Imprenditori italiani in Russia, vicenda fondi Lega altamente improbabile

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(Fonte AdnKronos) - "E’ altamente improbabile" la storia pubblicata dal sito americano Buzzfeed sull’incontro che sarebbe avvenuto lo scorso 18 ottobre tra Gianluca Savoini e alcuni cittadini russi, per finanziare la campagna politica della Lega in vista delle elezioni europee del maggio scorso, "esattamente come la vecchia Unione sovietica finanziava il vecchio Partito comunista italiano". A scriverlo su Facebook in un dibattito social a suon di post pubblicati da imprenditori italiani operanti da decenni in Russia tra gli altri è Salvo Barbara, da 26 anni operativo nell’ex Unione Sovietica.

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"Tralasciando l’aspetto politico della questione per un momento, vorrei solo portare la mia testimonianza di piccolo imprenditore italiano che da 26 anni opera sul mercato Russo - afferma Barbara - In 26 anni ho imparato un po’ di cose. Se c’è una cosa che i Russi sanno fare benissimo, è negoziare. Se c’è una cosa che distingue sempre le trattative con i Russi, è la discrezione. In 26 anni ho fatto centinaia di incontri e di trattative con dirigenti di aziende russe, a volte nell’ufficio in cui ci appoggiamo a Mosca, moltissime volte nelle sedi delle aziende russe e MAI, ribadisco MAI, in 26 anni ho fatto un incontro commerciale, in cui si parla di specifiche tecniche, di procedure di realizzazione, di tempi di consegna e, soprattutto di prezzi e di pagamenti, in una sala di un qualsiasi Hotel Moscovita o di qualsiasi altra città russa".

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Secondo l’imprenditore, "un incontro tra uomini di affari che si tiene in un hotel è considerato una cosa di veramente basso profilo, completamente al di fuori delle normali metodiche che vengono adottate in Russia per queste cose, anche perché non esiste in Russia, una ancorché piccola azienda, che non abbia la sua bella ’razgavornaya’, cioè la sala riunioni dove si tengono tutti gli incontri della dirigenza, incontri commerciali e quant’altro, sempre nella massima discrezione". Quindi l’imprenditore aggiunge: "addirittura ho visto sale riunioni la cui porta di accesso era imbottita, rivestita di materiale isolante, proprio per garantirne la riservatezza".

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L’imprenditore italiano sostiene: "faccio veramente fatica a credere che: Esponenti del Cremlino per vendere petrolio all’Eni debbano incontrare membri di un partito italiano in un Hotel di Mosca, l’Eni è presente in Russia da svariati decenni e non credo che aspettasse la Lega per fare affari in Russia; Al Cremlino hanno decine di sontuose sale riunioni, non riesco nemmeno ad immaginare degli esponenti del Cremlino, in pratica funzionari della Presidenza della Federazione Russa, che per incontrare degli esponenti di un Partito di Governo, di un qualsiasi Paese straniero, si muovano in un Hotel della Capitale; Che una riunione di così delicati contenuti sia stata tenuta in un locale aperto al pubblico, tanto aperto che qualcuno della Buzz Feed abbia potuto registrare persino le conversazioni tra le parti… Troppo banale, soprattutto conoscendo i Russi e come sono abituati a condurre queste trattative".

Un’opinione la sua accolta dal plauso social unanime di altri colleghi italiani operanti in Russia: "solo chi è in malafede ed ha gli occhi coperti da un bello spessore di lardo può credere a simili ’c...e’ messe in giro dai pidioti"; "come fecero con Berlusconi lo provano tutti questi mascalzoni con la complicità dei giudici rossi".

Il dibattito si condisce di sferzate dietrologiche: "Caro Salvo, la tua analisi è molto lucida e corretta, però non tiene conto di un aspetto della vicenda. Secondo me è chiaro che i russi presenti all’incontro hanno organizzato un trappolone per Savoini e compagni. Per quale scopo? Avere materiale compromettente da mettere sul tavolo quando devono richiamare all’ordine qualcuno o peggio ancora punirlo. E Savoini e colleghi si sono mostrati degli sprovveduti a caderci in quel modo".

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Ma cosa dovrebbero rimproverare i russi a Salvini? "Probabilmente - spiega l’imprenditore - la visita negli Usa, dove Salvini è andato a fare accordi. Salvini pensa di poter fare come fa con gli italiani, gli racconta qualunque cosa, due giorni dopo dice il contrario (come nel caso dei meridionali) e va sempre tutto bene. Lui pensava di fare così anche con russi e americani: ad uno gli racconto una cosa, all’altro il contrario, tanto pensa lui in torto sempre tutti ed in torto anche questi. Ma con i russi le cose non vanno così: se fai il furbo ti puniscono".

"E questo pare solo un cartellino giallo - aggiunge - in fin dei conti non mi pare ci sia nulla di penale, nessun seguito provato a queste conversazioni imprudenti, cioè per il momento hanno sparato con l’artiglieria leggera . Il sospetto è che ci possano essere altri documenti ben più compromettenti, come nel caso del ministro austriaco filmato con la escort ucraina che ha dovuto dimettersi. Il problema non è quindi solo di natura giuridica o morale, ma come ai tempi di Berlusconi con le olgettine, il problema grave è che un primo ministro, de jure o de facto, come nel caso di Salvini, possa essere ricattabile".

"Con la dietrologia di cui i servizi sono maestri si possono spiegare molte cose connesse con gli affari. A me sembra più plausibile nella sua semplicità la prima versione di Salvo - afferma un altro imprenditore che non crede nelle dietrologie- Come puoi pensare di organizzare un incontro milionario in cui mancano i requisiti del compratore finale? Nel qual caso non ci sarebbe stato nulla di anormale. Piuttosto mi viene da pensare che i russi che partecipavano all’incontro non erano accreditati per una simile trattativa e hanno tirato un bidone a D’amico e Savoini. Se la va la va, non è andata".

"Cose che succedono - conclude - quando si ha a che fare con interlocutori che vogliono fare il colpo della vita (i 2 russi) ai quali gli italiani hanno creduto. In ogni caso credo che fosse un incontro propedeutico come usano certi faccendieri russi per mangiarsi qualche decina di migliaia di dollari per proseguire nella trattativa che si sarebbe sicuramente conclusa con un insuccesso. Boccaloni i nostri giornali che hanno montato un affare di stato avendo come presupposto un bidone. Questo è quanto mi risulta di mia esperienza di veterano della comunità italiana a mosca, mai targato Pc e Pd".

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"Poi scusate - interviene un altro decano dell’impenditoria italiana in Russia - due funzionari russi si incontrano con dei politici italiani per vendita di petrolio all’Eni??? Senza nessuno dell’Eni??? e con che titolo?Esistono le ’letters of representation’ per essere accreditati a solo discutere operazioni simili per le quali non si ha assolutamente potere decisionale - cpnclude - perchè l’ok deve prevenire sempre e comunque da chi è il pagatore dell’affare...".

(Foto interne dal Web)

Redazione

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