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Psicologia e apprendimento. Le intelligenze multiple di Howard Gardner

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In materia di apprendimento, è fondamentale il concetto, già trattato in precedenza, di meta-cognizione. Conoscere, cioè, le dinamiche personali grazie alle quali si attua il processo cognitivo, rende quest’ultimo più agevole ed efficace, anche nei casi (solo in apparenza) problematici.

Per decenni si sono delineate due forme di intelligenza, logico-matematica e linguistica, che hanno creato uno spartiacque tra coloro i quali si riteneva fossero predisposti al ragionamento scientifico ed il resto degli studenti, più inclini alle materie umanistiche.

Questa grossolana semplificazione, tuttavia, escludeva il mare magnum di chi, non eccellendo nelle materie suindicate, mostrava una predisposizione ad altro genere di attività. Quella artistica, per esempio, o le attività pratico- manuali o ancora la predisposizione allo sport e alla musica.

cms_11814/2v.jpgHoward Gardner, psicologo statunitense, nel suo saggio Frames of mind:The theory of multiple intelligences delinea un importante passaggio nelle teorie dell’apprendimento, presentando la sua teoria sulle intelligenze multiple.

Rivoluzionando e scardinando il vecchio sistema, che indicava nel calcolo del quoziente intellettivo, la rilevazione del livello di intelligenza, Gardner introduce un nuovo concetto che fa leva sulla plasticità del cervello umano, contrapposto all’idea monolitica di intelligenza, sino ad allora vigente.

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Lo psicologo statunitense, ha individuato nel corso dei suoi studi l’esistenza di una molteplicità di intelligenze, interdipendenti l’una dalle altre, elencandone ben nove: logico-matematica, linguistica, spaziale, musicale, cinestesica, interpersonale, intrapersonale, naturalistica ed esistenziale.

In accordo con il principio di equità, conoscere la forma di intelligenza più sviluppata in ogni studente, offre l’opportunità di mettere a punto un sistema di insegnamento efficace, in grado di garantire il massimo dei risultati in termini di apprendimento e, di conseguenza, una buona riuscita per quel che concerne il profitto scolastico.

Gardner enuncia tre principi che possono essere facilmente applicati in ambito educativo:

- tutte le persone possiedono intelligenze multiple;

- non esistono due individui che presentano un identico profilo di intelligenze, poiché esso dipende da interazioni singolari tra patrimonio biologico ed esperienze di vita;

- possedere una determinata intelligenza non significa saperla usare correttamente. Una spiccata intelligenza matematica può essere usata per sviluppare degli importanti teoremi, ma può anche essere impiegata per complicarsi la vita con continui calcoli mentali!

Compito di ogni educatore è quindi quello non solo di individuare la forma di intelligenza predominante in ciascuno dei suoi discenti, ma anche e soprattutto di indirizzare questa attitudine al fine di apprendere presto e bene.

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Per concludere, potremmo aggiungere all’elenco di Gardner, un’ulteriore forma di intelligenza, che negli ultimi decenni si fa strada: l’intelligenza digitale, grazie alla quale i cosiddetti digital natives, fin dai primi anni di vita sono in grado di utilizzare pc, tablet e smartphone, come e meglio degli adulti.

Più di ogni altra, questa forma di intelligenza deve essere orientata in modo produttivo al fine di evitare quelle pericolose derive (cyberbullismo, dipendenza da video-games, ecc… ) che, al contrario, costituiscono una vera e propria emergenza educativa.

Lucia D’Amore

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