Il gender pay gap in Europa

Diminuisce con il salario minimo, cresce con l’inflazione

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L’Eurostat presenta un database molto ampio che può essere utilizzato per stimare gli effetti tra variabili politiche, economiche e sociale tra i vari paesi dell’Unione Europea. In modo particolare i dati fanno riferimento al periodo tra il 2010 ed il 2018 e fa riferimento ai seguenti paesi: Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Montenegro, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Sweden, Regno Unito. Di seguito è presentato il modello econometrico stimato:

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La relazione gender pay gap e i livelli comparativi di prezzo del consumo finale da parte delle famiglie incluse le imposte indirette. Si tratta di una relazione positiva. Il gender pay gap cresce con la crescita dell’inflazione. Infatti è necessario sottolineare che il livello comparativo dei prezzi del consumo finale è in pratica una misura dell’inflazione. L’inflazione incorpora i salari. La crescita dei salari, in un contesto di presenza di differenza di genere, inducono ad una crescita della differenza di genere. Infatti l’inflazione lascia sostanzialmente invariato il livello delle distribuzioni di reddito tra uomini e donne, e pertanto la crescita dell’inflazione rappresentata dal livello comparativo del consumo dei prezzi si traduce sostanzialmente in una crescita del gender pay gap. Per ridurre il gender pay gap allora è necessario procedere per il tramite della crescita di quelle che sono sostanzialmente le modalità di distribuzione del reddito tra uomini e donne.

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La relazione gender pay gap e il livello dei salari minimi. Si tratta di una relazione negativa. Il gender pay gap si riduce con la crescita dei salari minimi. Con i salari minimi quindi si possono ridurre i divari reddituali fondati sulle differenze di genere. Infatti, per lo meno per quanto riguarda i redditi bassi, il valore del gender pay gap viene sostanzialmente eliminato. Pertanto ogni miglioramento della condizione dei lavoratori che consiste nel far crescere il loro reddito minimo si traduce anche in una riduzione del gender pay gap e quindi in una crescita dell’eguaglianza sotto il punto di vista strettamente economico.

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La relazione tra gender pay gap e le persone a rischio di povertà o esclusione sociale. Si tratta di una relazione negativa. La crescita delle persone a rischio di povertà ed esclusione sociale quindi è posto in connessione negativa con il valore del gender pay gap. Si tratta di una condizione comunque paradossale e che contrasta con il senso comune. Infatti ci si aspetterebbe che il peggioramento della condizione degli ultimi si traduca in una crescita della diseguaglianza sociale che si manifesta anche nella dimensione del gender pay gap. Tuttavia occorre considerare che la significatività statistica della relazione stimata è relativamente debole e che pertanto bisognerebbe testare nuovamente il nesso tra gender pay gap ed esclusione sociale per verificare il verso della relazione.

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La relazione gender pay gap e la quota di persone tra i 18 e i 59 anni che vivono in famiglie in cui nessuno lavora. Si tratta di una relazione positiva. Il gender pay gap cresce con la crescita delle persone che vivono in famiglie in cui nessuno lavora. Si tratta sostanzialmente di una condizione che comporta il peggioramento della condizione di una parte della popolazione, l’insorgenza di diseguaglianza sociale e quindi la manifestazione del gender pay gap. E’ chiara la relazione tra diseguaglianza sociale e gender pay gap. Una società caratterizzata da diseguaglianza tende ad enfatizzare anche le differenze reddituali tra uomini e donne generando forme di gender pay gap. Pertanto, come manifestato anche nel caso della crescita del reddito minimo, si verifica che ogni peggioramento della condizione sociale della popolazione ha una elavata probabilità di trasformarsi in una dimensione del gender pay gap. Le differenze di genere tendono ad essere pronunciate nelle società polarizzate e caratterizzate da ampi strati della popolazione in condizione di disagio economico, finanziario, lavorativo.

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La relazione tra gender pay gap e il tasso di occupazione per sesso e fascia di età 20-64. Si tratta di una relazione positiva.La crescita del tasso di occupazione fa crescere anche il gender pay gap. Potrebbe sembrare una proposizione controfattuale, poiché se cresce l’occupazione, allora la società dovrebbe essere orientata a forme meno aggressive di diseguaglianza e quindi ad una riduzione del gender pay gap. Tuttavia occorre considerare che il mero aumento del tasso di occupazione non garantisce automaticamente che il reddito percepito dagli uomini a parità di condizioni eguagli il reddito percepito dalle donne, ovvero la crescita dell’occupazione di per sé, pure con i suoi benefici innegabili, non ha la capacità di modificare le regole del funzionamento istituzionale del mercato del lavoro. Se quindi il mercato del lavoro è orientato alla discriminazione di genere, a parità di condizioni, la crescita dell’occupazione avviene anche nella crescita della differenza di genere.

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Conclusioni. In sintesi è il gender pay gap:

  • Cresce con l’inflazione;
  • Diminuisce con i salari minimi;
  • Diminuisce con la crescita della povertà e dell’esclusione sociale;
  • Cresce con la quota di persone tra i 18 e i 59 anni che vivono in famiglie in cui nessuno lavora;
  • Cresce con il tasso di occupazione.

Il gender pay gap quindi è una dimensione della diseguaglianza che tende a crescere con il peggioramento delle condizioni economiche complessive e con la crescita del divario sociale. Tuttavia il gender pay gap può anche crescere in connessione ad alcuni elementi pure positivi per l’economia nel suo complesso, come per esempio accade per l’occupazione, che però non hanno la capacità di modificare le regole istituzionali del mercato. Infatti se un mercato tende discriminare le donne sotto il punto di vista reddituale, l’ulteriore crescita dell’occupazione avviene nella perpetuazione della differenza di genere sotto il punto di vista del gender pay gap.

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Per risolvere il problema del gender pay gap è necessario intervenire con delle politiche del lavoro che innanzitutto portino al miglioramento della condizione dei lavoratori poveri ed in secondo luogo intervenga a livello qualitativo nelle varie tipologie di contratti. Tuttavia si pongono anche delle questioni assai rilevanti che riguardano il senso della diseguaglianza. Se infatti è accettata l’ipotesi dell’eguaglianza delle opportunità, ovvero la circostanza che tutti debbano partire da condizioni paritetiche, risulta oltremodo difficile garantire l’eguaglianza degli outputs ovvero operare affinchè tutti abbiano i medesimi risultati in termini economici. Occorre quindi modellare ulteriormente i contratti di lavoro per stabilire quel mix di incentivi e benefits, che possono comportare la crescita dell’effort e quindi anche un miglioramento degli outputs in grado di ridurre il gender pay gap.

Angelo Leogrande

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