I sentieri di Psiche

LA TORRE: METAFORA DI VITA

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“Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?

Se si mettessero insieme le lagrime versate nei cinque continenti per colpa dell’ortografia,

si otterrebbe una cascata da sfruttare per la produzione dell’energia elettrica.

Ma io trovo che sarebbe un’energia troppo costosa.

Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli:

Per esempio la torre di Pisa”.

(G.RODARI)

cms_14703/DSC_2838.jpgCaro Lettore, ci ritroviamo su I sentieri di Psiche; camminiamo e sul nostro percorso ad un tratto vediamo davanti a noi una torre alta: la guardiamo, osserviamo con riverenza la sua altezza maestosa e ci chiediamo con quanta pazienza è stata costruita, mattone dopo mattone e soprattutto ci chiediamo in quanto tempo…Vorrei partire, oggi, proprio dalle parole di Rodari con cui ho aperto il mio scritto per voi: nelle scuole e nelle famiglie, ci sono tanti bambini che ogni giorno piangono e soffrono perché hanno difficoltà di scrittura o in altre abilità necessarie all’apprendimento scolastico; come sostiene il poeta, se ci pensiamo non c’è nulla che un bambino non possa imparare senza piangere, anzi al contrario divertendosi e imparando a sorridere dei propri errori. D’altronde crescere vuol dire proprio diventare consapevoli dei propri sbagli e fare tutto il possibile per rimediare all’errore e apprendere nuove strategie di coping che consentano di funzionare meglio.

Proprio qualche giorno fa, osservavo i miei ragazzi mentre giocavano con i mattoncini a costruire una torre e pensavo quanto il gioco sia importante nella decifrazione di molteplici aspetti dell’essere umano: dalla sua intelligenza emotiva al quoziente intellettivo e anche questa volta ho potuto rilevare che molte volte l’intelligenza cognitiva non corrisponde a quella emotiva e cioè alla capacità di riconoscere le emozioni proprie e altrui.

cms_14703/2.jpgOsservando lo svolgersi del gioco della torre, viene palesata l’esperienza evolutiva di un individuo: la torre, infatti, rappresenta l’espansione in verticale, tanto è vero che durante l’età infantile, c’è una fase che è detta della ‘verticalizzazione’ in cui il bambino inizia a rendersi conto della differenziazione tra sé e sua madre e desidera elevarsi in altezza e cioè iniziare a fare esperienza da solo; i ragazzi con disabilità sono un po’ come i bambini e cioè costruiscono torri diverse tra loro, spesso molto alte ma prive di base e questo fa subito pensare alla mancanza di una base sicura sperimentata sia in età infantile che anche nella vita attuale. In particolare, possiamo sostenere che attraverso il gioco è possibile esperire dimensioni emotive che attraverso la parola non potrebbero essere così facilmente raccontate. Saint-Exupery scrisse nel piccolo principe: “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi se ne ricordano”; dovremmo quindi ricordare più spesso la nostra dimensione infantile e farvi ricorso, soprattutto quando vogliamo decifrare emozioni e vissuti dei nostri pazienti.

Torno per un attimo a quanto affermato da Rodari: l’errore è un elemento imprescindibile della nostra vita ma soltanto se investito in modo tale che rapppresenti una risorsa; e si parla per esempio della torre di Pisa, la quale è caratterizzata da una pendenza così vistosa poiché i lavori furono interrotti per un anno proprio perché il terreno sottostante stava cedendo; pertanto è la natura stessa che ci indica che non esiste la perfezione e che la bellezza molto spesso risiede nelle imperfezioni. Nelle relazioni affettive accade un po’ la stessa cosa: a volte vogliamo evitare il conflitto perché lo temiamo o temiamo la possibile conseguente rottura; in realtà non ci rendiamo conto che dal conflitto, quello sano e paritario, cresce una relazione d’amore, i silenzi a lungo andare erigono muri o…torri d’avorio.

cms_14703/3.jpgIn conclusione, vorrei citare un riferimento alla torre di Babele: la Genesi narra che i discendenti di Noè costruirono una città maestosa con una torre molto alta per rendere omaggio al Signore ma quest’ultimo interpretò tale gesto come un atto di presunzione così li punì mettendo confusione tra le lingue; pertanto gli abitanti della città non si capivano più vicendevolmente e di conseguenza si creò il caos che impedì che i lavori fossero portati a termine. Tale leggenda infatti è diventata una metafora relativa all’importanza della comunicazione: dove non c’è scambio e comunicazione, non si può costruire nulla.

cms_14703/4.jpgE’ necessario insegnare ai nostri bambini come edificare il loro futuro e permettere loro di sperimentarsi e scoprirsi competenti in questo processo edificante; nella relazione d’aiuto è possibile porre rimedio alla mancanza di una base sicura affettiva che consenta di erigere l’alta torre della propria esistenza, pur se con le dovute difficoltà ed imperfezioni.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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