’eurodeputato leghista,GianlucaBuonanno http://www.ilgiornale.it/news/politica/piano-segreto-delleuropa-saccheggiare-i-nostri-risparmi-1067656.html, il quale ha presentato un interrogazione scritta alla Commissione Europea e alla Banca Centrale Europea per chiedere delucidazioni in merito all’esistenza di un piano di misure adottato nel luglio 2014, già sperimentato lo scorso anno a Cipro.

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Il piano “segreto” altro non sarebbe che l’introduzione di misure di urgenza che consentirebbero il congelamento dei conti correnti bancari di imprese e famiglie europee e il prelievo forzoso delle somme ritenute necessarie a fronteggiare l’esposizione debitoria.

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Sin dall’anno scorso- scrive il Giornale- in sede comunitaria è stato approvato un piano d’azione per la «risoluzione ordinata delle crisi bancarie», contestuale alla nascita dell’Unione bancaria. I pilastri sono due. Il primo è il Single supervisory mechanism (Ssm), ossia la vigilanza unificata della Bce sulle più importanti banche europee. È stato istituito un organismo, sono state scritte delle regole sui requisiti minimi di solidità patrimoniale e sono stati condotti gli stress test che in Italia hanno bocciato Monte dei Paschi e Banca Carige”.

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Il secondo pilastro- prosegue il quotidiano- è il Single resolution mechanism (Srm), ossia il dispositivo per i salvataggi in caso di crisi. La trattativa è stata complicatissima e si è conclusa solo nell’Ecofin di Lussemburgo dello scorso giugno.

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Come al solito ha vinto la Germania. È, infatti, passato il principio-guida del bail-in , cioè il salvataggio delle banche con mezzi propri. Se le cose vanno male, come accaduto a Cipro, pagano prima gli azionisti (con aumenti di capitale mostruosi) e poi gli obbligazionisti (con una rinegoziazione del debito). Se la situazione non migliorasse, sarebbero i correntisti con depositi oltre i 100mila euro a rimetterci. È prevista, inoltre, l’istituzione di un fondo unico finanziato dagli Stati membri (che raggiungerà la dotazione di 55 miliardi nel 2024) per tamponare le eventuali carenze di liquidità. È chiaro che i prestiti del fondo andranno comunque restituiti dalle banche con le modalità sopra descritte. I piccoli risparmiatori che volessero chiudere i conti prima che la propria banca fallisca potrebbero dover aspettare almeno 15 giorni fino al 2018”.

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Mentre si prepara la tempesta perfetta di una nuova ondata recessiva e una ennesima nube nera di speculazione finanziaria per indebolire ulteriormente la moneta unica europea, Mario Draghi (super Governatore della Banca Centrale Europea) in audizione al Parlamento Europeo ha annunciato il varo di nuove misure non convenzionali. L’Euro-Tower di Francoforte si prepara a caricare finalmente il cannone del Quantitative Easing (acquisto massiccio debiti sovrani nazionali e nuova immissione di liquidità nel sistema economico).

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Sarà un autunno lungo e tempestoso, quello che attende gli italiani. Nuovi venti speculativi soffiano minacciosi verso le coste dello stivale, venti simili a quelli del Novembre 2011 quando lo spread impazzito portò il paese sull’orlo del baratro.

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