Il dopo Napolitano

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A meno di clamorosi colpi di scena, quello del 31 dicembre p.v. sarà l’ultimo discorso di fine anno che Giorgio Napolitano pronuncerà in qualità di Capo dello Stato Italiano. Nelle ultime settimane l’illustre inquilino del Colle ha pubblicamente espresso, anche ripetutamente, la volontà di lasciare in anticipo la carica che ricopre ormai dal 15 maggio 2006. Otto anni veramente duri in cui si sono alternati ben cinque governi che ad oggi non hanno ancora portato a termine l’agognato percorso di riforme caldeggiato a più riprese dallo stesso Presidente della Repubblica.

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Si fa un gran parlare suinomi che circolano per la successione di Napolitano e, credetemi sono tanti, veramente tanti. Dal Professor Romano Prodi al proffesor Stefano Rodotà, nomi già fatti e scartati ad aprile 2013 quando i partiti si presentarono a fronte bassa dallo stesso Capo dello Stato chiedendogli la disponibilità alla rielezione, fino al Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e al Governatore di Bankitalia Ignazio Visco. In mezzo c’è una schiera di volti noti tra cui figurano Giuliano Amato, Pier Ferdinando Casini e Riccardo Muti ma anche Sergio Mattarella e Paola Severino. I nomi in pole position, tra quelli usciti, sono quelli di Amato, Prodi e del Presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi. Il primo è il preferito di Napolitano che, non a caso, a settembre 2013 lo ha nominato Giudice della Corte costituzionale. Due volte Presidente del Consiglio, Ministro in tre diversi governi (quelli di Goria, Prodi e D’Alema), Amato è gradito anche al centrodestra. «Il suo nome rientra nel profilo giusto per la carica di Capo dello Stato», ha affermato Silvio Berlusconi alla fine di novembre u.s.

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E anche Renzi, secondo le voci di corridoio di Palazzo, non disdegnerebbe l’elezione del «Dottor Sottile». Una cosa però pare veramente certa è che il prossimo Capo dello Stato deve sapere (e molto) di economia. L’identikit perfetto porta a Draghi. Classe 1947, l’ex Governatore della Banca d’Italia e oggi numero uno della Bce non lascerà il suo incarico prima del 2019, anche se il precedente di Wim Duisenberg (il primo presidente dell’Eurotower) dimessosi a metà mandato dopo quattro anni) ha fatto scuola.Fra i granddi supporter di Mario Draghi c’è anche Angela Merkel.

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Negli ultimi mesi, infatti, i rapporti fra le Bce e Berlino si sono raffreddati per colpa delle politiche non convenzionali messe in campo dal numero uno dell’istituto di Francoforte e non gradite dai tedeschi. Ecco perché la cancelliera tedesca si libererebbe volentieri di lui. Al tempo stesso, però, con un Presidente così ingombrante, Renzi rischierebbe un commissariamento della politica economica italiana.

Francesco Mavelli

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