I sentieri di Psiche

LA PAZIENZA: VIRTU’ E LIMITI

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“Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza,

mi ha dato il frutto della felicità”.

(Khalil Gibran)

cms_14624/DSC_2838.jpgCaro Lettore, ci ritroviamo su I sentieri di Psiche…oggi voglio parlarvi di un elemento della nostra vita che è indispensabile se vogliamo ottenere qualcosa e per raggiungere i nostri obiettivi: la pazienza. Anche per camminare lungo il nostro percorso, la pazienza è necessaria perché fa sì che non abbiamo più timore di capire cosa c’è sul fondo della nostra psiche.

La parola ‘pazienza’ deriva da pati che in latino vuol dire sopportare, soffrire, tollerare e dalla parola greca paskein che vuol dire provare, ricevere una sensazione. In ambito religioso, la pazienza è considerata una virtù che combatte la depressione, la tristezza e che rafforza la volontà di fare del bene, nonostante le difficoltà. Ed è proprio di un’esperienza fatta con un gruppo di adolescenti della mia parrocchia di cui voglio parlarvi oggi; abbiamo dedicato uno dei nostri incontri alla pazienza e al suo significato.

Partendo da una libera associazione sulla parola, l’intero gruppo ha avvicinato il termine ‘pazienza’ a quello di ‘tempo’: quindi essere pazienti dovrebbe voler dire saper aspettare qualcosa e/o qualcuno; in particolare uno dei ragazzi ha affermato che “se ami qualcuno e ci tieni perché ti fidi di lui, lo aspetti senza limiti di tempo, senza stancarti”. E’ stata sorprendente la reazione del gruppo a tale affermazione e cioè un’esortazione all’amor proprio e al rispetto di sé nel darsi un limite nell’aspettare che qualcosa si realizzi. Dopo poco, ha preso la parola un altro ragazzo dichiarando di essere un iperattivo e di avere di conseguenza poca pazienza un po’ in tutte le cose.

Certamente essere pazienti vuol dire avere capacità di autocontrollo: nessuno nasce ‘imparato’ nella gestione dell’attesa o nella tolleranza della frustrazione; a tal proposito, ho raccontato la storia di Giobbe, supremo esempio di pazienza: egli era un patriarca, aveva moltissime proprietà, sette figli e tre figlie. Satana mise alla prova Giobbe, col permesso del Signore, togliendogli tutto ciò che aveva, compresi i suoi dieci figli; nonostante ciò il patriarca non perdette mai la fede in Dio, anzi, al contrario continuava a benedirlo; perciò alla fine gli fu restituito tutto ciò che aveva perso.

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La pazienza è una virtù, come dicevo in apertura, che aiuta a non cadere nella depressione, ma perché? Probabilmente perché essere pazienti vuol dire avere la serenità di aspettare e la certezza che col tempo ogni cosa si sistema; se ci pensiamo, l’elaborazione di ogni evento della nostra vita richiede pazienza nell’attesa che il dolore provocato dal trauma possa alleviarsi. Anche per mettere in atto un cambiamento ci vuole tanta pazienza: “siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico” cita un proverbio; ma qui si vuole intendere che il nemico è l’omeostasi e cioè la tendenza di ogni essere umano al mantenimento di una situazione, pur se questa è nociva e compromette il funzionamento nella vita.

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In chiusura dell’incontro, ho fatto vedere un cortometraggio “Paperino e la pazienza” che descrive in modo simpatico e leggero che tante volte siamo proprio noi che puntiamo il dito sugli altri nella mancanza di pazienza, e che in realtà pecchiamo anche noi perché non sappiamo lavorare su noi stessi nel raggiungimento di un equilibrio psicologico che renda possibile la gestione delle emozioni negative. Insegniamo ai nostri ragazzi il vero significato della pazienza, la sua funzione ed anche il suo limite: non piò e non deve essere infinita, bensì deve essere funzionale a creare i presupposti per un futuro sempre migliore e per fare sempre nuovi progetti di vita.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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