I sentieri di Psiche

IL CREPUSCOLO DELLA SOLITUDINE

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“Quando si evita a ogni costo di ritrovarsi soli, si rinuncia all’opportunità di provare la solitudine: quel sublime stato in cui è possibile raccogliere le proprie idee, meditare, riflettere, creare e, in ultima analisi, dare senso e sostanza alla comunicazione”.

(Zygmunt Bauman)

“Non ho cercato la solitudine per motivi religiosi, ma unicamente per evitare le persone e le loro leggi, i loro insegnamenti e le loro tradizioni. Le loro idee, il loro chiasso e i loro lamenti.

Ho cercato la solitudine per non vedere i volti di uomini che si vendono e comprano allo stesso prezzo cose che sono spiritualmente e materialmente inferiori a loro”.

(Khalil Gibran)

cms_14043/DSC_2838.jpgCaro Lettore, ci ritroviamo su I sentieri di Psiche…durante il nostro percorso ci accade di sentire imminente il bisogno di stare soli per poter stare con noi stessi, per poter riflettere su ciò che abbiamo intorno a noi, per poterci ritrovare e centrarci nuovamente…

E’ di qualche giorno fa la drammatica notizia che annuncia l’ennesimo suicidio di un ragazzo di 17 anni qui in Puglia: il suo ultimo brevissimo messaggio “mi sento triste” e poi il lancio nel vuoto, un vuoto che certamente, nell’oblio della sua depressione, gli sarà apparso meno inquietante di un vuoto che molto spesso i nostri ragazzi si trovano a vivere in questo periodo storico, contrassegnato dal consolidamento di una tipologia di comunicazione che tutto è tranne interazione umana e confronto relazionale; è da qui che questa settimana ho deciso di ripartire nello scrivervi.

La solitudine è un po’ come una medaglia a due facce: da una parte tanto temuta perché tante volte è una condizione obbligata che scaturisce dalla volontà altrui o dalla non accettazione, dall’altra opportunità – come sostiene Bauman – di riflessione e di ri-modulazione della nostra capacità comunicativa; nel corso del tempo, ti accorgi che apprezzi sempre di più la condizione della solitudine poiché, crescendo ed evolvendoti, ti accorgi innanzitutto di non riuscire più a stare con chiunque, diventi più selettivo ed esigente, in amicizia come in amore e nello stesso tempo non hai più reticenza nel mostrare questa tua selettività perché ciò che è importante è il tuo benessere ovvero quanto riesci ad essere te stesso.

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Nel corso di questi anni di lavoro, ho potuto constatare che la maggior parte degli individui vivono fondamentalmente una dimensione di angoscia abbandonica e demonizzazione della solitudine e così si circondano di amicizie non adatte e soprattutto si uniscono in matrimonio a persone che sono agli antipodi rispetto al loro carattere, ai loro valori, al loro modo di vedere e intendere la vita; ritengo dunque che se l’essere umano temesse di meno la condizione di solitudine, commetterebbe meno errori nelle scelte di vita e probabilmente le separazioni coniugali sarebbero anche in calo.

“La solitudine – sostiene lo psichiatra Andreoli - è un sentimento molto diffuso nel mondo giovanile. Non è la stessa cosa che rimanere isolati su di una montagna: vuol dire non essere percepiti, non avere un senso in mezzo alla gente, sentirsi soli tra tante persone. Si ritrova solo colui a cui nessuno attribuisce un significato, colui che vive ma è inutile”; i molteplici episodi di suicidio e di depressione in genere nei nostri adolescenti ci rivela una incapacità di ascolto da parte degli adulti che abitano la nostra società e che spesso non riescono ad essere adeguati nel rispondere alle esigenze dei nostri ragazzi, in particolar modo nelle scuole e nei nuclei familiari. Con questa affermazione non voglio attribuire colpe di alcun genere ma sollecitare il desiderio di aprire gli occhi su di un’emergenza legata non solo alla presenza di realtà virtuali ma alla mancanza di interazioni sociali da parte degli adolescenti.

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Penso che tutto ciò che ha a che fare con la virtualità abbia trovato terreno fertile in un’epoca storica in cui ascoltare e comprendere vengono considerate una fatica perché comporta impegno e siamo nell’era delle relazioni cosiddette “light” in cui è preferibile non impegnarsi; è indubbio che vivere in questo modo è peggio che stare soli…quanta solitudine si può provare in mezzo alla folla? Quanto possiamo sentirci appagati da ciò che abbiamo quando scegliamo di assaporare un po’ di sana solitudine?

A proposito della solitudine, vorrei accennarvi a un romanzo e film molto bello: “La solitudine dei numeri primi”; si narra la storia di due ragazzi profondamente segnati da eventi che hanno scandito la loro infanzia e adolescenza. I due ragazzi, che scopriranno di amarsi profondamente, in realtà non riusciranno mai a condividere la loro vita poiché proprio come i numeri primi non riescono mai a unirsi poiché divisi da un ostacolo non superabile.

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Penso che in realtà la nostra vita debba essere condivisa con chi veramente sentiamo affine e che non bisogna accontentarsi di stare con chiunque soltanto perché temiamo la solitudine, che è un’opportunità unica di poter valutare chi vogliamo accanto a noi e di capire soprattutto ciò che desideriamo per noi stessi. La solitudine ha le sembianze del crepuscolo: ti sembra che sia ancora notte ma il sole sta sorgendo e sta colorando il cielo per scacciare via il buio. E’ però soltanto un arrivederci quello tra la notte e il giorno perché entrambi sanno che non possono vivere l’uno senza l’altro e nello stesso tempo non possono coesistere nello stesso tempo…Tranne che nell’attimo del crepuscolo appunto. La nostra vita è tutta lì: nella ricerca costante della capacità di vivere al crepuscolo.

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Insegniamo ai nostri ragazzi che la solitudine è una compagna di vita di cui non aver paura, perchè può offrire risvolti di inaspettata gioia nella ritrovata bramosia di comunicare con gli altri.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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