Il consumo di energia rinnovabile in Europa

I paesi del Nord Europa guidano la classifica del consumo di energia rinnovabile. La questione ambientale può rilanciare l’UE

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L’Eurostat calcola la percentuale di energia rinnovabile utilizzata rispetto al totale dell’energia consumata nei vari paesi dell’Unione Europea. La variabile è significativo in quanto oggetto di monitoraggio per il raggiungimento degli obiettivi strategici dell’Unione. Il dato è riferito al 2017. Nel 2017 al primo posto della classifica europea per percentuale di energia rinnovabile sul totale dell’energia consumata vi era l’Islanda con un valore pari a 71,57%, al secondo posto la Norvegia con un valore pari a 71,18% ed al terzo posto la Svezia con un valore pari a 54,5%. A metà classifica si trova la Serbia al diciassettesimo posto con un valore pari al 20,61%, seguita dalla North Macedonia con il 19,65% e dalla Bulgaria con il 18,73%. Chiudono la classifica Malta al trentaquattresimo posto con un valore pari a 7,17%, l’Olanda al trentacinquesimo posto con il 6,6% dell’energia consumata proveniente da fonti rinnovabili ed infine il Lussemburgo con un valore pari a 6,38%.

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Di seguito si prende in considerazione l’andamento della produzione di energia rinnovabile in Islanda, Norvegia e Svezia.

Islanda - La produzione di energia rinnovabile in Islanda è cresciuta nel periodo tra il 2011 ed il 2017. Nel 2011 la percentuale di energia rinnovabile in Islanda è stata pari a 71,46% per poi crescere fino al 72,38% ovvero pari ad una crescita di 0,92 punti percentuali pari a 1,29%. Nel passaggio tra il 2012 ed il 2013 la percentuale di energia rinnovabile in Islanda è diminuita da un ammontare pari a 72,38% fino ad un valore pari a 71,65% ovvero pari ad un ammontare di -0,73 punti percentuali pari a -1,01%. Nel passaggio tra il 2013 ed il 2014 la percentuale di energia rinnovabile prodotta in Islanda è diminuita dal 71,65% fino al valore di 70,47%. Nel passaggio tra il 2014 ed il 2015 la percentuale di energia rinnovabile in Islanda rispetto al totale dell’energia consumata dagli islandesi è passata da un valore pari a 70,47% fino ad un valore pari a 70,26% ovvero una riduzione pari a -0,21 punti percentuali assoluti pari a –0,30%. Nel passaggio tra il 2015 ed il 2016 la percentuale di energia rinnovabile prodotta in Islanda è passata da un valore pari a 70,26% fino ad un valore pari a 72,66% ovvero pari ad una crescita di 2,40 punti percentuali pari ad un valore del 3,42%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 la percentuale di energia rinnovabile consumata dagli islandesi sul totale dell’energia consumata è passata da un valore pari a 72,66% fino ad un valore pari a 71,57% ovvero pari ad una riduzione di -1,09 punti percentuali pari ad una riduzione di -1,50%. In totale, nel periodo considerato, la percentuale di energia rinnovabile consumata dagli islandesi sul totale dell’energia complessiva è aumentata di 0,11 punti in valore assoluto e di 0,15 in valore percentuale.

Norvegia - La percentuale di energia rinnovabile consumata dai norvegesi è cresciuta nel periodo tra il 2011 ed il 2017. Nel 2011 i norvegesi consumavano il 63,87% dell’energia proveniente da fonti rinnovabili, una percentuale cresciuta fino ad arrivare ad un valore di 64,23% nel 2012 ovvero una crescita pari a 0,36 punti in valore assoluto e pari a 0,56 in valore percentuale. Nel passaggio tra il 2012 ed il 2013 la percentuale di energia rinnovabile consumata dai norvegesi è cresciuta ulteriormente passando dal 64,23% fino al 66,18% ovvero una crescita pari a 1,95 punti in valore assoluto e pari a 3,04 in valore percentuale. Nel assaggio tra il 2013 ed il 2014 la percentuale di energia rinnovabile consumata dai norvegesi è cresciuta da un ammontare pari a 66,18% fino ad un valore pari a 68,92% ovvero pari ad una crescita di 2,74 punti in valore assoluto e pari a 4,14 punti in valore percentuale. Nel passaggio tra il 2014 e il 2015 la percentuale di energia rinnovabile consumata dai norvegesi è diminuita dal 68,92% fino ad un valore pari al 68,71% ovvero pari ad un valore di -0,21 punti in valore assoluto pari a -0,30 unità in valore percentuale. Nel passaggio tra il 2015 ed il 2016 la percentuale di energia rinnovabile consumata dai norvegesi è cresciuta da un ammontare pari a 68,71% fino ad un valore pari a 69,82% ovvero pari ad un ammontare di 1,11 punti in valore assoluto pari a 1,62%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 la percentuale di energia rinnovabile consumata in Norvegia è passata da un ammontare pari a 69,82% fino ad un valore pari a 71,18% ovvero pari a 1,36 punti in valore assoluti pari a 1,95%. Nel complesso del periodo tra il 2011 ed il 2017 la percentuale di energia rinnovabile consumata in Norvegia sul totale dell’energia consumata è cresciuta di un ammontare pari a 7,31 punti in valore assoluto pari a 11,45%.

Svezia - La percentuale di energia rinnovabile consumata dagli svedesi è cresciuta nel periodo tra il 2011 ed il 2017. In modo particolare nel 2011 la percentuale di energia rinnovabile consumata dagli svedesi è stata pari al 48,73%. Nel passaggio tra il 2011 ed il 2012 la percentuale di energia rinnovabile consumata dagli svedesi è cresciuta da un valore pari a 48,73% fino ad un valore pari a 51,08% ovvero pari ad una crescita di 2,35 punti in valore assoluto e pari a 4,82%. Nel passaggio tra il 2012 ed il 2013 la percentuale di energia rinnovabile consumata dagli svedesi è cresciuta da un ammontare pari a 51,08% fino ad un valore pari a 51,92% ovvero una crescita pari a 0,84 punti in valore assoluto pari a 1,64%. Nel passaggio tra il 2013 ed il 2014 la percentuale di energia rinnovabile consumata dagli svedesi è cresciuta da un ammontare pari a 51,92% fino ad un valore pari a 52,4% ovvero pari a 0,48 unità pari ad un valore di 0,92%. Tra il 2014 ed il 2015 la percentuale di energia rinnovabile consumata dagli svedesi è cresciuta da un ammontare pari a 52,40% fino ad un valore pari a 53,64% ovvero pari ad una variazione di 1,24 punti in valore assoluto pari a 2,37%. Nel passaggio tra il 2015 ed il 2016 la percentuale di energia rinnovabile consumata dagli svedesi è cresciuta da un ammontare pari a 53,64 fino ad un valore di 53,76. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 la percentuale di energia rinnovabile consumata dagli svedesi sul totale dell’energia consumata in Svezia è cresciuta da un valore pari a 53,76 fino ad un valore pari a 54,5 ovvero pari ad un ammontare di 0,74 in valore assoluto pari a 1,38%. Nel complesso, nel periodo considerato la percentuale di energia rinnovabile consumata dagli svedesi sul totale dell’energia consumata è cresciuta di 5,77 punti pari a 11,84%.

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Conclusioni - In conclusione occorre considerare che molti paesi UE al 2017 avevano raggiunto gli obbiettivi dell’UE previsti nel 2020. Tra questi paesi vi sono l’Ungheria, la Romania, l’Italia, la Repubblica Ceca, la Bulgaria, la Lituania, la Finlandia, l’Estonia, la Svezia, la Danimarca, la Croazia, la Macedonia del Nord, l’Islanda e la Norvegia. Tuttavia vi sono anche molti paesi che al 2017 risultavano essere molto indietro rispetto agli obbiettivi UE ovvero l’Olanda con uno scostamento di -7,4, la Francia con -6,7, l’Irlanda con -5,35, il Regno Unito con -4,79, il Lussemburgo con -4,62 e la Polonia con -4,1. Occorre riflettere anche sulle motivazioni che possono comportare il mancato avvicinamento agli obbiettivi UE e tra questi certamente va considerato che molti dei paesi citati, ovvero l’Olanda, la Francia e il Regno Unito hanno degli interessi molto significativi nel settore degli idrocarburi e potrebbero essere abbastanza resistenti nel cambiamento del modello di approvvigionamento energetico della popolazione. Tuttavia poiché la domanda di idrocarburi tende a crescere a livello globale, come conseguenza del processo della globalizzazione e dell’industrializzazione dei paesi asiatici, è assai probabile che quegli stessi paesi realizzino una duplice politica caratterizzata da un orientamento green in patria e da un orientamento greed ovvero orientato ai profitti all’estero.

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Certamente la questione ambientale appare come una delle questioni centrali nell’interno delle politiche economiche dei governi. La risoluzione della questione ambientale è tecnologicamente possibile. Tuttavia esistono delle resistenze, dovute agli interessi delle corporations, che sono difficili da eliminare e che del resto non potrebbero essere neanche compensati con interventi governativi vista la condizione della finanza pubblica di molti stati europei.

Ne deriva, che l’ambientalismo può essere davvero uno di quei temi intorno ai quali si può costruire una idea di Europa che possa essere vicina ai cittadini, agli interessi della popolazione e svolgere quel ruolo di mediazione politica e istituzionale tra mercato e bene comune che gli stati hanno dismesso e della quale purtuttavia le nazioni europee sentono il bisogno. E del resto la questione ambientale può anche offrire lo scenario per una Europa che sia in grado di affrontare le questioni epocali, quelle questioni che i singoli stai non riescono più ad affrontare e che invece nella civilizzazione europea possono trovare tutela e rappresentanza.

Angelo Leogrande

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