Il maltrattamento dei polli negli allevamenti italiani

La Commissione Europea finanzia un progetto a tutela della biodiversità

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L’Italia è uno dei paesi al mondo, insieme a Inghilterra e Brasile, a detenere un alto numero di allevamenti di polli. La maggior parte dei capannoni adibiti a tale scopo è situata nelle campagne della Lombardia e del Veneto.

Queste aziende, però, sono a conduzione familiare, fattore che spesso favorisce lo sfruttamento degli operai, costretti a lavorare per molte ore al giorno, per un salario minimo e in pessime condizioni igieniche, in ambienti in cui c’è poca luce e l’aria è irrespirabile a causa delle deiezioni dei polli. Questo porta loro ad avere la gola secca e al bisogno immediato di dissetarsi.

Spesso gli addetti assunti dagli allevamenti non sono nemmeno formati su come trattare e afferrare i polli. Le norme dell’Unione Europea, invece, obbligano a seguire corsi di formazione incentrati sul benessere e la protezione dei polli e sugli “aspetti pratici della manipolazione attenta del pollame, compresi la cattura, il carico e il trasporto”.

Spesso, infatti, una sola persona con entrambe le mani afferra per una zampa più animali di quanto dovrebbe oppure li calcia con violenza, per ammassarli nelle gabbie, con il rischio di farli soffocare.

Si parla di 100 polli rinchiusi al minuto, per ben 8 ore lavorative, in cui i muletti vanno avanti e indietro per caricare e scaricare gabbie.

Bisogna anche precisare che queste operazioni di carico avvengono di sera e che, il più delle volte, la raccolta manuale dei polli causa fratture, lussazioni ed emorragie alle ossa e lividi su ali, schiena e torace.

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La frettolosità con cui si svolgono le operazioni di carico del pollame è dovuta a un’impellente richiesta di carne a basso costo.

L’allevamento intensivo inizia con la schiusa delle uova, quando la maggior parte dei pulcini si ritrovano a crescere in ambienti bui e affollati, che causano loro diversi problemi respiratori e di locomozione. Durante il loro periodo di crescita, la lettiera su cui vengono adagiati non viene sostituita, e l’umidità e l’ammoniaca rilasciata dagli escrementi provocano delle infiammazioni cutanee o dermatite da contatto, dovuta anche alle sostanze contenute nei mangimi.

Una crescita veloce dei pulcini causa deformazioni delle ossa, zoppia, rapido sviluppo dei pettorali con spostamento del baricentro in avanti e zampe corte in relazione al peso corporeo.

L’alimentazione a cui sono costretti i polli causa problemi cardiaci come la sindrome della morte improvvisa, l’ascite e altre intossicazioni alimentari.

La sindrome della morte improvvisa colpisce soprattutto gli esemplari maschi a crescita rapida ed è dovuta a un’insufficienza d’ossigeno.

L’ascite genera l’accumulo di liquido nell’addome, causa insufficienza cardiaca, ed è dovuta spesso all’ipertrofia del cuore.

La maggior parte di queste malattie o malformazioni causano la morte di migliaia di polli al giorno.

L’Efsa, autorità europea per la sicurezza alimentare, ha stimato che il 30% del pollame trattato in allevamenti intensivi soffre di malformazioni agli arti.

Per migliorare le loro condizioni di salute, vengono somministrate ai polli ingenti dosi di antibiotici, che però indeboliscono ulteriormente il loro sistema immunitario.

Quella dell’allevamento intensivo è una vera e propria filiera mirata allo sfruttamento, che ha come unico obiettivo la produzione cibo a basso a costo.

La maggior parte dei polli caricati sono destinati a grandi marchi italiani. Spesso non hanno alcun sapore, proprio per le pessime condizioni in cui vengono allevati e non solo. Infatti, siccome sono per lo più polli di razza broiler, ossia creati con una selezione genetica, ingrassano molto velocemente, aumentando al contempo la produzione di carne.

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Per risolvere i danni arrecati dagli allevamenti intensivi dei polli, le associazioni di tutela dei consumatori hanno chiesto alle aziende di produzione di promuovere una filiera etica e biologica.

Il cambiamento, però, deve partire dall’origine, quando viene fatta la selezione genetica dei polli, tenendo conto non solo della produttività per il mercato, ma anche di altri caratteri legati alla riproduzione, alla salute e al benessere degli animali. In questo modo, selezioni genetiche che uniscono caratteri diversi potrebbero prevenire, in futuro, molte malformazioni e malattie che causano la morte del pollame.

Per questo la Commissione Europea ha già provveduto a finanziare il progetto Globaldiv17, che ha lo scopo di riunire diversi esperti nel campo delle risorse genetiche degli animali di allevamento, per studiare strategie di preservazione della biodiversità.

In secondo luogo, bisogna dare al pollame il tempo di crescere, senza alcuna fretta o costrizione fisica e biologica, in ambienti aperti, sani, dove può ripararsi dalle intemperie, avere libertà di movimento e soprattutto nutrirsi di vermi, insetti ed erba, in una dieta più variegata.

Inoltre, altri elementi che possono favorire una sana crescita dei polli sono la luce naturale, l’utilizzo di balle di fieno, trespoli e oggetti per becchettare.

Investendo sulle condizioni di benessere degli animali, le aziende di allevamento hanno il compito di rispettare i parametri stabiliti dal Regolamento CE 543/2008, secondo cui i polli, prima di essere macellati, devono essere allevati fino a 56 giorni per un massimo di 25 kg/ m2.

Francesco Ambrosio

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