Indagato il governatore Emiliano

Agenti uccisi a Trieste, in migliaia ai funerali - Mafia capitale, al via processo in Cassazione - Pamela e il suo carnefice in opera choc - E’ morto Paolo Bonaiuti

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Indagato il governatore Emiliano

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"Per dovere di verità. Ho appreso dall’assessore Ruggeri, destinatario della notifica di un invito a comparire della Procura della Repubblica di Foggia, di essere anche io sottoposto ad indagini preliminari. Pur non avendo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale, voglio io stesso comunicare la notizia per dovere di trasparenza verso i miei concittadini. L’accusa consiste nell’avere ricevuto indicazioni politiche da un consigliere regionale per nominare commissario di una Asp una determinata persona". Lo scrive su Facebook il governatore della Puglia Michele Emiliano.

"E ciò, nonostante io abbia ritenuto di non accogliere tale indicazione formulatami sin dal febbraio 2019, tanto che nessuna nomina è stata effettuata sino ad oggi - sottolinea - Non ho accolto l’indicazione nominativa ricevuta avendola ritenuta non pienamente soddisfacente alla luce delle mie prerogative discrezionali. Infatti ero libero di proporre alla giunta qualunque nominativo, senza limiti di qualificazione professionale e senza necessità di procedure ad evidenza pubblica non previste da nessuna legge nazionale o regionale per l’incarico di commissario. Rispondo dunque per una nomina mai effettuata, per non avere mai accolto le indicazioni di coloro che la peroravano".

"Credo di essere il primo pubblico amministratore chiamato a rispondere per una nomina mai effettuata - aggiunge Emiliano - Anzi per avere respinto la legittima indicazione politica ricevuta da un membro della assemblea legislativa regionale membro della maggioranza di governo che aveva pieno titolo di propormi un nome per quell’incarico. Sono dunque chiamato a rispondere di un reato contro la pubblica amministrazione (che prevede la adozione di un atto amministrativo come elemento costitutivo del reato stesso) senza averlo mai adottato nonostante siano passati mesi e mesi dalla indicazione ricevuta".

"I fatti di cui sono accusato sono la assoluta normalità con riferimento alle nomine discrezionali dove i consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione normalmente offrono al presidente della giunta indicazioni e suggerimenti data anche la loro conoscenza del territorio - spiega il governatore della Puglia - Non escludo che alcune di queste indicazioni siano alle volte pittoresche, veementi, fondate su pressioni e interessi politici, finanche elettorali in alcuni casi, ma a mio parere tali indicazioni sono sempre legittime perché finalizzate all’esercizio di un potere assolutamente discrezionale".

"Comprendo tuttavia che la questione possa essere oggetto di diversa opinione. Ma quel che sinceramente fatico a comprendere è come si possa pensare che un reato sia stato commesso rigettando l’indicazione ricevuta - conclude - Resta comunque ferma per principio la mia fiducia nella giustizia alla quale chiedo celerità negli accertamenti".

Agenti uccisi a Trieste, in migliaia ai funerali

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Migliaia di triestini hanno voluto porgere l’ultimo saluto ai due agenti di polizia uccisi lo scorso 4 ottobre in una sparatoria. Sia il vescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi nella sua omelia, che il questore di Trieste Giuseppe Petronzi, con la voce rotta dall’emozione, li hanno definiti - come del resto amavano ricordare loro stessi a inizio turno - "figli delle stelle". Un affetto che nemmeno la pur capiente chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo è riuscita a contenere.
In migliaia hanno assistito alla celebrazione, diffusa da altoparlanti, dalla vicina piazza, affollata fin dal mattino dai tanti cittadini in attesa dell’arrivo del corteo funebre partito dalla questura, con un fiore e tanta emozione. Erano presenti al rito solenne, officiato dal vescovo di Trieste, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, il presidente della Camera, Roberto Fico e il vicepresidente, Ettore Rosato, il senatore Ignazio La Russa, il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, il capo della Polizia, Franco Gabriellli e il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza assieme a numerose altre cariche politiche locali e regionali.
A garantire il massiccio servizio d’ordine, 300 tra agenti di polizia, carabinieri, guardia di Finanza, polizia Locale, Protezione civile e altri corpi volontari.

Un fragoroso applauso ha accompagnato sia l’arrivo che l’uscita dei feretri dalla chiesa al termine delle esequie. La città di Trieste, "unita e composta in maniera esemplare", stringe "in un abbraccio corale, forte e commosso" Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, i due poliziotti uccisi nella sparatoria in questura dello scorso 4 ottobre ha detto l’arcivescovo, rivolgendosi nell’omelia direttamente ai due agenti uccisi e dando atto alle forze di polizia di svolgere un "difficile lavoro, non sempre adeguatamente compreso e valorizzato".

"Carissimi Matteo e Pierluigi - ha aggiunto - innumerevoli sono stati gli atti di amore verso di voi che hanno trovato espressione in questi giorni di dolore: dalle preghiere in tutte le chiese cattoliche e delle altre confessioni religiose della Città alla partecipata fiaccolata promossa il giorno dopo la vostra uccisione; dalle iniziative messe in atto dal nostro Sindaco con il lutto cittadino e la commemorazione in Consiglio comunale alla decisione dell’Amministrazione regionale di assegnare un concreto aiuto alle vostre famiglie; dagli attestati di affetto di tantissimi cittadini con l’omaggio di fiori deposti davanti alla facciata del palazzo della Questura ai disegni dei bambini".

"In molti di quei disegni, proprio i bambini, con la loro spontanea e innocente intuitività, vi hanno descritto come i nostri angeli. Sono certo - ha proseguito l’arcivescovo - che, dopo questo atto di addio, Trieste continuerà a ricordarvi come i suoi angeli e, con lungimiranza umana e civile, vi ha già dedicato un segno a perpetua memoria del vostro sacrificio, che resti come un monito soprattutto per le giovani generazioni, che da voi sono chiamate ad imparare una fondamentale lezione di vita. Questa: a costruire sono gli uomini e le donne pronti al servizio e al dono di sé, mentre a distruggere sono quelli che coltivano la violenza, l’odio e il proprio egoistico interesse".

"Mentre meditavo sulla stella della fede che ha illuminato anche il vostro percorso di vita, mi è venuto spontaneo andare con la mente ad un video amatoriale che avevo visionato, prodotto durante una notte mentre stavate facendo il vostro lavoro, dove, con la gioiosa maturità dei vostri trent’anni, invitavate i cittadini di Trieste a dormire tranquilli, perché a vigilare sulla loro sicurezza c’eravate voi che vi definite figli delle stelle. Cari Matteo e Pierluigi - ha concluso mons. Crepaldi - anche dopo questo addio, per Trieste voi resterete i luminosi figli delle stelle. Trieste vi dice grazie, mentre affida alla materna protezione della Madonna, Stella del mattino, le vostre anime e i vostri cari".

Al termine dei funerali il questore di Trieste Giuseppe Petronzi si è commosso: "Saluto la Volante 2 alla sua ultima uscita con le stesse parole che usavano loro, ’qui ci siamo noi dormite sonni tranquilli’’’ ha detto. Alla fine delle esequie alcuni colleghi si sono avvicinati e inginocchiati vicino ai feretri. All’uscita della chiesa, un lungo applauso dei presenti ha tributato l’ultimo omaggio ai due agenti uccisi.

Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese al termine dei funerali ha rivolto un pensiero ai due giovani poliziotti: "Un pensiero - ha affermato - va a questi ragazzi la cui vita è stata spezzata in maniera improvvisa e assurda". E si è detta colpita dalle parole del questore: "Sono state parole dette col cuore e che rispecchiavano il pensiero di tutti".

Dopo i funerali di Stato, i feretri dei due agenti sono arrivate intorno alle 16 all’aeroporto militare di Ciampino. Le salme di Pierluigi e Matteo saranno trasportate rispettivamente a Giugliano e a Velletri dove saranno celebrati i funerali privati.

Mafia capitale, al via processo in Cassazione

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(Assunta Cassiano e Cristiana Deledda) - Ha preso il via questa mattina in Cassazione il terzo grado di giudizio per ’Mafia Capitale’, l’inchiesta che ha svelato il cosiddetto Mondo di Mezzo. Un processo che ruota intorno al 416bis, il reato di associazione mafiosa caduto in primo grado ma riconosciuto in Appello. L’udienza, per i 32 ricorrenti assistiti da una sessantina di avvocati, si è aperta alle 10 nell’aula magna della Suprema Corte davanti alla VI sezione, presieduta da Giorgio Fidelbo, con la relazione cui seguirà la requisitoria dei rappresentanti della Procura Generale.

In apertura dell’udienza il presidente ha comunicato che non saranno permesse le riprese video e le registrazioni audio. Al momento, oltre ad oggi sono state calendarizzate udienze anche per domani e dopodomani con la possibilità di arrivare a una quarta, nella giornata di sabato 19 ottobre. Una scelta del presidente di sezione che tiene conto sia del numero dei ricorrenti che della complessità delle imputazioni. L’ultima parola sul processo spetta ora ai giudici della Suprema Corte con lo spettro per alcuni imputati, attualmente liberi o ai domiciliari, anche alla luce delle nuove norme come la legge "spazzacorrotti" di finire in carcere se la condanna dovesse essere confermata anche solo in parte.

Una sentenza che arriverà a cinque anni dall’operazione che con due retate, il 2 dicembre 2014 e il 4 giugno 2015, ha portato all’arresto di 37 e 44 persone. Una maxi inchiesta in cui la Procura, allora guidata da Giuseppe Pignatone, ha sostenuto che negli ultimi anni nella capitale abbia agito un’associazione di stampo mafioso, ’’romana’’ e con ’’caratteri suoi propri e originali rispetto alle altre organizzazioni mafiose’’‎, capace di mettere le mani, con la complicità di politici e funzionari pubblici, sugli appalti pubblici: dai centri di accoglienza per i migranti ai campi nomadi, dal verde ai rifiuti.

A capo della cupola romana, secondo l’accusa, il ras delle cooperative Salvatore Buzzi e l’ex Nar Massimo Carminati. In manette per corruzione finiranno anche imprenditori, consiglieri capitolini, assessori e nomi ’eccellenti’ della politica quali l’ex consigliere e capogruppo Pdl in consiglio comunale e poi in Regione Luca Gramazio, unico tra i politici ad avere l’associazione mafiosa.

Il maxi processo si apre il 5 novembre 2015 e si conclude 20 mesi dopo, il 20 luglio 2017, con la sentenza di primo grado: condanne pesanti (meno di 300 anni di carcere complessivi rispetto ai 500 chiesti dall’accusa) ma senza il riconoscimento del 416bis, l’associazione mafiosa. Quarantuno condanne e cinque assoluzioni: Salvatore Buzzi viene condannato a 19 anni mentre Massimo Carminati a 20 anni, Luca Gramazio, invece, a 11 anni. Sentenza che viene ribaltata in Appello l’11settembre 2018 con il riconoscimento della mafiosità dell’associazione per 18 dei 43 imputati. Per l’ex terrorista dei Nar Massimo Carminati e il ras delle coop romane Salvatore Buzzi le pene in Appello vengono ridotte. I due vengono condannati rispettivamente a 14 anni e mezzo e a 18 anni e 4 mesi.

Pamela e il suo carnefice in opera choc

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(Sara Di Sciullo) - Pamela Mastropietro, la ragazza romana uccisa e fatta a pezzi a Macerata a gennaio dello scorso anno, rappresentata come la ’Madonna con Bambino’, con in braccio il suo carnefice, Innocent Oseghale, nelle vesti di Gesù Bambino. L’opera choc dell’artista torinese Andrea Villa ha fatto il giro del web in occasione del lancio della sua mostra ’Salotto borghese, Italia agli immigrati’, conclusasi pochi giorni fa a Torino, e ha scatenato rabbia e polemica della famiglia della vittima, pronta ad "andare a fondo" e a valutare "le azioni più opportune". Riccardo Costantini, gallerista di Riccardo Costantini Contemporary, dove dal 20 settembre al 12 ottobre scorsi si è svolta l’esposizione, sottolinea all’Adnkronos che, nonostante l’immagine sia finita online per promuovere l’evento, "l’opera alla mostra non è stata esposta". Una scelta, quest’ultima, dello stesso artista Andrea Villa che assicura "massimo rispetto" per la ragazza e la sua famiglia spiegando che il suo lavoro è "una critica" a chi ha strumentalizzato la vicenda.

E’ lo zio di Pamela e legale della famiglia, Marco Valerio Verni, a denunciare il caso in un post su Fb postando anche l’immagine dell’opera choc. "Noi andremo a fondo in questa vicenda per capire come sono andate le cose. Siamo venuti a conoscenza, per un caso fortuito, di questo quadro e lo abbiamo trovato blasfemo, dissacrante e offensivo sia della religione che di Pamela e della sua tragedia, oltre che dei familiari", spiega poi all’Adnkronos l’avvocato.

"Ci dispiace che il viso di Pamela sia usato in questo modo, non avremmo avuto da ridire se fosse stato usato per messaggi positivi o di beneficenza, ma che venga usato a nostra insaputa, in un contesto come questo, non fa che aumentare l’amarezza e la rabbia - conclude Verni - Al di là di qualsiasi messaggio l’artista volesse mandare, è raccapricciante averne preso visione. Valuteremo le azioni più opportune".

Riccardo Costantini, gallerista di Riccardo Costantini Contemporary a Torino, dove dal 20 settembre al 12 ottobre scorsi si è svolta la mostra ’Salotto borghese, Italia agli immigrati’ di Andrea Villa, precisa che l’opera non è stata esposta al pubblico. "Quando dovevamo lanciare la mostra in termini mediatici, l’artista mi ha inviato l’immagine incriminata, una sua opera. L’immagine è stata postata sulla pagina Facebook dell’evento ed è girata, ma poi nel corso della programmazione l’immagine è stata sostituita con un’altra opera, che raffigura Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti rappresentati come due angeli e la scritta ’Peneangeli’", racconta Costantini aggiungendo che "è stata una scelta dell’artista non esporla".

"Io come gallerista mi trovo spesso davanti a opere contraddittorie come questa e non è mio compito esprimere giudizi morali sugli artisti - sottolinea - Non essendone l’autore non ne sono responsabile e non lo sono, a maggior ragione, dal momento che l’opera non è mai stata esposta". L’artista, Andrea Villa, ribattezzato da qualcuno il ’Banksy torinese’ per il suoi blitz a suon di manifesti satirici e perché nasconde la sua identità, assicura: "L’opera non è stata esposta e nemmeno prodotta, non ci ho guadagnato neppure un soldo". "Potevo intuire cosa sarebbe successo e così ho preferito mantenere un profilo più basso. Sono convinto della mia opera, ma ho preferito, in quel momento, non esporla per rispetto della famiglia: mi sembrava fosse un po’ troppo", sottolinea.

L’immagine è salita comunque alla ribalta del web per promuovere l’esposizione. "Io da sempre faccio ricerca sui mass media e su come vengono rappresentate le varie questioni - sottolinea Villa - La mia riflessione è stata come l’immagine di Pamela sia stata sfruttata da alcuni giornalisti e mass media per motivi puramente propagandistici. Io lavoro sulla strumentalizzazione mediatica del personaggio". "Massimo rispetto, la mia era una critica a chi ha sfruttato l’immagine mediatica della ragazza per strumentalizzare voti e programma", conclude l’autore.

E’ morto Paolo Bonaiuti

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E’ morto Paolo Bonaiuti, storico portavoce di Silvio Berlusconi. Bonaiuti, 79 anni, è stato sottosegretario alla presidenza del Consiglio nei governi Berlusconi II, III e IV.

"Perdo un amico, compagno di tante battaglie politiche ma anche di acute riflessioni cui lo portavano la sua grande professionalità, equilibrio e saggezza. Con lui va via un pezzo della mia vita politica, ma resta nel mio cuore l’immutato affetto per un grande uomo. Ciao Paolo’’, dichiara il senatore di Forza Italia ed ex presidente del Senato Renato Schifani.

Numerosi e immediati i messaggi di cordoglio. "A nome mio e di tutta Fratelli d’Italia desidero esprimere cordoglio e vicinanza alla famiglia Bonaiuti per la scomparsa di Paolo. Era un uomo intelligente e sensibile, capace di sorridere di fronte a qualunque avversità. Con lui ho condiviso un tratto del mio percorso politico e ne porterò nel cuore un ricordo affettuoso", dichiara la leader di Fdi, Giorgia Meloni.

"Apprendo con dolore della scomparsa di Paolo Bonaiuti, compagno di viaggio in una importante stagione politica. Di lui ricordo con piacere l’aria sorniona e serena e la sua grande professionalità. Ai suoi cari giungano le mie sincere condoglianze”, le parole di Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato e senatore di Fratelli d’Italia.

"Con la scomparsa di Paolo Bonaiuti, se ne va un pezzo della nostra vita; un uomo amabile, sempre disponibile con tutti, con amici e avversari. Se dovessi sintetizzare ciò che è stato Paolo nel giornalismo, nel Governo dell’Italia e nel Parlamento potrei dire solo e semplicemente: un Signore, con la esse maiuscola". Lo scrive Pier Ferdinando Casini su Facebook.

"Sono addolorato per la scomparsa di Paolo Bonaiuti. Con lui abbiamo condiviso tante battaglie elettorali, di partito e di comunicazione. Ma soprattutto con lui abbiamo condiviso una storia politica ed umana e mi sento di dire anche una sincera amicizia. Ci mancherà", dice il deputato Maurizio Lupi di Noi con l’Italia.

"Il mio pensiero commosso va a Paolo Bonaiuti, appena scomparso dopo una lunga malattia. Mi unisco al dolore della moglie Daniela e dei familiari tutti", scrive su twitter la vicepresidente della Camera, Mara Carfagna, deputata Fi.

"Trattengo il dolore e saluto Paolino Bonaiuti con la leggerezza che lui ci avrebbe chiesto in questo momento: lui era parte della ‘Italia del sorriso’ di Berlusconi, ossia un approccio serio ma non serioso alla politica, al governo, alla vita. E’ stato un personaggio straordinario, un uomo buonissimo, un giornalista di straordinario acume e valore’’, il ricordo di Gianfranco Rotondi.

Redazione

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