Il tesoretto anti-procedura

Dossier Autostrade, sì a revoca - Procura: "Non c’era stato di necessità". Carola si difende - Disoccupazione in calo a maggio - "Renzi in Qatar per cedere la Roma all’Emiro"

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Il tesoretto anti-procedura

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Prima la rabbia tra vicepremier, poi la mano tesa. E in mezzo l’approvazione dell’assestamento di bilancio. Il Consiglio dei ministri ha approvato infatti il documento che dovrebbe mettere nero su bianco il tesoretto da portare a Bruxelles per evitare la procedura di infrazione sul debito.

Il rendiconto generale dello Stato mostra saldi in "sensibile miglioramento rispetto alle previsioni iniziali stabilite con la legge di bilancio 2018" si legge nel comunicato finale di Palazzo Chigi. Il saldo netto da finanziare per la competenza dell’anno, in termini di accertamenti e impegni, al lordo delle regolazioni contabili e debitorie, risulta pari a -19.986 milioni di euro, derivante da entrate finali accertate per 591.612 milioni di euro e da spese finali impegnate per 611.597 milioni di euro; l’avanzo primario si cifra in 49.199 milioni di euro. Entrambi i saldi denotano un sensibile miglioramento rispetto alle previsioni iniziali stabilite con la legge di bilancio 2018.

IL DDL - Il disegno di legge riguardante l’assestamento del bilancio di previsione per il 2019 riporta l’impostazione per missioni, programmi e azioni approvata con Legge 30 dicembre 2018. I dati del provvedimento recepiscono l’effetto del quadro macroeconomico contenuto nel Def e le più recenti informazioni risultanti dal monitoraggio di finanza pubblica. Nel complesso, le entrate finali registrano una diminuzione di circa 1 miliardo di euro, quale risultato della riduzione di 6,7 miliardi delle entrate tributarie e dell’aumento di 5,7 miliardi delle altre entrate. Le spese evidenziano una riduzione netta di circa 2,9 miliardi di euro di competenza e 4,4 miliardi di cassa. L’assestamento del bilancio, in termini di competenza, mostra pertanto un miglioramento di circa 1,9 miliardi di euro del saldo netto da finanziare di competenza e 3,4 miliardi di cassa.

REDDITO - Ammontano a 1,5 miliardi i risparmi del Reddito di Cittadinanza e di Quota 100 ’congelati’ per scongiurare la procedura Ue sui conti: questo, secondo quanto apprende l’AdnKronos, il compromesso raggiunto in Cdm e finalizzato ad evitare l’azione disciplinare della Commissione Ue. Il congelamento dei risparmi di Reddito e Quota 100, così impegnati, è destinato ad un decreto.

IL DECRETO - E il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Giuseppe Conte e del ministro dell’Economia Giovanni Tria, ha approvato un decreto legge recante misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica con il quale, in attesa di procedere al monitoraggio e alla relativa rendicontazione degli oneri derivante dalle misure contenute nel decreto-legge n.4 del 2019 (reddito di cittadinanza e pensioni), si dispone l’accantonamento per un importo pari ad almeno a 1,5 miliardi di euro per l’anno 2019 delle dotazioni di bilancio in termini di competenza e cassa, si legge nel comunicato finale di Palazzo Chigi.

Gli accantonamenti sono disposti, prevalentemente, sulle disponibilità dei Fondi da ripartire che non risultano ancora finalizzate per la gestione. Per consentire alle Amministrazioni centrali dello Stato la necessaria flessibilità è comunque consentita, con decreti del ministro dell’Economia da comunicare alle Camere, su richiesta dei ministri interessati, la possibilità di rimodulare i predetti accantonamenti nell’ambito degli stati di previsione della spesa, garantendo comunque la neutralità degli effetti sui saldi di finanza pubblica.

Inoltre, la legge di assestamento registra maggiori entrate, tra tributarie, contributive e altre entrate correnti in conto capitale per 6.240 milioni di euro, si evince dalle tabelle. Le entrate sono così distribuite: 2.900 mln quelle tributarie, 600 mln le contributive e 2.740 le correnti e in conto capitale, per un totale di circa 6,2 mld. Ammonta poi a 7,6 miliardi di euro il taglio complessivo del deficit 2019 predisposto con la legge di assestamento (6,1 mld) e i risparmi da reddito e quota 100, 1,5 mld.

Nella legge, il governo si impegna al rispetto del target di deficit al 2,04% concordato con la Commissione europea lo scorso dicembre, si apprende ancora da fonti della maggioranza.

Una maggioranza che ha visto però ancora tensione tra vicepremier: una tensione che nasce quando Matteo Salvini scopre l’assenza di Luigi Di Maio in Consiglio dei ministri e per le parole, pronunciate pochi minuti prima che iniziasse il Cdm, del capo politico dei 5 Stelle sulla revoca delle concessioni ad Autostrade e il mancato appoggio della Lega. Ma poco dopo il vicepremier getta acqua sul fuoco: "Nessuna polemica con Di Maio o altri, abbiamo solo tanto lavoro".

SALVINI - Secondo fonti di governo, il ministro dell’Interno avrebbe lasciato la riunione in anticipo, dopo le dichiarazioni di Di Maio che "lo ho ha attaccato sulla questione Benetton senza poi venire in Consiglio", hanno spiegato le fonti. Interpellato dall’AdnKronos il leader della Lega ha tagliato corto: dell’assenza di Di Maio "non ne sapevo nulla". E il ministro dell’Interno ha lasciato in auto Palazzo Chigi nel pomeriggio. Ma fonti M5S hanno fatto sapere che da Di Maio non c’è stato alcun attacco a Salvini e che l’assenza in Consiglio dei ministri era prevista.

REPLICA 5S - L’assenza era stata "comunicata una settimana fa" dicono fonti vicine al vicepremier Di Maio. "Non c’è stato nessun attacco a Matteo Salvini, bensì una richiesta di fare squadra alla Lega sul caso Autostrade, dopo che nei giorni scorsi da esponenti leghisti erano arrivate dichiarazioni pubbliche in disaccordo con la proposta di revoca della concessione. Punto per noi invece fondamentale al fine di fare giustizia verso chi ha perso la vita nella tragedia del ponte Morandi".

AUTOSTRADE - "Su Autostrade e Benetton, chi ha sbagliato deve pagare, caro e fino in fondo - fa sapere poi il vicepremier Salvini -, ma non devono andarci di mezzo migliaia di lavoratori o di piccoli risparmiatori italiani che non hanno colpe. Come per Ilva e Alitalia, non devono essere i lavoratori a pagare per errori di altri".

Dossier Autostrade, sì a revoca

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(Ileana Sciarra) - La relazione della commissione del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti sulla eventuale revoca delle concessioni ad Autostradelegata al crollo del ponte Morandi sembra aprire la strada allo stop ad Aspi fortemente sostenuto dal M5S. La relazione, visionata dall’Adnkronos, sostiene che il crollo del ponte, risalente all’agosto dello scorso anno, ha comportato la mancata restituzione di un bene che, per via della concessione, era stato affidato ad Aspi, che era quindi tenuta a restituirlo integro. Per il gruppo di lavoro istituito presso il Mit, questo configura un grave inadempimento che consente la revoca unilaterale della concessione. In relazione all’evento del 14 agosto 2018, si legge nelle conclusioni, la commissione è dell’avviso che "sussista l’inadempimento di Aspi agli obblighi di custodia e restituzione di cui all’articolo 1177 del codice civile e di manutenzione di cui all’articolo 3 della Convenzione" e che "tali inadempimenti abbiano il carattere della gravità in relazione all’interesse complessivo affidato alla cura del Concedente".

Una perdita di fiducia nei confronti di Autostrade per l’Italia e l’esistenza di lacune gravi sull’intera rete autostradale che rendono centrale la manutenzione, quella manutenzione che ha visto “inadempiente” Aspi nel caso del ponte Morandi. E’ questo, a quanto apprende l’Adnkronos, uno dei punti a cui giunge il gruppo di lavoro. Il crollo, per i tecnici del gruppo di lavoro, lascia presupporre gravi lacune del sistema di manutenzione che si possono ritenere sussistenti su tutta la rete autostradale e che pertanto giustificano che lo Stato abbia perso fiducia nell’operato di Aspi, società che ha comunque già iniziato un forte intervento di manutenzione straordinaria dopo il crollo del Morandi.

Per la commissione risulta inoltre difficile ipotizzare una risoluzione parziale del ’contenzioso’ con Autostrade, con una revoca delle concessioni nel solo tratto ligure, quello, per intenderci, interessato dal crollo. Per i tecnici, inoltre, sono nulle - o comunque non applicabili al caso - alcune clausole della convenzione che prevedono risarcimenti per risoluzione anticipata del rapporto. Per la stessa commissione, tali clausole sono da considerarsi dunque nulle, anche se gli stessi tecnici non escludono che Aspi possa avanzare pretese in sede contenziosa né tantomeno escludono che riesca ad ottenerle.

Per i tecnici, è inoltre verosimile che ad Aspi spetti, in caso di stop delle concessioni, un valore di subentro relativo agli investimenti non ancora ammortizzati ed effettuati in questo anno dopo il crollo. L’idea di Luigi Di Maio, Danilo Toninelli e gli uomini del M5S al governo fermamente favorevoli allo revoca delle concessioni, è quella di richiedere all’azienda subentrante, ovvero quella che eventualmente sostituirà Aspi, di saldare il dovuto. Annullando così eventuali esborsi per le casse dello Stato.

LA RISPOSTA DI AUTOSTRADE - Dalle anticipazioni della relazione della Commissione ministeriale insediata presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti "non sembrerebbe emergere alcun grave inadempimento agli obblighi di manutenzione ai sensi del contratto di concessione". Così in una nota Autostrade per l’Italia. "Peraltro, la presunta violazione dell’obbligo di custodia, di cui all’art. 1177 del codice civile, costituirebbe un addebito erroneo ed inapplicabile al caso di specie, trattandosi di una infrastruttura che sarà restituita allo Stato al termine della concessione, per effetto della sua ricostruzione affidata dal Commissario per Genova ed interamente finanziata da Aspi", sottolinea la società.

Autostrade per l’Italia, in merito ai riferimenti diffusi a mezzo stampa circa una ipotetica pericolosità di altre infrastrutture della rete, "ribadisce con forza che la sicurezza della stessa è stata confermata anche da ulteriori verifiche fatte da primarie società terze". Aspi, sottolinea la società, "resta fortemente impegnata a garantire i migliori standard di sicurezza che hanno contribuito, dopo la privatizzazione, ad un sostanziale miglioramento dei livelli di sicurezza della circolazione".

"Al fine di ristabilire un corretto quadro informativo, i termini della Convenzione prevedono, nella denegata ipotesi di revoca, il pagamento di un cosiddetto indennizzo che corrisponde al giusto valore della concessione, secondo i criteri contrattualmente previsti. La sussistenza di tale obbligo di indennizzo, come riportato dalla stampa, è confermata anche dalla stessa relazione della Commissione", spiega ancora la nota.

Autostrade per l’Italia dichiara inoltre "di non aver ricevuto alcuna comunicazione in relazione al procedimento in corso e di aver appreso solo da notizie di stampa dell’esistenza e dei contenuti della relazione della Commissione ministeriale insediata presso il Mit". Aspi contesta "il metodo di diffusione alla stampa in modo pilotato e parziale di stralci di tale relazione, prima ancora che essa sia resa nota alla controparte, come è richiesto dal procedimento amministrativo in essere". Da ultimo Aspi ricorda "che sono ancora ignote le cause interne o esterne che hanno determinato la tragedia e l’accesso alla documentazione dei luoghi e dei fatti è ancora incompleto", sottolinea la società.

Procura: "Non c’era stato di necessità". Carola si difende

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(Elvira Terranova) - "Non volevo colpire la motovedetta della Guardia di Finanza, credevo che si spostasse e me la sono trovata davanti. Non era mia intenzione colpirli". Così Carola Rackete, comandante della Sea Watch, al gip di Agrigento Alessandra Vella durante l’udienza di convalida parlando dell’attracco al porto in cui la nave ha urtato l’imbarcazione della GdF che voleva impedire l’arrivo. L’interrogatorio è durato circa tre ore, dopo le quali l’udienza è terminata.

La gip deciderà entro martedì se convalidare l’arresto o scarcerare la giovane: la Procura, per la quale Carola Rackete "non ha agito quella notte in stato di necessità", come invece più volte ribadito dalla Ong, ha chiesto la convalida dell’arresto della giovane e il contestuale divieto di dimora nell’Agrigentino per i reati 1100 del codice della navigazione, cioè la resistenza a nave da guerra, e l’articolo 337 del codice penale, cioè resistenza a pubblico ufficiale.

I PM - La Procura verificherà inoltre se "i porti della Libia possono ritenersi sicuri o meno" e se "la zona Sar libica è efficacemente presidiata dalle autorità della guardia costiera libica" ha annunciato il Procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio. Queste verifiche saranno effettuate nell’inchiesta separata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nei confronti di Rackete. "Andremo a verificare le concrete modalità del salvataggio cioè a dire se vi sono stati contatti tra i trafficanti di esseri umani e la Sea Watch, se il contatto è avvenuto in modo fortuito o ricercato - ha detto ancora Patronaggio -. Tutta una serie di elementi che servono a verificare se si è trattato di un’azione di salvataggio in mare oppure un’azione concertata". Inoltre, secondo la Procura, l’impatto con la motovedetta della Gdf "è stato volontario".

"E’ stata valutata negativamente, in maniera volontaria, la manovra effettuata con i motori laterali della Sea Watch che ha prodotto lo schiacciamento della motovedetta della Guardia di finanza verso la banchina. Questo atto è stato ritenuto, da noi, fatto con coscienza e volontà". La Procura di Agrigento ha chiesto la convalida dell’arresto della giovane e il contestuale divieto di dimora nell’Agrigentino per i reati 1100 del codice della navigazione, cioè resistenza a nave da guerra, e l’articolo 337 del codice penale, cioè resistenza a pubblico ufficiale.

L’ARRESTO - Rackete è stata arrestata perché, a parere della Procura, "non era obbligata ad entrare in porto violando l’alt della Guardia di Finanza" ha detto il procuratore della Repubblica di Agrigento. "A nostro parere la misura cautelare del divieto di dimora è commisurata al fatto", ha aggiunto.

Arrestata due giorni fa, dopo avere disatteso l’ordine di entrare in porto, la capitana ha risposto alle domande del gip, come ha annunciato il suo legale, l’avvocato Leonardo Marino, prima di entrare al Palazzo di giustizia: "La comandante ha agito in uno stato di necessità e non aveva alcuna intenzione di usare violenza nei confronti degli uomini delle Fiamme Gialle" ha detto Marino, confermando quanto già detto dall’altro legale, l’avvocato Salvatore Tesoriero. In aula anche un interprete. La Procura è rappresentata dall’aggiunto Salvatore Vella e dalla pm Gloria Andreoli.

Lasciando Lampedusa, la 31 enne tedesca è apparsa molto tesa ed è salita sull’imbarcazione della Finanza senza mai alzare lo sguardo: è stata accompagnata al porto vecchio da una utilitaria di colore bianco della Finanza. A bordo il comandante delle Fiamme Gialle di Lampedusa. La donna, che aveva con sé due sacche, è scesa in silenzio dall’auto e non si è girata neppure quando i giornalisti le hanno chiesto come sta: viso tirato, sguardo cupo, è salita in silenzio sulla motovedetta arrivata da Porto Empedocle.

Sul caso, dopo lo scontro fra il ministro Salvini e la Germania, si è nuovamente espresso il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, che chiede il rilascio di Carola. "Dal nostro punto di vista" una procedura nell’ambito dello stato di diritto può portare "soltanto al rilascio di Carola Rackete" ha scritto su Facebook il capo della diplomazia di Berlino, aggiungendo che intende chiarirlo con l’Italia. Sul piano europeo, ha scritto ancora Maas, va detto che il sistema di distribuzione dei rifugiati "è indegno e deve finire".

Nel ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Enzo Moavero Milanesi, ha ricevuto una telefonata da Maas. Moavero, si legge in una nota, ha spiegato che, attualmente, la posizione di Rackete è al vaglio della magistratura che in Italia, per previsione costituzionale, è totalmente indipendente dal governo. Di conseguenza, dobbiamo tutti attendere, con fiducia e rispetto, le decisioni della magistratura al riguardo. I ministri sono rimasti d’accordo di risentirsi per aggiornamenti. Per quanto concerne, su un piano più generale, la distribuzione fra i Paesi Ue dei migranti che arrivano in Europa, il titolare della Farnesina ha ricordato che l’Italia è favorevole a una soluzione strutturata e ben articolata che superi le attuali insufficienze e incongruenze della normativa Ue e, in particolare, ripartisca equamente fra gli Stati dell’Unione tutti gli oneri collegati ai flussi di migranti, quale che sia la ragione della migrazione.

Intanto il leader leghista ha denunciato come sui muri della rappresentanza italiana presso l’Unione a Bruxelles siano comparse delle scritte contro di lui: ’Fuck Salvini’, accompagnata dallo slogan ’Sea Watch forever’. "Anche da Bruxelles, tanta ’democrazia e tolleranza", ha scritto Salvini su Facebook.

Disoccupazione in calo a maggio

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A maggio il tasso di disoccupazione cala al 9,9% (-0,2 punti percentuali). Lo rende noto l’Istat in un comunicato. Le persone in cerca di occupazione, rileva l’Istat, sono in calo (-1,9%, pari a -51 mila). La diminuzione è determinata da entrambe le componenti di genere ed è distribuita in tutte le classi d’età tranne i 35-49enni. La stima complessiva degli inattivi tra i 15 e i 64 anni a maggio è sostanzialmente stabile, l’andamento è sintesi di una diminuzione tra gli uomini (-29 mila) e una crescita tra le donne (+33 mila). Il tasso di inattività è invariato al 34,3% per il quarto mese consecutivo

Dopo la sostanziale stabilità registrata ad aprile, a maggio 2019 la stima degli occupati risulta inoltre in crescita rispetto al mese precedente (+0,3%, pari a +67 mila); anche il tasso di occupazione sale al 59,0% (+0,1 punti percentuali). L’aumento dell’occupazione, rileva l’Istat, si concentra tra gli uomini (+66 mila) mentre risultano sostanzialmente stabili le donne; per età sono stabili i 15-24enni, in calo i 35-49enni (-34 mila) e in aumento le altre classi di età, prevalentemente gli ultracinquantenni (+88 mila). Si registra una crescita sia degli indipendenti (+28 mila) sia dei dipendenti, permanenti e a termine (+39 mila nel complesso).

Nel trimestre marzo-maggio 2019 l’occupazione registra una crescita rilevante rispetto ai tre mesi precedenti (+0,5%, pari a +125 mila), verificata per entrambi i generi. Nello stesso periodo aumentano sia gli indipendenti (+0,5%, +27 mila) sia i dipendenti permanenti (+0,6%, +96 mila) sia, in misura lieve, quelli a termine; per tutte le classi di età si registrano segnali positivi ad eccezione dei 35-49enni. All’aumento degli occupati si associa, nel trimestre, un ampio calo delle persone in cerca di occupazione (-3,7%, pari a -100 mila) e degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,3%, -37 mila).

Anche su base annua l’occupazione risulta in crescita (+0,4%, pari a +92 mila unità). L’espansione riguarda entrambe le componenti di genere, i 15-24enni (+43 mila) e soprattutto gli ultracinquantenni (+300 mila) mentre risultano in calo le fasce di età centrali. Al netto della componente demografica la variazione è positiva per tutte le classi di età. La crescita nell’anno si distribuisce tra dipendenti permanenti (+63 mila), a termine (+18 mila) e indipendenti (+12 mila). Nei dodici mesi, la crescita degli occupati si accompagna a un notevole calo dei disoccupati (-6,9%, pari a -192 mila unità) e a una sostanziale stabilità degli inattivi tra i 15 e i 64 anni.

SALVINI - "Disoccupazione sotto il 10% per la prima volta dopo anni, lavoratori italiani in crescita e ai massimi storici dal 1977. Avanti così, tagliare le tasse a imprenditori, lavoratori e famiglie è un dovere morale", il commento del vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

DI MAIO - "Le notizie che leggiamo questa mattina ci dicono che quella di oggi è davvero una bella giornata. Dopo esser stato attaccato per mesi dai partiti d’opposizione (e dai loro media di riferimento) che me ne hanno dette di tutti i colori, ridicolizzando il decreto dignità (dicevano che non sarebbe servito a nulla!), ancora una volta sono felice di smentire questi chiacchieroni con i fatti. Sapete cosa dicono i dati Istat di questa mattina? Che la disoccupazione è in calo, parliamo del dato più basso dal 2012, mentre aumentano gli occupati, il dato massimo dal 1977!". Così in un post su Facebook il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio commentando i dati diffusi oggi dall’Istat.

M5S - "In questo primo anno al Governo i sedicenti ’competenti’ ce ne hanno dette di tutti i colori. Hanno attaccato i nostri provvedimenti, dal Decreto Dignità al salario minimo passando per il Reddito di Cittadinanza, paventando l’Apocalisse; hanno chiamato Di Maio ’Ministro della disoccupazione’. Invece oggi l’Istat dice non solo che a maggio la disoccupazione è scesa dello 0,2% attestandosi al 9,9% (il valore più basso dal febbraio 2012) mentre quella giovanile ha fatto segnare un -0,7% calando al 30,5%, ma che il tasso di occupazione è salito al 59%, il valore più alto da quando sono disponibili le serie storiche cioè dal 1977. Tutti quelli che a vario titolo avevano scommesso sulla sconfitta del Paese hanno sonoramente perso. Se gli è rimasto un briciolo di dignità oggi dovrebbero fare solo una cosa: chiedere scusa, in primis ai cittadini. Noi nel frattempo continuiamo a lavorare per il loro bene, ridandogli dignità e diritti". Così in una nota i senatori del MoVimento 5 Stelle in Commissione Lavoro.

"Renzi in Qatar per cedere la Roma all’Emiro"

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Non c’è solo il dopocena dell’8 maggio 2019: l’ex sottosegretario Luca Lotti è stato intercettato dal trojan inoculato nel cellulare del pm Luca Palamara, nell’ambito dell’inchiesta sul caso Csm, anche intorno alla mezzanotte tra il 15 e il 16 maggio quando il pubblico ministero lo raggiunge a tarda serata in un ristorante. E’ quanto riporta ’la Verità’ pubblicando stralci delle intercettazioni di quella serata durante le quali si parla della partita delle nomine delle procure, proprio nel giorno in cui lo stesso Palamara fu informato dell’arrivo al Csm di un plico riservato sul suo conto proveniente dalla Procura di Perugia, ma non solo.

Nel corso della conversazione spunta anche un viaggio in Qatar dell’ex premier Matteo Renzi sulla vendita del club giallorosso all’Emiro. Sulla questione dello stadio, già parlando con la moglie Palamara aveva anticipato: "Lo sai che mi ha detto Luca Lotti - si legge nell’intercettazione riportata dal quotidiano -. Che sta facendo da intermediario per far comprare al Qatar la Roma".

Il magistrato affronta poi la vicenda del nuovo stadio della squadra giallorossa citando Renzi e un suo recente viaggio in Qatar: "Matteo era a Doha - afferma Lotti -, ha detto ’oh io la compro la Roma’ c’era scritto ’io la compro davvero la Roma, ma lo stadio si fa o no? E Matteo gli ha risposto: ’Guardi vediamoci a Parigi con Luca la settimana prossima...’ oh Luca lo stadio non gli si può garantire! Non siamo in grado di garantire lo stadio....il problema dello stadio si chiama Franco Caltagirone che è contro questa operazione...".

Il Luca da incontrare in Francia, ricostruisce ’la Verità’, potrebbe essere Parnasi, l’imprenditore arrestato per corruzione nel 2018 proprio per il progetto dello stadio della Roma che dovrebbe sorgere sui terreni di proprietà di una sua società. Contattato dall’Adnkronos, Parnasi preferisce trincerarsi dietro un no comment: "Renzi, il Qatar, la Roma e lo stadio? Non voglio commentare nulla - dice - perché non dovevo incontrare nessuno a Parigi per la Roma, neanche lontanamente. E’ una non notizia".

Redazione

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