Il bullismo non risparmia nessuno!

Anche membri di famiglie reali e star dello spettacolo subiscono derisioni e angherie

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Settembre è alle porte. Per i bambini resta ancora qualche altro giorno di vacanza prima di riprendere gli impegni scolastici. Zaini, astucci, quaderni, libri sono stati già stai approntati; genitori e figli sono in trepidante attesa per la nuova avventura che li attende.

William e Kate d’Inghilterra, come tutti i comuni mortali, non si sottraggono ai loro impegni genitoriali e alle emozioni che ogni inizio comporta. Il piccolo George, futuro sovrano, oltre al classico programma di un bimbo di sei anni intraprenderà studi di programmazione informatica, di poesia e di balletto classico.

cms_14018/2v.jpgFin qui niente di strano, se non fosse per il fatto che la conduttrice Lara Spencer, durante la trasmissione del programma “Good Morning America” nel riferire che il principino prenderà lezioni di danza, sia stata assolutamente incapace di trattenere le risate.

Sì, proprio così. Ha continuato a ridere in maniera evidente per tutto il tempo.

L’atteggiamento della conduttrice è stato subito assimilato al bullismo e molte celebrità della danza - da Jerry Mitchell, noto coreografo di Broadway, al nostro Roberto Bolle, leggenda del balletto classico - sono insorti in difesa del piccolo reale.

Roberto Bolle si è schierato sui social, pubblicando il video incriminato e invitando tutti a riflettere: “È già abbastanza duro per tanti ballerini uomini essere scherniti nella vita”.

Viene da pensare che la presentatrice, probabilmente, nemmeno una volta nella sua vita abbia visto Billy Elliot, il bellissimo film ispirato alla storia vera di Philip Mosley, un ragazzino di undici anni che ha il sogno di diventare ballerino classico. Figlio di un minatore alle prese con i problemi legati alla sopravvivenza, sullo sfondo gli scioperi minerari nella cittadina, Billy può contare solo sulla comprensione di Julie, sua insegnante di danza, per trovare la forza di lottare contro i pregiudizi del padre, del fratello maggiore e dell’intera società.

Nel film, la fragilità del giovane protagonista e la sua determinazione costituiscono una potente esortazione a essere se stessi e ad affermare il proprio diritto alla felicità, parlando al cuore di tutti quelli che sono derisi, giudicati ed emarginati per le loro aspirazioni.

Se solo avesse visto il film, se solo si fosse un momento compenetrata provando un briciolo di compassione, la Spencer non avrebbe assunto un comportamento così ottuso.

Nessuno può permettersi di scherzare, di prendere alla leggera questi argomenti così scottanti. Troppe famiglie piangono le morti dei propri figli o si ritrovano a dover combattere per tutta la vita con problemi legati al disagio per tutto quello che essi hanno dovuto patire a causa del bullismo. Non c’è perdono possibile, soprattutto per una persona che ha responsabilità che le derivano dal suo ruolo pubblico. Le scuse postume non bastano, perché quel film racconta, in realtà, la storia vera di tanti ragazzi che hanno dovuto lottare per seguire i propri sogni, le proprie aspirazioni in un mondo in cui si parla tanto di diritti, di uguaglianza ma che all’atto pratico lascia ancora sole molte persone.

È recente la storia di Giacomo De Luca, venti anni, leccese, educato e di buone maniere, diventato bersaglio perfetto da quando, piuttosto che tirare calci al pallone, si era appassionato al ballo.

Giacomo ha dovuto fare i conti con i pregiudizi, ma non si è mai distratto: "Il mio unico pensiero era la danza. Il mattino preparavo già il borsone per la lezione del pomeriggio. Non m’importava della scuola, non ero accettato dai compagni, spesso ero molto nervoso e mia madre andava a parlare con gli insegnanti. Sì, ero bullizzato".

Per sua fortuna, la famiglia gli è stata sempre vicina, sostenendolo col suo amore incondizionato, ed è stata fondamentale per lui anche quando ha deciso di appoggiare la sua scelta di trasferirsi da Lecce, dove l’aria si era fatta irrespirabile, a Milano.

Ha dovuto insistere negli studi, Giacomo, per essere ammesso alla scuola di ex ballerini della Scala; ma oggi, dopo cinque anni, ha ottenuto il suo diploma diventando ballerino professionista.

Animato dalla passione e dalla determinazione, non ha mai mollato la presa, trovando ispirazione e assumendo come suo ideale modello di riferimento Roberto Bolle, che ha poi incontrato di persona.

Esattamente come Roberto Bolle, anche Giacomo compie moltissime rinunce per raggiungere i più elevati livelli di perfezione. Si allena duramente fino a nove ore al giorno seguendo una dieta che non prevede, tra l’altro, la consumazione dei suoi adorati pasticciotti leccesi.

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Di bullismo, di certo, se n’è parlato e se ne parla tanto.

Fiumi d’inchiostro hanno riempito libri e giornali mentre in televisione, con cadenza ritmata, sono passate e ampliate notizie di abusi, di violenze subite e al contempo perpetrate da minori prevalentemente tra le mura scolastiche. E’ necessario non abbassare mai il livello di guardia.

Gli ultimi dati disponibili parlano chiaro: oggi un adolescente su quattro rischia di essere vittima di almeno un episodio di bullismo via web, il cosiddetto cyberbullismo.

Sono dati che devono indurci a riflettere: a differenza del passato, quando già esistevano, i bulli oggi possono disporre di mezzi tecnologici che offrono infinite possibilità di mettere gli altri in ridicolo in modo crudele senza esporsi troppo e quindi rischiare di essere puniti.

Più generalmente, con il termine bullismo s’indica tutta la serie di comportamenti caratterizzati da intenti violenti, vessatori e persecutori, manifestati da bambini e adolescenti nei loro confronti stessi coetanei.

Si contano, tristemente, troppe vittime che non ce l’hanno fatta a tollerare gli abusi, le violenze. Ci si riferisce a bambini o adolescenti, di età compresa tra i nove e i diciotto anni, che hanno preferito togliersi la vita piuttosto che continuare a subire le ingiurie, le vessazioni, le violenze.

Per comprendere la reale portata del problema, si pensi che il 6% dei ragazzi tra nove e diciassette anni sono stati vittime di episodi di cyberbullismo nell’ultimo anno, e il 19% vi ha assistito. A segnalarlo, citando i dati della ricerca Eu Kids Online 2017, è stato il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, parlando davanti alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, nell’ambito dell’indagine conoscitiva su bullismo e cyberbullismo

Particolarmente preoccupante, ha detto il ministro, è la crescita del sexting, la pratica, di recente diffusasi anche tra gli adolescenti, di inviare o ricevere foto o video provocanti o relativi a momenti intimi.

Il bullismo è un fenomeno trasversale che, se non arginato in tempo, rischia di sfociare in nuove forme di disagio una volta adulti, quali il mobbing o lo stalking. Sembra essere una delle spie del malessere sociale dei nostri tempi, sinonimo di un disagio relazionale che si manifesta fra i più giovani, ma non è circoscritto a nessuna categoria sociale, e a quanto pare non risparmia neanche principi e principesse.

Rappresentativo è il caso dellaprincipessa Aiko, Giappone.

All’età di otto anni, infatti, nel 2010, la principessa Aiko, figlia unica dell’erede al trono Naruhito, fu costretta ad allontanarsi da scuola perché era finita nel mirino di una banda di bulli formata da ragazzi più grandi. La bambina, che frequentava la prestigiosa scuola di Tokyo, ‘Gakushuin’ è stata così male da accusare dolori fisici e dover fronteggiare gravi attacchi d’ansia.

In Giappone il termine bullismo si traduce nel termine ‘Ijime’ che deriva dal verbo ‘Ijimeru’ che significa proprio ‘tormentare’ o ‘perseguitare’.

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Ed è proprio questo che deve aver provato, pur nell’apparente sicurezza del suo olimpo dorato, la principessa Aiko, il cui carattere timido e introverso ha fatto sì che le fosse affibbiato il ruolo di vittima ideale, oltre all’idea, che deve essere sembrata allettante ai componenti della baby gang, di “dissacrare” addirittura un membro della famiglia reale.

Ad Aiko fu diagnosticato un profondo disagio psicologico acuito dall’ansia e dovette, per un periodo, sospendere la frequentazione della scuola e proseguire gli studi a casa.

Il bullismo non fa quindi alcuna esclusione e sorprende sapere come persone di successo, idoli acclamati nel mondo per il loro talento artistico, ma anche presidenti o persone diventate membri della famiglia reale britannica ne siano state vittime, sconfiggendolo, alla fine.

Le tante testimonianze rese da Kate Winslet, Lady Gaga, Mika, Madonna, Justin Timberlake, Barak Obama, Elisa, Elodie, vittime nei primi anni di vita di bullismo, vogliono essere un incoraggiamento, un’esortazione a non sentirsi persone “inferiori, inadeguate, indegne” e a reagire.

Anche la madre del principe George ha dato la sua personale testimonianza.

Timida e studiosa, divenne il bersaglio perfetto per alcune ragazze della sua classe. Le prese in giro furono così aggressive e offensive, che la Middleton seguì un ciclo di sedute di psicoterapia per ritrovare il proprio equilibrio e tornare a star bene con se stessa.

Oggi, una delle prime campagne di sensibilizzazione della quale Kate Middleton si è fatta portavoce è proprio quella in favore del benessere psicologico dei più giovani: “La gente spesso mi chiede perché sono così interessata alla salute mentale dei bambini e dei giovani. La risposta è abbastanza semplice. È perché penso che ogni bambino debba cominciare la vita nel modo migliore possibile”.

E noi non possiamo che essere d’accordo con lei.

Gianmatteo Ercolino

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