Incendio in sottomarino nucleare

Deputati Brexit voltano spalle a inno europeo - Visita lampo di Putin a Roma - Cina, app-spia su smartphone turisti

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Incendio in sottomarino nucleare

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Un incendio scoppiato a bordo di un sottomarino russo ha provocato la morte di 14 marinai. Secondo quanto ha reso noto il ministero della Difesa, il mezzo della Marina era impegnato in una missione scientifica, per effettuare rilievi batimetrici, in acque territoriali russe. L’incidente è avvenuto lunedì e il sottomarino sarebbe il mezzo nucleare ’Losharik AS-12’, hanno reso noto fonti della Difesa citate dal sito di notizie ’RBC’. E’ stato portato alla base di Severomorsk, nella regione di Murmansk: aperta un’inchiesta, affidata al comandante della Marina, Nikolai Evmenov. Il ministero della Difesa ha precisato solo che le fiamme sono state spente grazie "alla generosa azione" dell’equipaggio.

L’incidente è il più grave avvenuto a bordo di un sottomarino russo dal novembre del 2008, quando la fuga di un gas tossico provocata dall’attivazione del sistema anti-incendio a bordo del sottomarino nucleare Nerpa K-152 provocò, nel Mar del Giappone, la morte di 20 marinai e l’intossicazione di 21.

Ma a segnare la storia della marina russa è stata la tragedia del 12 agosto del 2000, quando due esplosioni a bordo del sottomarino nucleare russo Kursk provocarono la morte di 118 persone, l’intero equipaggio. La notizia dell’inabissamento del sottomarino nucleare venne diffusa solo due giorni dopo, malgrado i segnali registrati in tempo reale da un istituto sismografico norvegese. Solo il 21 agosto, oltre una settimana dopo l’inabissamento, i sommozzatori di una missione di salvataggio organizzata grazie al contributo di Gran Bretagna e Norvegia riuscirono ad aprire un portellone nella sezione di poppa. In seguito si scoprì che non tutti i membri dell’equipaggio erano morti subito dopo le esplosioni, come avevano sostenuto le autorità russe per alleviare il dolore dei familiari, ma soprattutto le proteste per la lentezza dei soccorsi.

Il Kursk era uno dei mezzi più importanti in dotazione della Marina russa: era stato varato solo nel 1994 e aveva in dotazioni armi sofisticate, fra cui la nuova versione dei nuovi missili anti-nave SS-N-19. Il primo luglio del 2002 la commissione di inchiesta sull’incidente ha concluso i propri lavori, stabilendo che l’affondamento fu causato dall’esplosione del carburante in uno dei siluri. Il carburante del siluro nel Kursk era difettoso e causò un’esplosione che provocò un brusco innalzamento della temperatura e della pressione nel primo compartimento, facendo scoppiare gli altri siluri.

Deputati Brexit voltano spalle a inno europeo

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Spalle voltate durante l’esecuzione dell’Inno alla gioia. E’ la protesta messa in scena a Strasburgo dai 29 eurodeputati del britannico Brexit Party, che si sono presentati alla prima sessione del nuovo Parlamento europeo, con cartelli che inneggiavano all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. La pattuglia del Brexit Party è la più numerosa, dopo quella della Cdu tedesca di Angela Merkel.

Stamani, il leader del Brexit Party, Nigel Farage, davanti a una folla di cronisti ha commentato: "Siamo il più grande partito in Europa, niente male vero?". Il Brexit Party, ha aggiunto, sarà "spavaldo e allegro", ma non rimarrà in silenzio davanti a "persone come Verhofstadt che parlano male del nostro Paese".

Quanto al nome del socialista olandese Frans Timmermans quale prossimo presidente della Commissione europea, Farage ha affermato: "E’ un fanatico,. Vuole distruggere gli stati nazionali. Vuole gli Stati Uniti d’Europa. E’ un uomo molto pericoloso". Per Farage, la premier britannica Theresa May "dovrebbe astenersi" dal votare per il candidato del Pse Timmermans.

Visita lampo di Putin a Roma

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Economia, cultura e temi internazionali: è questo il focus della prima visita in Italia del presidente russo Vladimir Putin dal 2015, una visita lampo, giovedì, dalla mattina alla sera. La prima tra l’altro in un Paese europeo dall’intervista della settimana scorsa al Financial Times in cui ha definito "obsoleto" il liberalismo, una definizione che nelle cancellerie di vari Paesi è stata bollata come un attacco ai valori occidentali. Nonostante le successive precisazioni del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, secondo cui Putin resta "un uomo vicino alle idee del liberalismo", ma contrario all’imposizione di un tale sistema, "a prescindere dai fattori culturali, religiosi o altro...". In sostanza, fanno notare gli analisti, il presidente russo non è contrario al liberalismo in quanto sistema politico, ma "a quei politici ultraliberali che, a suo dire, hanno creato la spaccatura tra elite e popolo", contrapposizione di cui si nutre il pensiero populista. Anche in Italia.

La visita di Putin inizia con l’udienza in Vaticano da Papa Francesco, che aveva incontrato anche quattro anni fa, per poi proseguire al Quirinale. Putin, che in Italia è accompagnato dal ministro degli Esteri Sergei Lavrov, dal ministro dell’Industria Denis Manturov e dal ministro della Cultura Vladimir Medinsky, sarà ricevuto per una colazione di lavoro dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante la quale saranno affrontati i temi principali dell’attualità internazionale. Gli stessi che, con "un approccio più operativo", dicono all’Adnkronos fonti diplomatiche, saranno affrontati nei colloqui del pomeriggio a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte: quindi, Venezuela, con Mosca incrollabile nel suo sostegno al regime di Nicolas Maduro, Iran, con la Russia che condivide con gli europei la necessità di salvare l’accordo sul nucleare denunciato dagli Stati Uniti.

E poi Libia, fra le priorità della politica estera italiana, tema su cui Mosca "sembra aver adottato un atteggiamento più equilibrato" rispetto al sostegno iniziale per il generale Khalifa Haftar, "che hanno tentato di frenare" dopo l’avvio dell’offensiva contro Tripoli, e di riconoscimento del ruolo delle Nazioni Unite "nel condurre la partita". Ancora sul tavolo Siria, Ucraina e Afghanistan e poi ovviamente i rapporti bilaterali che le fonti definiscono "senz’altro buoni nonostante il contesto, che resta critico e nonostante le sanzioni". La politica dell’Italia nei confronti della Russia è quella che potremmo definire del ’doppio binario’, con l’applicazione rigorosa delle misure restrittive imposte per via della guerra in Ucraina, senza mai rinunciare all’’engagement’, al maggior coinvolgimento possibile di Mosca in tutti i tavoli di dialogo.

Parallelamente ai colloqui a Palazzo Chigi, alla Farnesina si svolgerà il foro di dialogo italo-russo, con la partecipazione di rappresentanti dell’imprenditoria dei due Paesi e del mondo accademico e culturale, co-presieduto da Luisa Todini, presidente onorario di Todini Costruzioni Generali e membro del Cda di Salini Impregilo, e da Vladimir Dimitriev, vice presidente della Camera di commercio federale. Il foro sarà concluso da Conte e Putin.

L’ultimo appuntamento per il presidente russo, che ripartirà in serata, è la cena a Villa Madama con il premier Conte, i suoi due vice Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il ministro degli Esteri Enzo Moavero, e parte della delegazione al foro di dialogo, che è una sorta di prosecuzione dell’evento di ottobre a Mosca, con imprese italiane e russe, organizzato dal Cremlino e dall’ambasciata d’Italia in Russia. A latere della visita del presidente russo è prevista la firma di alcuni accordi. Uno tra la Cassa depositi e prestiti e il Fondo sovrano russo, che dovrebbe creare le basi per una piattaforma comune per investimenti italiani in Russia e viceversa. E alcuni nel settore culturale, tra cui uno per la collaborazione tra l’Ermitage di San Pietroburgo e il Comune di Venezia.

Ma il presidente russo potrebbe concludere la sua visita con un breve saluto a Silvio Berlusconi. A quanto apprende l’Adnkronos, il presidente russo, dopo la cena a Villa Madama, prima di ripartire per Mosca, potrebbe essere raggiunto dal leader di Forza Italia, al quale è unito da anni da un rapporto di grande amicizia personale.

Cina, app-spia su smartphone turisti

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La polizia cinese di frontiera installa software sugli smartphone dei turisti che entrano nella regione dello Xinjiang, che accoglie la minoranza musulmana degli uiguri, dal Kyrgyzstan. Le app - secondo un’inchiesta condotta dal Guardian, dal New York Times e dalla Sueddeutsche Zeitung - consentono di controllare tutte le comunicazioni effettuate con l’apparecchio, in entrata e in uscita: email, telefonate, messaggi. Come riferisce il Guardian, gli agenti controllano in maniera approfondita gli smartphone, che vengono esaminati in apposite stanze. Lì, lontano dal legittimo proprietario dell’apparecchio, verrebbe installata l’app.

Il software, secondo le analisi effettuate dal Guardian e da esperti di cybersecurity, è prodotto da una compagnia cinese e scandaglia gli smartphone alla ricerca di contenuti ritenuti sensibili dalle autorità. A quanto pare, l’app viene disinstallata dopo il download dei dati e prima che il telefono venga riconsegnato al proprietario. In alcuni casi, però, l’eliminazione del software non sarebbe stata completata in maniera appropriata. Sul cellulare, quindi, alcuni turisti avrebbero trovato le ’prove’ dell’hackeraggio.

Redazione

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