Inps: "Dati mortalità Protezione civile poco attendibili"(Altre News)

Fontana: "Esterrefatto da violenti attacchi a Lombardia" - Crisanti: "In Veneto zero contagi, netto anticipo rispetto a previsioni" - ’Impresa’ del chirurgo: reimpiantato dito a bimba di 18 mesi - Giallo nel Frusinate

ITALIA_22_5_20.jpg

Coronavirus, Inps: "Dati mortalità Protezione civile poco attendibili"

cms_17580/INPS.jpg

(Enzo Bonaiuto) - Il conto non torna, mancano quasi ventimila vittime del coronavirus nel conteggio ’ufficioso’ redatto in base ai numeri forniti dalla Protezione Civile. A fare chiarezza statistica è l’analisi della mortalità nel periodo di epidemia da Covid-19 redatta dall’Inps, che spiega: "La quantificazione dei decessi per coronavirus, condotta utilizzando il numero di pazienti deceduti positivi fornito su base giornaliera dal dipartimento della Protezione Civile, è considerata poco attendibile, in quanto influenzata non solo dalla modalità di classificazione della causa di morte, ma anche dall’esecuzione di un test di positività al virus". Inoltre, "anche il luogo in cui avviene il decesso è rilevante poiché, mentre è molto probabile che il test venga effettuato in ambito ospedaliero, è molto difficile che questo venga effettuato se il decesso avviene in casa".

L’Inps fa ’parlare’ i numeri: "Il periodo dal 1° gennaio al 28 febbraio 2020 registra un numero di decessi inferiore di 10.148 rispetto ai 124.662 attesi dalla baseline.

Il periodo dal 1° marzo al 30 aprile 2020 registra un aumento di 46.909 decessi rispetto ai 109.520 attesi. Il numero di morti dichiarate come Covid-19 nello stesso periodo è stato di 27.938. A questo punto ci si può chiedere: quali sono i motivi di un ulteriore aumento di decessi pari a 18.971, di cui 18.412 tutti al Nord? Tenuto conto che il numero di decessi è piuttosto stabile nel tempo, con le dovute cautele, possiamo attribuire una gran parte dei maggiori decessi avvenuti negli ultimi due mesi, rispetto a quelli della baseline riferita allo stesso periodo, all’epidemia in atto".

E dire che il 2020, tra gennaio e febbraio, si avviava ad essere un anno con una mortalità inferiore a quella attesa, considerando la media tracciata dalla ’baseline’ statistica: -8% in media, -7% per gli uomini e -9% per le donne, di cui -9% al Nord, -9% al Centro e -7% al Sud. Quanto alle classi d’età, la diminuzione più forte si era registrata fra 0 e 49 anni (-13%), poi 60-69 anni (-12%), 70-79 anni (-10%), 80-89 anni (-9%), 50-59 anni e da 90 anni in su (-4%). Per quanto riguarda le zone territoriali, la diminuzione della mortalità si era segnalata in tutte le oltre cento province italiane, tranne tre soltanto: Teramo, Matera e Vibo Valentia; ancor più accentuata la discesa in Piemonte, Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Molise, Sicilia. Con riferimento, invece, al periodo da marzo ad aprile, dai dati in confronto omogeneo con il bimestre precedente gennaio-febbraio, "emerge immediatamente un cambio di segno per quanto riguarda la differenza del numero dei decessi rilevati rispetto a quelli attesi". L’inversione, con diversa intensità, riguarda tutto il territorio nazionale con un +43% ma soprattutto il Nord Italia dove si ha quasi un raddoppio del numero dei morti giornalieri pari al +84% contro il +11% del Centro e il +5% del Sud.

"L’andamento dei decessi, nel periodo considerato, è stato condizionato sia dall’epidemia che dalle conseguenze del lockdown - sottolinea l’Inps - sia in negativo, ad esempio per le persone morte per altre malattie perché non sono riuscite a trovare un letto d’ospedale o perché non vi si sono recate per paura del contagio; sia in positivo, pensando alla riduzione delle vittime della strada o degli infortuni sul lavoro per lo smartworking e il blocco dell’Italia". In ogni caso, "per comprendere al meglio le vere conseguenze dell’epidemia - avverte l’Inps - si dovrà aspettare di debellare completamente il virus, il che avverrà presumibilmente tramite un vaccino o una terapia antivirale efficace".

"Il Veneto, nonostante abbia avuto a febbraio un focolaio di epidemia da coronavirus come in Lombardia, ha saputo contenere la propagazione grazie a un approccio sanitario diverso rispetto a quello lombardo", si afferma ancora.

Fontana: "Esterrefatto da violenti attacchi a Lombardia"

cms_17580/Fontana_Esterna_Fg.jpg

"Sono abbastanza esterrefatto dalla serie di violenti attacchi che vengono rivolti quotidianamente alla Lombardia. Dato che la cosa si sta ripetendo da giorni e settimane inizio a pensare che oltre a una questione di carattere politico ci possa essere anche qualcosa nei confronti di una Regione che si è sempre evidenziata per la sua capacità di affrontare i problemi, di essere all’avanguardia nell’innovazione e nella ricerca e questo mi lascia amareggiato". Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ospite di Zapping su Rai Radio 1. Un sentimento anti-lombardo che si trova "solamente nella classe politica. Ho invece la sensazione che da parte dei cittadini ci sia una grande solidarietà nei nostri confronti", ha aggiunto Fontana.

"Abbiamo finito or ora i test sierologici su tutto il personale medico e paramedico e la percentuale delle persone che fanno parte di questo comparto e che si è infettata è vicina al 10%" ha poi riferito il governatore. "Una percentuale assolutamente compatibile con chi deve trattare un virus di questa aggressività", ha osservato.

Riguardo all’ospedale alla Fiera di Milano, Fontana ha sottolineato che "è stato un esempio che è stato ripetuto in altre zone di Italia, come nelle Marche e in Emilia Romagna, e in Europa a Berlino, dove si è cercato di realizzare questo genere di iniziativa. Questa linea guida è stata data dal governo che ha detto che bisognava aumentare i posti letto in rianimazione e predisporre degli ospedali Covid pronti per ogni evenienza. E non solo abbiamo realizzato questo, ma presto ne realizzeremo anche altri. Ne realizzeremo uno a Brescia, come ne abbiamo realizzato uno a Bergamo", ha aggiunto.

Il governatore ha parlato dell’ospedale in Fiera anche sulla sua pagina Facebook. "Le fake news che leggo e sento in continuazione, oggi addirittura in Senato, prodotte e sponsorizzate per opportunismo politico e attacco alla Lombardia, sono pericolose" ha scritto Fontana. "L’ospedale in Fiera - ha evidenziato - è stato realizzato per essere un paracadute d’emergenza e rientra tra le strutture, richieste dal governo, per l’incremento delle terapie intensive su piano nazionale anti-Covid. Come tutti i poli realizzati a tale scopo, è una sicurezza per un’eventuale nuova ondata che spero non ci sarà. In tutta Italia, in tutto il mondo, sono stati realizzati degli ospedali Covid, molti di essi ad oggi vuoti. Tutti inutili?".

In Lombardia "in piena emergenza siamo passati da 718 posti di terapia intensiva a 1.800, cercando con grande difficoltà ventilatori in tutto il mondo. Facendo fronte a questa emergenza ora dopo ora. Molte di queste postazioni sono state realizzate all’interno delle sale operatorie che, ora, con la minore pressione sulle strutture ospedaliere, tornano alla loro funzione: operazioni programmate e urgenze". Per Fontana "far credere che l’emergenza sia scomparsa e che questo ospedale possa essere smontato domani, porta con sé il pericolo del prematuro totale ritorno alla normalità, l’illusione di esserci lasciati alle spalle questa brutta esperienza e ora poter fare qualsiasi cosa. Non è così".

Crisanti: "In Veneto zero contagi, netto anticipo rispetto a previsioni"

cms_17580/veneto.jpg

Il Veneto ha raggiunto oggi ’Zero’ contagi, in netto anticipo rispetto alle previsioni. E il professor Andrea Crisanti commenta con soddisfazione: "Questo è il risultato di un lavoro che ha visto in prima linea la Regione, l’Università di Padova e l’Azienda Ospedale di Padova. Il merito va a tutte le persone che hanno lavorato giorno e notte per raggiungere questo risultato, e alla fine l’intuizione di cercare gli asintomatici ha pagato. Il modello Veneto funziona".

"Lo ’zero’ è un bene prezioso da conservare con un comportamento virtuoso. Il mio grazie a tutti quelli che ci hanno creduto, a chi ha rispettato le regole spesso dure delle precauzioni messe in atto per il contenimento dei contagi, confidando che questo importante traguardo non vada perso.", conclude.

’Impresa’ del chirurgo: reimpiantato dito a bimba di 18 mesi

cms_17580/mano_bimba.jpg

Una sfida per il bisturi, giocata su uno spazio microscopico con un paziente lavoro di ricostruzione e suture più sottili di capelli. E’ l’impresa affrontata dai chirurghi dell’Asst Gaetano Pini-Cto di Milano per salvare la manina di una bimba di 18 mesi. I camici verdi le hanno reimpiantato un dito, che la piccola si era quasi del tutto amputata mentre giocava con il fratello maggiore.

L’operazione, particolarmente complessa, è riuscita, informano dall’ospedale. L’équipe di Chirurgia della mano e Microchirurgia ricostruttiva dell’Asst, diretta da Pierluigi Tos, ha lavorato su tessuti più piccoli di un millimetro, data la tenera età della paziente, grazie alla tecnica microchirurgica che prevede l’uso del microscopio operatorio. Ora la piccola può "considerarsi guarita", comunicano i medici.

L’incidente che ha coinvolto la bambina si è verificato in casa, a Bergamo, a metà aprile, nel pieno della pandemia di Covid-19. Un pezzo di vetro ha quasi completamente amputato il dito medio della piccola intenta a giocare con il fratello. Scatta la corsa verso l’ospedale. Le prime cure all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo che, dopo aver eseguito il tampone, risultato negativo, trasferisce la piccola al Pini-Cto che la Regione Lombardia ha identificato come Hub dedicato all’Ortopedia traumatologica, dove sono eseguiti molti degli interventi di chirurgia della mano urgenti su pazienti provenienti dall’intera regione.

"Il dito medio della mano sinistra - racconta Tos - appariva subamputato alla base, attaccato per una porzione dorsale. Abbiamo portato d’urgenza la piccola in sala operatoria, dove attraverso l’impiego del microscopio operatorio abbiamo rivascolarizzato il dito, ripristinando la continuità delle piccole arterie che in un soggetto così piccolo sono meno di metà di un millimetro di diametro. L’intervento, molto delicato, il cui esito non è affatto scontato, non è routinario in un bambino di questa età. Nei giorni scorsi ho visitato la piccola paziente che possiamo considerare guarita".

L’operazione è stata resa possibile con questa tecnica microchirurgica che prevede l’uso del microscopio operatorio in grado di ingrandire fino a 40 volte una struttura anatomica, come spiega Tos, esperto riconosciuto a livello internazionale su questo fronte: "Le suture sono più sottili di un capello e permettono di connettere vasi e nervi estremamente piccoli e per questo è una tecnica utile sia per la chirurgia della mano ma anche per la ricostruzione degli arti".

L’équipe di Tos è formata per utilizzare il microscopio operatorio, presente sia al Presidio Pini sia al Presidio Cto, e collabora attivamente anche con i reparti di Ortopedia e Traumatologia, di Oncologia e della Mielolesione. Da anni, inoltre, l’Asst è centro di insegnamento della tecnica microchirurgica con corsi base annuali teorico-pratici tenuti dai migliori specialisti italiani.

Giallo nel Frusinate, cadavere nascosto tra coperte in carrello spesa

cms_17580/carabinieri_casolare_fg.jpg

Il cadavere di un uomo, non ancora identificato, è stato trovato alle 12,30 di questa mattina in un carrello della spesa abbandonato nel parcheggio tra il supermercato e il centro radiologico in via Giuseppe di Vittorio, a Ceccano, in provincia di Frosinone. A fare la macabra scoperta sarebbe stato proprio un dipendente dell’ambulatorio, il primo ad accorgersi del sangue che gocciolava tra un mucchio di coperte nel carrello. Sul posto i carabinieri della locale Stazione, del Norm della compagnia di Frosinone e del Nucleo Investigativo. Nascosto tra gli stracci il corpo di un uomo a testa ingiù. Sono in corso le indagini.

Redazione

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos


App