Il Solstizio d’estate

Il suo significato tra misticismo, tradizione e alchimia

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Il 21 giugno, quando il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva (+23° 27’) rispetto all’equatore celeste, si compie a mezzogiorno del cosmo quello che nelle tradizioni precristiane era considerato uno dei momenti più solenni. Il solstizio d’estate, celebrato, a seconda dei calendari, tra il 19 e il 25, coincide quasi, in quello liturgico della Chiesa latina, con la ricorrenza della natività di San Giovanni Battista, alla cui vigilia si compiono ancora oggi riti folkloristici che raccolgono frammenti di credenze e culti arcaici. In Abruzzo e in Molise, le giovani si volgono a Oriente per vedere sul disco del sole nascente il volto del santo decapitato. Colei che per prima lo scorgerà sarà sposa entro l’anno. In Sardegna si sostiene che l’astro saltelli tre volte, come la testa del Battista quando venne mozzata. Questa ricorrenza, ricavata sulla base dei Vangeli e strettamente collegata al Natale cristiano - fatto coincidere col solstizio invernale, in cui a Roma si onorava il Sol Invictus - commemorava in realtà anche la morte di San Giovanni perché così convenzionalmente era stabilito a riguardo del dies natalis.

cms_6559/2p.jpgEgli è colui del quale sta scritto: ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te. In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni Battista” (Matteo 11, 10-11). Il sole ha appena superato il punto solstiziale e inizia a decrescere sull’orizzonte, avviando il semestre discendente che si concluderà il 21 dicembre. Ecco dunque che il 24 giugno, si celebra l’astro colpito a morte, in analogia con la fine del santo. “… Colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai reso testimonianza, ecco sta battezzando e tutti accorrono a lui. Giovanni rispose: Nessuno può prendere qualcosa se non gli è stata data dal Cielo… Non sono io il Cristo, ma sono stato mandato innanzi a lui… Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire” (Giovanni 3, 25-30).

Mentre il Battista è strettamente collegato al sacro evento estivo, l’Evangelista è celebrato nei giorni d’inverno. Entrambi chiudono le porte dei momenti più importanti e magici dell’anno. Il primo, “il Giovanni che piange” quella del 24 giugno, il secondo, “il Giovanni che ride” quella del 27 dicembre. Non a caso nella tradizione greca i due Solstizi erano chiamati rispettivamente “Porta degli dei” e “Porta degli Uomini”. Nell’Odissea, Omero ci narra dell’antro di Itaca nel quale si aprivano due porte, l’una volta a Borea, cioè a nord perché al Solstizio d’Estate il sole si trova a nord dell’equatore celeste e l’altra volta a Noto, cioè a sud perché al Solstizio d’Inverno l’astro si trova a sud. I Solstizi erano simbolicamente i momenti del passaggio tra il mondo terreno dello spazio-tempo e quello dell’immaterialità in cui spazio e tempo non trovano alcuna ragione d’essere. “Si tratta di una conoscenza tradizionale che concerne una realtà di ordine iniziatico e proprio in virtù del suo carattere tradizionale non può avere alcuna origine cronologicamente assegnabile… Essa si trova dappertutto, al di fuori di ogni influenza greca, e in particolare nei testi vedici, che sono sicuramente di molto anteriori al pitagorismo” (René Guénon, Simboli della Scienza Sacra, trad. it. Milano 1975).

cms_6559/3p.jpgNella tradizione romana, il culto dei due Iohannes era assorbito dalla figura di Ianus, il Giano bifronte, celebrato dai Collegia fabrorum proprio ai due Solstizi. A Luchon in Francia venne rinvenuta una pagina interessantissima, staccata da un manoscritto ecclesiastico, risalente al XV secolo e recante il dipinto di un medaglione con il monogramma IHS, sormontato da un cuore con sotto un busto di Giano bifronte. I suoi volti sono uno barbuto, l’altro giovane, di fattezze delicate, quasi femminili. Nella mano destra reca uno scettro, in quella sinistra una chiave. In tale raffigurazione vi è una coincidenza delle figure di Janus e Cristo, quale segno quest’ultimo del passaggio da un’era all’altra. Egli è devoto al Padre e il suo Regno, la discesa in terra di Gerusalemme, non può che essere la continuazione di quello difeso ed onorato in vita: “Io sono l’alfa e l’omega… il principio e la fine” (Apocalisse 1,8; 21,6; 22,13). L’ultima lettera del più antico alfabeto greco era la Tau, riconducibile per forma all’Ankh. I primi cristiani la usarono per riferirsi a Gesù. Come l’Ankh, la chiave è simbolo di eternità, non a caso i faraoni la stringevano nella mano destra, mentre lo scettro indica il potere sacerdotale di Melchidesech. I due volti di Giano, l’uno vecchio e l’altro giovane, simboleggiano il passaggio epocale in Cristo, tra passato e futuro. La chiave apre le porte della trasmutazione, dei segreti e dei misteri. Egli è il signore dei tempi ed è a guardia delle due vie, discendente e ascendente, arcta e lata, yin e yang. Le stesse che l’iniziato dovrà seguire, discendendo e poi salendo. Una sotto il segno del Cancro, l’altra del Capricorno.

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Sarà dunque il 27 dicembre che inizierà emblematicamente il lavoro dell’adepto, intenzionato a percorrere la via dell’evoluzione e del perfezionamento. Le due porte sono parte della ciclicità cosmica, rappresentata dalla ruota o dalla spirale, qual è il triskel ad esempio. Chi avrà dunque conseguito le chiavi per aprirle, percorrerà il suo cammino tra cielo e terra, nell’alternarsi del moto - a spirale per l’appunto - di luce ed ombra. Ruoterà nel proprio interiore, rispecchiando l’andamento universale.

cms_6559/5p.jpgQuod est inferius est sicut quod est superius”, principio codificato nei due triangoli intrecciati della Stella di David. Il Battista termina l’Antica Legge, che “Cristo non è venuto ad abolire" (Matteo 4,17), bensì a seguitare e, come il gallo, annuncia la nuova era dell’Avvento, chiudendo le tenebre e aprendo alla luce gnosica. “Io sono voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore” (Giovanni 1,23). La sua strada esorta dunque a prepararsi, con la riflessione, a ricevere il battesimo, l’iniziazione che ammette alla luce. “Si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando la conversione per il perdono dei peccati” (Marco 1,4), ossia la remissione dei metalli, primo fra tutti l’ignoranza. Giovanni Evangelista, sperimentato nella sua Apocalisse uno stato di estasi, serrerà invece la porta del primo Avvento, dando annuncio del secondo che vedrà discendere in terra la Gerusalemme celeste: “Vidi poi un nuovo cielo ed una nuova terra perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme scendere dal cielo…”(Apocalisse 21,1-2).

cms_6559/6p.jpgIl suo simbolo è “l’Aquila di Cristo”, come la definì Dante, emblema del potere temporale e superiore che si erge verticalmente da terra. In molti luoghi come nell’isola di Man, in Belgio, in Irlanda, in Piemonte e persino fra le popolazioni berbere dell’Africa settentrionale, la notte del 24 si accendono ruote infiammate a rievocare non solo il moto solare che impercettibilmente declina, ma quello cosmico che mescola visibile e invisibile, sogno e realtà, alto e basso. Nel Medioevo era usanza raccogliere, durante la notte, erbe e rugiada che, recanti l’influsso benevolo del santo, neutralizzavano le malie delle striges. Tra esse spiccava Erodiade, personificazione della dea Diana, poi confusa con la figlia Salomè che da Erode Antipa aveva ottenuto la testa del Battista. Narra la leggenda che al vederla, servita su un vassoio d’argento, un amaro pentimento la colse. Mentre, in un pianto disperato, la copriva di baci e lacrime, dalla bocca del santo uscì un soffio furioso che la spinse nell’aria, dove fu condannata a vagare in eterno. Con la cristianizzazione si attuò una sorta di demonizzazione dei preesistenti culti divinatori, così l’antica Arte di preparare le erbe e la fedeltà alla Grande Madre, furono assimilate a pratiche maligne. Fu per questo che Diana, da dea benevola e coraggiosa, assunse una valenza nefasta, assorbendo l’onta d’esser madre di tutte le streghe. Da custode della Conoscenza ancestrale ed espressione del sacro principio femminile, la donna divenne un essere da annientare e sottomettere al culto patriarcale di un cristianesimo che con gli insegnamenti di Gesù non aveva nulla a che vedere. Una bella tradizione della Val Padana, oltre ad esaltare il suo ruolo nel rapporto con la Terra, rimanda ai meravigliosi druidi che in questa magica notte, al chiarore della luna, coglievano con una falce d’argento le erbe intrise delle prime gocce di rugiada, con le quali preparavano medicine e filtri di buona sorte. Le donne del luogo prelevano le noci, alle prime luci dell’alba, con una falce di legno quando la drupa è ancora verde. Da esse ricavano il nocino, al quale sono ascritte proprietà benefiche. Nell’antica Roma si festeggiava Fors Fortuna, dea della casualità e di coloro che non avevano né arte né parte. Narra Plinio che in età repubblicana il Solstizio era considerato un momento critico dell’Anno, dunque si cercava di esorcizzarlo, danzando, cantando e divertendosi, attendendo che il sorgere del sole alla mattina del 24 ne cancellasse ogni traccia.

cms_6559/7p.jpgNel percorso alchemico dell’anno esoterico siamo al compimento della fase al rosso che porta l’iniziato all’acquisizione del potere personale. Nella cultura magica cerimoniale, alla quale Salomone e Agrippa hanno dedicato molti scritti, tale potere era assimilato al pugnale supremo del comando, strumento ascrivibile all’elemento fuoco, utilizzato dal mago per governare il mondo invisibile. Dal regno delle acque superiori, l’elisir al bianco del lunare inconscio – da cui la miracolosa rugiada – stiamo avviandoci verso quello del fuoco. L’Opera per completarsi deve infatti porre le qualità proprie del femminile sotto il pieno controllo della volontà solare – e dunque maschile – affinché si consegua la realizzazione. La trasmutazione al rosso, astrologicamente segnata dal passaggio del Sole dal Cancro al Leone, consiste in questo. I simboli della chiave e dello scettro assumono anche un ulteriore significato: solo dopo aver sperimentato il mondo dell’inconscio, esso potrà essere dominato con lo scettro – o il pugnale – del comando, ossia la volontà, atta a piegare la realtà.

Nel giardino dei filosofi crescono due alberi, entrambi preziosi: uno dai frutti d’argento, l’altro dai frutti d’oro. Essi equivalgono alle due vie: la prima è quella annunciata dal gallo, che conduce all’interiore, falciando il legame con la mondanità, la seconda è quella dell’aquila, che porta verso l’elevazione da cui si può vedere ciò che in una traiettoria orizzontale non è percettibile. L’Iniziato che ha percorso la prima via – dal Samhain ad oggi - ha vinto il serpente, ha ben coltivato il suo spirito e si prepara a cogliere i frutti più preziosi che mai avrebbe potuto immaginare. E mentre al solstizio d’inverno (Yula) tutte le potenti forze erano sommerse e indistinte nella sostanza mescolata, esaltazione di Nettuno, ora serpente, aquila e ramo d’oro appaiono ciascuno nella propria forma, in perfetta armonia tra loro.

Dal Samhain un grande percorso si è compiuto. Dalla discesa di Mercurio, esaltato in Scorpione, l’Iniziato ha attraversato la nigredo, iniziando a Yula la sua rinascita e giungendo, dopo 40-42 giorni all’albedo di Imbolc (equinozio di primavera). A Beltane (1° maggio) è iniziata l’Opera al Rosso, la rubedo, che a San Giovanni è giunta alla sua maturazione, avviandosi verso l’Oro.

Silvia Girotti

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