I sentieri di Psiche

L’INCOSCIENZA DEL SOGNO

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”Son diventato un sognatore per sentirmi meno solo e per non sapere più quant’anni ho

…Basta avere gli occhi chiusi per fotografare il mondo e per guardare in negativo quanto il mare sia profondo e questa ruga che ho sul viso è il tatuaggio di un dolore

Io sono un sognatore

C’è chi mi dice che son folle o che sono fortunato perché chi sogna delusioni non ne ha.

E vado via ti lascio sulle labbra una poesia

Quel che sarà per questa vita che importanza ha…”

(da “Un sognatore” di P. di Capri)

cms_13969/DSC_2838.jpgCaro Lettore, ci ritroviamo su I sentieri di Psiche…si cammina tanto sul nostro percorso e a volte accadono eventi che ci lasciano un po’ col fiato sospeso come è accaduto proprio a me…ad un tratto vedo un’ombra, l’ombra di una figura femminile; è assai particolare e straordinaria perché ha il dono della parola e inizia a raccontarmi un suo sogno…E’ in una stanza di albergo, aspetta che arrivi il suo amato; ad un tratto sente bussare alla porta, apre e, nel buio del corridoio, vede un uomo distinto, ben vestito con una busta in mano colma di peluche e altri oggetti regalo non identificati. L’uomo le chiede di entrare ma lei lo manda via malamente e vede lo sguardo addolorato dell’uomo che fa cenno di poterle lasciare almeno la busta piena di doni ma lei non vuole nemmeno quella; così, chiude la porta e, avvicinandosi al letto, vede che su di esso ci sono valigie da uomo di varia grandezza; poco dopo si sentirà abbracciare e baciare dal suo amato tanto atteso che a quanto pare era già in stanza…la nostra donna ombra al suo risveglio realizzerà che nel sogno pensava che l’uomo con la busta fosse il suo ex compagno ma in realtà era suo padre.

In generale, nei sogni come anche nella vita reale, l’ombra assume un significato molto particolare e soprattutto è un qualcosa che insegue colui che sogna; Jung sosteneva che l’ombra rappresentasse ciò che l’individuo reprime e soffoca e in effetti se ci pensiamo nella nostra vita spesso consideriamo “ombra” tutto ciò o tutti coloro che ci danno una sensazione di controllo. Si è tanto parlato del sogno in psicologia soprattutto da quando Freud iniziò a teorizzare che all’interno di esso ci fosse un universo di emozioni e contenuti da esplorare affinchè si potesse lavorare più efficacemente con i disagi psicopatologici.

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Ne L’interpretazione dei sogni, pubblicato nel 1899 viene segnato il passaggio dalla libera associazione di idee ad una nuova tecnica che mette in risalto il contenuto onirico che in qualche modo agisce sulla funzione di censura attuata dalla nostra ragione. Secondo Freud, nel sogno esistono due contenuti: manifesto e latente; il primo è caratterizzato da quegli elementi che l’individuo racconta dopo il risveglio e che in realtà celano altri particolari che sono nascosti nel nostro inconscio. Il contenuto latente, infatti, è costituito da tutti quegli elementi mascherati dai contenuti simbolici; in questo modo, ciò che non potrebbe mai venire alla conoscenza della coscienza, attraverso un’attenta interpretazione analitica, si può conoscere. Dunque, possiamo affermare che secondo lo psicoanalista, il sogno è l’espressione travestita di un desiderio represso e legato molto spesso ad eventi che hanno riguardato la primissima infanzia e quindi “archiviati” nel nostro inconscio. Molte volte non riusciamo ad accettare desideri inespressi e attraverso il contenuto latente del sogno l’inaccettabile diventa chiaro ed esplicito superando così la funzione di censura attuata dal Super-Io.

Mi capita spesso di chiedere alle persone che seguo nel mio lavoro innanzitutto se sognano e poi cosa sognano; penso che l’attività onirica si fermi si paralizzi nei periodi di maggiore stress e sofferenza proprio perché alla nostra coscienza risulta impossibile conoscere i desideri più profondi sul fondo della nostra anima; si dice che si possa sognare anche ad occhi aperti proprio ed è un’abitudine che dovremmo acquisire tutti e mantenerla proprio per far sì che i nostri desideri anche quelli più “proibiti” possano venire alla nostra consapevolezza e coscienza. Aggiungerei che molte volte il sogno ci rivela aspetti della nostra realtà che da svegli non vorremmo mai il coraggio di conoscere perchè trascorriamo il nostro tempo a edificare schemi mentali che molto spesso sono troppo rigidi al cospetto delle nostre emozioni che al contrario chiedono di essere ascoltate e incasellate nella rigidità del nostro agire. E’ l’equilibrio tra razionalità ed emotività il grande assente nella nostra quotidianità, da qui ne derivano quelle che in un tempo arcaico erano dette “isterie” e che oggi assumono il tono della somatizzazione o di acting-out di fronte ai quali restiamo spiazzati.

Freud pose le basi della sua opera sui sogni, proprio all’aperto su un grande campo e infatti in questo posto c’è una targa commemorativa, nei pressi di Grinzing in Austria.

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Caro Lettore, ad un tratto mi rendo conto che quell’ombra era proprio la mia…mi ero assopita e il sogno, quel sogno così particolare era il mio; quell’uomo che ho mandato via tanto bruscamente era proprio mio padre, del cui sguardo addolorato non ho retto il mio stesso dolore chiudendo la porta davanti a me. Succede agli orfani come me di allontanare prima del tempo le persone più amate perché dentro di te vivi un senso perenne di precarietà, vivi nel timore / certezza costante che perderai la persona che ami, abbiamo il dovere di lavorare su noi stessi per superare i nostri limiti. Non è necessario farlo attraverso una psicoterapia, possiamo imparare a farlo anche da soli, purchè troviamo il coraggio di farlo.

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La canzone con cui ho aperto questo mio scritto era una delle canzoni preferite di mio padre: l’ho risentita per caso l’altro giorno. Avevo già fatto il sogno di cui vi ho raccontato e anche questa è stata una coincidenza che mi ha colpita particolarmente; mio padre non ha mai smesso di sognare pur essendo un uomo molto ben radicato con i piedi per terra ed è andato via (come cita anche la canzone) con uno spirito di accettazione, non rassegnazione, della straordinaria fatalità che caratterizza la nostra vita: lui non ne aveva paura e io ho imparato a vivere giorno per giorno senza timore di quella fatalità, pur non avendo avuto lui che certamente mi avrebbe insegnato come fare.

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Insegniamo ai nostri ragazzi a credere nei loro sogni, a non aver paura dell’imprevedibilità della vita perché proprio quando meno ce lo aspettiamo, possiamo realizzare i nostri desideri più nascosti e ambiziosi.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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