Il coraggio di osare

La verità su JF Kennedy

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Inutile negarlo: quel 22 novembre del 1963 cambiò la storia del mondo. E se per andare verso il futuro è necessario conoscere il passato, si deve avere il coraggio di osare fino in fondo.

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Donald Trump ha deciso di rendere pubblico il fascicolo riguardante l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy avvenuto a Dallas mentre si trovava, assieme a Jacqueline, a bordo della sua auto. Ad ucciderlo un colpo mortale esploso con un fucile da Lee Harvey Oswald, appostato al sesto piano del Texas School Book Depository.

Le indagini furono condotte frettolosamente, mentre Oswald fu assassinato qualche giorno dopo. Da allora nel contenitore mediatico furono inoculate - forse artatamente - teorie astruse che animarono sospetti, in un gioco di accuse incrociate. Erano gli anni della Guerra Fredda, una trama di spionaggio e di verità celate in nome della sicurezza nazionale.

cms_7581/3.jpgUn campo che The Donald ha voluto, almeno all’apparenza, sgomberare, sancendo una cesura con un passato divenuto troppo pesante per reputarsi conveniente. Ma dei circa 3.300 files, solo 2.800 sono stati resi pubblici. Cinquecento – quelli più importanti – restano lucchettati. Il motivo sta ancora in quella necessaria riservatezza a tutela degli Stati Uniti. Cosa c’è che gli americani e il mondo non possono ancora sapere? Forse che quel presidente troppo progressista avrebbe potuto rappresentare una minaccia per qualcuno? Ma per chi?

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Per la Central Intelligence Agency dopo le prospettate riforme interne, successive al fallimento del grottesco sbarco degli esuli cubani presso la Baia dei Porci nell’aprile del 1961? Per l’FBI di J. Edgar Hoover che il presidente non stimava affatto? Per Cosa Nostra, la mafia statunitense, duramente combattuta da Robert Kennedy, allora ministro della Giustizia, anch’egli assassinato in circostanze controverse? Per i petrolieri texani preoccupati per un progettato aumento delle tasse sui loro introiti? O per i notabili della Federal Reserve Bank? Kennedy aveva emanato una linea di condotta, la direttiva 11110, sostenendo l’illegalità di alcune procedure finanziarie dell’ente. In essa avocava la facoltà di stampare moneta senza dover rendere conto alle banche centrali riunite sotto l’insegna della FRB. O forse per il Pentagono contrario sia all’ipotesi di ritiro statunitense dal conflitto in Vietnam sia alla volontà presidenziale di accordarsi con l’URSS di Krusciov per ridurre gli arsenali? O forse per la NASA, preoccupata per quanto scritto nel memorandum del 12 novembre 1963 indirizzato al direttore della CIA, James Angleton, dal titolo "Riesame delle classificazioni di tutti i files del reparto spionaggio UFO”? In un altro documento, sempre dello stesso giorno, indirizzato a James Webb, amministratore dell’Agenzia aerospaziale, Kennedy spiegava come gli Stati Uniti dovessero impegnarsi in un programma di esplorazione spaziale congiunto a quello delle autorità sovietiche.

cms_7581/5.jpgSono solo ipotesi ovviamente. Resta anche da capire il perché in una dichiarazione giurata, Delores Nelson, chief information officer della CIA, aveva detto che i circa 1.100 documenti custoditi dall’agenzia sarebbero dovuti restare sotto silenzio fino al 26 ottobre 2017. C’è una verità “non ufficiale”, quella mirabilmente dettagliata da Oliver Stone, nel suo lungometraggio del 1991: “JFK”. Molto più che un semplice scossone all’establishment…

Vincenzo Fortino

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