I sentieri di Psiche

Indipendenza affettiva

NEL_GIARDINO_DI_PSICHE__14_10_2019.jpg

NEL GIARDINO DI PSICHE

“A mano a mano ti accorgi che il vento ti soffia sul viso e ti ruba un sorriso

La bella stagione che sta per finire ti soffia su cuore e ti ruba l’amore

A mano a mano si scioglie nel pianto quel dolce ricordo sbiadito dal tempo

Di quando vivevi con me in una stanza non c’erano soldi ma tanta speranza

E a mano a mano mi perdi e ti perdo e quello che è stato mi sembra più assurdo

Di quando la notte eri sempre più vera e non come adesso nei sabato sera

Ma dammi la mano e torna vicino può nascere un fiore nel nostro giardino

Che neanche l’inverno potrà mai gelare

Può crescere un fiore da questo mio amore per te”

(“A mano a mano” di Rino Gaetano)

cms_14536/DSC_2838.jpgCaro Lettore, ci ritroviamo su I sentieri di Psiche. Oggi vorrei farvi dono dei concetti più importanti, pillole preziose di cultura trasmesse da Umberta Telfener, nella sua lectio magistralis tenuta due giorni fa all’Università di bari in occasione del convegno open day della scuola di specializzazione diretta dal Prof. Pasquale Chianura.

Umberta Telfener è terapeuta della coppia oltre che didatta dell’Istituto ad orientamento sistemico-relazionale di Milano; la sua relazione ha come tema la sofferenza come fattore erotico nella coppia. Numerosi i libri in cui la Telfener descrive i meccanismi di dipendenza nelle coppie nonché il mettere in evidenza come siano cambiati i tempi, a tal punto da poter ipotizzare che un domani non faremo più l’amore; tali riflessioni sono riportate nel suo libro intitolato “Letti sfatti”. Insomma, la terapeuta appare sin dall’incipit della sua relazione a Bari pronta a discutere di cosa sia la dipendenza e soprattutto chi sono oggi i nostri pazienti. La relazione inizia con una vignetta in cui la Telfener fa vedere la metà di un’arancia che, dopo essere stata spremuta sino in fondo, chiede all’interlocutore: “Ma mi richiamerai?”…un modo molto carino e delicato per spiegare che coloro che finiscono per farsi manipolare, spesso, pur nella consapevolezza di ciò, continuano a farsi spremere appunto e a soffrire e così a fare della sofferenza un fattore portatore di erotismo ovvero di piacere.

cms_14536/2.jpg

Umberta Telfener spiega che esistono molteplici forme di dipendenza: quella sana verso qualcuno cui vogliamo molto bene, che non ci porta a star male ma ad amare molto e ad aver bisogno dell’altro; quella reattiva, di fronte a partner fuggiaschi “pericolosi” che scatenano dentro di noi l’insicurezza della relazione; quella ribelle, di chi diventa “contro-dipendente”; infine quella patologica, di non saper stare senza l’altro che funge da specchio di sé. Pertanto possiamo dedurre che non sempre in una relazione di dipendenza entrambi i partner hanno una personalità dipendente, molte volte uno dei due condiziona il modus agendi dell’altro. Secondo la Telfener “diventa dipendente chi non ha mai potuto sperimentare un rapporto di dipendenza da uno dei due genitori o da tutti e due”; ciò significa che il fattore legato all’attaccamento è imprescindibile nell’analisi delle nostre relazioni affettive. La dipendenza è un aspetto fisiologico dei rapporti affettivi e la relazione con i nostri genitori è il primo campo esperienziale in cui la conosciamo e in cui impariamo in qualche modo a gestirla; coloro che non hanno avuto la possibilità di vivere la dipendenza dai genitori, tende a diventare dipendente del futuro partner. La terapeuta ci parla di sue pazienti, donne giovani, forti con una brillante carriera professionale in corso, che arrivano in terapia che sono stracci, che soffrono per uomini che sapevano benissimo che le avrebbero fatte soffrire e più soffrono e più li cercano. E’ importante che ognuno di noi abbia un pezzetto di giardino tutto per sé, in cui poter curare i propri fiori, le proprie fragilità.

cms_14536/3.jpg

Mi piace l’idea che lungo i sentieri di Psiche ogni lettore abbia un proprio giardino che è il modo di interpretare e di risignificare ciò che scrivo; ogni giorno dovremmo svegliarci e trovare la forza per innaffiare il nostro giardino, per crescere le nostre piante e i loro fiori; ho sperimentato in prima persona cosa sia la dipendenza affettiva. Quando dipendi affettivamente da un uomo, è lui al centro della tua vita, se ti fa soffrire la tua vita si ferma, perdi la motivazione proprio come se tua madre non ti volesse dare più il seno da cui ti allatta; quando dipendi affettivamente da un uomo, non dici cosa pensi perché hai paura di perderlo, hai paura di sbagliare.

Quando ti emancipi dalla dipendenza affettiva, il tuo uomo, la persona che ami non è più al centro della tua vita bensì al centro del tuo cuore perché al centro della tua vita ci sei tu e anche se hai il cuore ferito, vai avanti perché hai altri obiettivi e se lui non c’è più o ti ha ferita, il peggio è soltanto il suo. Quando ti emancipi dalla dipendenza affettiva, dici tutto quello che pensi anche se a costi molto alti. Quando ti emancipi dalla dipendenza affettiva, sei libero e in pace con te stesso.

cms_14536/4.jpg

Auspico di riuscire, nel mio piccolo, ad essere di aiuto a coloro che mi leggono nel trovare il coraggio di intraprendere un percorso di autentica emancipazione e di affermazione di una indipendenza affettiva che consenta di curare ogni giorno il proprio giardino fiorito.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su