Il cinema ci mette in guardia dai pericoli dei piccoli schermi

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Il cinema ha sin dai suoi primordi raccontato e registrato il reale, prima semplicemente mostrandolo e poi raccontandolo attraverso un filo narrativo, spesso visionario. Durante questa travagliata estate di tensione e paura terroristica, sono usciti sul grande schermo in Italia due film che sono legati tra loro a mio parere a due nostre manie e ossessioni quotidiane: i social e il cellulare.

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Il primo è “Friend Request - La morte ha il tuo profilo” diretto da Simon Verhoeven e il secondo è “Cell”, tratto da un romanzo di Stephen King del 2006 e diretto da Eli Roth, regista già di “Hostel” e “Cabin Fever”. In “Friend Request” il plot gira attorno a una certa Laura, popolare studentessa di un college americano. La ragazza è come molte sue coetanee molto attiva sui social network e in particolare condivide ogni momento della sua vita postando a ogni piè sospinto foto scattate in ogni occasione, condividendo questo armamentario di immagini con oltre 800 amici su Facebook. Un giorno accetta una richiesta di amicizia di una misteriosa quanto asociale ragazza, tale Marina, iniziando con lei una relazione, sia on line che personale. Le due però rompono presto la loro liason quando Laura condivide sul suo profilo le foto della sua cena di compleanno a cui Marina non è stata invitata. Sentitasi ancora una volta delusa dagli altri, Marina si suicida mentre filma la scena con la webcam del suo pc. Laura riceve il video e da quel momento si ritrova inseguita dallo spirito demoniaco di Marina che minaccia di farla rimanere da sola infestando la sua pagina di Facebook di messaggi dall’al di là.

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In “Cell” invece un misterioso segnale elettronico di origine sconosciuta, propagato attraverso i cellulari di tutto il mondo, penetra nella mente degli utenti con l’effetto di ridurre una larga parte della popolazione a vittima di istinti animaleschi e omicidi. Alcuni sopravvissuti all’effetto tentano di trovare un modo per sottrarsi alla barbarie e alla feroce follia dei “phonecrazies”, ovvero delle vittime del devastante segnale telefonico.

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Tra questi emerge il nostro eroe, Clay Riddell, ex designer di fumetti, che si sottrae fortunatamente al potente messaggio distruttivo. Inizia da quel momento nel film un cammino drammatico e pericoloso alla ricerca della famiglia di Clay a cui si uniscono altri sopravvissuti che tenteranno di sciogliere alcuni degli enigmi conseguenti all’incidente che ha distrutto il mondo civile e di anticipare i possibili scenari futuri che attendono l’umanità. Gli esseri umani colpiti dall’impulso sviluppano una metamorfosi psichica che li trasforma in creature dotate di poteri telecinetici e di una spaventosa volontà collettiva, assetata di vendetta. I due film seppur con elementi di tensione e azioni spettacolari, non riescono però ad approfondire meglio un discorso che in realtà è più profondo e meritevole di un’analisi maggiore.

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I film ripropongono le tematiche del rapporto dell’individuo con tutti gli incubi e le manie che pervadono la nostra realtà, un tema assolutamente moderno e attuale: la tecnologia che piano piano divora e disumanizza il pianeta. Mentre “Friend Request”, nonostante il mix di generi vecchi e nuovi trito e ritrito nel cinema, affronta una paura reale celata dietro ogni schermo dei nostri pc e dei nostri smartphone, ovvero il rischio di imbatterci in amicizie pericolose, “Cell” fa leva sulle nostre cattive abitudini, sulla mania ossessivo-compulsiva di tenere incollato il nostro orecchio in conversazioni con amici e parenti. Ciò che al di là della riuscita cinematografica delle due pellicole si può dire, è che i due film comunque ci portano ancora una volta a una riflessione sulla nostra quotidianità eterodiretta. La paura più grande da affrontare non è solo l’amicizia pericolosa che ci si può ritorcere contro, ma che rischiamo di perdere d’incanto come in un dolorosissimo countdown sui nostri teleschermi portatili, tutte le nostre amicizie così faticosamente conquistate a furia di like e di selfie. Alla fine la protagonista attraversa un percorso pericoloso che la porterà all’incubo più estremo in era social: quello di rimanere completamente sola e isolata dagli altri. L’armageddon totale dei cellulari che trasformano la gente in zombie assetati di vendetta, può essere letto, nonostante la disarmante carenza narrativa della sceneggiatura del film, come un impulso generalizzato a rendere tutti noi ancora una volta omologati, ma stavolta in uno scenario post apocalittico. Se prima eravamo tutti ugualmente attaccati al nostro smartphone, dopo quello stesso strumento ci renderà ugualmente una massa di pazzi assassini. Il cinema favolizza, spettacolarizza e a volte ci mette in guardia dagli altri, da noi stessi e da quella tecnologia spesso sopravvalutata e considerata un’amica disinteressata.

Andrea Alessandrino

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