Il piccolo Alvin Berisha torna a casa

Liberato da un campo di prigionia in Siria

Il_piccolo_Alvin_Berisha_torna_a_casa.jpg

Roma, aeroporto di Fiumicino. Il piccolo Alvin Berisha avanza con passo lento e incerto, scortato da alcuni rappresentati della polizia italiana, dai funzionari dello SCIP (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia) e dagli esponenti della Croce Rossa. Ormai a casa, ormai al sicuro, Alvin può finalmente riabbracciare il padre e le amate sorelle maggiori, da cui era stato brutalmente e improvvisamente strappato, una mattina di dicembre di cinque anni fa. Era il 2014, la madre di Alvin, Valbona Berisha, 35 anni, donna di origini albanesi, decise di schierarsi tra le fila dell’organizzazione terroristica Isis. Radicalizzatasi via web in Italia, la donna, divenuta foreign fighter, partì per la Siria, portando con sé il figlio più piccolo di soli 6 anni.

cms_14844/2.jpg

Una magistrale e ben orchestrata azione di squadra condotta da SCIP e dal ROS (Raggruppamento Operativo Speciale dell’arma dei Carabinieri), ufficialmente titolare dell’indagine sul sequestro riguardo il quale era stato emesso un mandato di arresto europeo a carico della donna, ha permesso di individuare la posizione di Alvin, il quale, dopo la morte della madre in combattimento, è stato collocato nel campo di Al Hol, nella cosiddetta “area degli orfani”. Decisivo al riconoscimento, un esame di comparazione fisionomica avviato dalla polizia scientifica italiana, che ha sancito totale compatibilità, identificando una malformazione specifica e identificativa dell’orecchio destro di Alvin. Con l’aiuto della Croce Rossa, unica organizzazione con permesso di operare all’interno del campo Al Hol, e con il supporto della Mezzaluna Rossa, il bambino è stato trasportato con successo in Libano, in particolare a Beirut, dove un aereo di linea Alitalia era pronto a porre fine all’incubo di Alvin.

cms_14844/3.jpg

Un abbraccio travolgente quello tra Alvin e la sorella maggiore, che stringendolo forte a sé, non ha più intenzione di lasciarlo andar via così facilmente. Il padre di Alvin, Afrim Berisha, si scioglie in lacrime, baciando teneramente e amorevolmente la manina del bambino. È giunta l’ora di raggiungere tutti insieme Barzago, comune di Lecco, dove Alvin è nato e cresciuto con il suo papà. Un’operazione straordinaria, dal dolcissimo lieto fine, che stride però tristemente con la consapevolezza che altre migliaia di orfani attendono di essere salvati, aspettando invano di poter tornare ad una vita normale, dove gli scenari di guerra possano divenire solo un orribile ricordo.

Elena Indraccolo

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su