Il tassello Kurdo della Guerra in Siria

Minacce da parte di Ankara

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Il popolo Kurdo, costituisce uno dei più numerosi popoli senza terra, con 30 milioni di persone che abitano una vasta area compresa tra Turchia, Iran, Iraq e Siria, rinominata ufficiosamente Kurdistan, che in parte per la sua posizione geografica, in parte per interessi fondati su ragioni storiche, ad oggi si trova coinvolto nella sanguinosa guerra civile siriana. Notizia dell’ultim’ora sarebbe la dichiarazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, del ritiro delle truppe americane dal territorio siriano, in un tweet che recita: «È tempo per noi di uscire da queste guerre ridicole ed eterne, molte delle quali tribali, e riportare i nostri soldati a casa. Combatteremo solo quando ci converrà e solo per vincere. Turchia, Europa, Siria, Iran, Iraq Russia e i curdi d’ora in poi dovranno capire la situazione e gestire i combattenti Isis arretrati nelle loro vicinanze. Noi siamo a 7mila miglia di distanza e combatteremo l’Isis solo se si avvicina a noi». È necessario ricordare che fino ad ora gli States avevano potuto contare sull’appoggio del popolo curdo nella lotta all’Isis in cambio della promessa di una maggiore partecipazione internazionale alla causa dell’indipendenza e di certo la loro presenza aveva avuto un effetto implicitamente intimidatorio nei confronti di altre potenze ostili nei confronti del popolo curdo, che invece adesso si trova completamente scoperto e in balia di reali minacce turche. Quest’ipotesi era già balenata in passato nella testa di Donald Trump, il quale però aveva trovato forte opposizione da parte del segretario alla difesa Jim Mattis, che presentò le proprie dimissioni.

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Anche in questo caso le conseguenze non sarebbero da sottovalutare in quanto l’indirizzo assunto dal governo Trump costituirebbe una grave violazione di punti fondamentali contenuti nel preambolo della Carta delle Nazioni Unite, e il comunicato di Ginevra del 2014, così come sottolineato dalle istituzioni europee che affermano: «ogni soluzione a questo conflitto non può essere militare bensì deve passare attraverso una transizione politica». Intanto l’aministrazione Trump dimostra già un ammorbidirsi della posizione di Trump, chiarendo che si tratterebbe solo di uno spostamento di truppe ; ma la tensione rimane altissima. Vari sentori arrivano dal fronte turco che secondo fonti locali, si sarebbe già affrettato a mobilitare truppe e mezzi blindati verso le città di Sanliurfa e Kilis, al confine con la Siria. L’idea sarebbe quella della creazione di un’area cuscinetto per permettere un eventuale ritorno sicuro di 2 milioni di profughi siriani in patria e soprattutto per impedire un coagulo delle forze curde che potrebbero voler approfittare di quei territori per instaurarvi un’entità nazionale. Faisal Miqdad, Ministro degli Esteri di Damasco, sembrerebbe appoggiare Ankara, ribadendo infatti che "La Siria è assolutamente indivisibile e non accetterà alcuna forma di occupazione ». Al momento quindi i curdi non possono che sentire ancora una volta tradite le promesse e le speranze per un futuro diverso da quello che si può immaginare nel caso in cui decidano di seguire le spinte indipendentiste e di combattere per la causa, vedendosi stretti in una morsa avversa. Si sfocerebbe in un’ulteriore strage di innocenti. Allo stesso tempo però la comunità internazionale non può più rimanere impassibile di fronte a tale situazione e attraverso lo strumento sacro della diplomazia dovrebbe impegnarsi a raggiungere un reale compromesso.

Federica Scippa

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