I sentieri di Psiche

LIBERTA’: CROCE E DELIZIA DELL’ESSERE UMANO

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“Mi dicono: se trovi uno schiavo addormentato, non svegliarlo, forse sta sognando la libertà.

Ed io rispondo: se trovi uno schiavo addormentato, sveglialo e parlagli della libertà”.

(Khalil Gibran)

“La libertà non si può spiegare. Si può soltanto respirare senza pensarci, come l’aria,

e come l’aria rimpiangerla quando non c’è più.

A differenza dei dogmi, non reclama certezze e non ne offre.

I suoi mattoni sono i dubbi e gli errori, gli slanci e gli abusi.

I suoi confini sono labili, mobili.

E la sua rovina è l’assenza di confini, che le toglie il piacere sottile della trasgressione”.

(Massimo Gramellini)

cms_13788/DSC_2838.jpgCaro Lettore,

ci ritroviamo su i sentieri di Psiche…siamo al mare, è quasi ferragosto, il caldo torrido sulla nostra pelle, noi su una sdraio miriamo l’orizzonte. Il mare e il cielo sono divisi da una linea netta ma nonostante ciò i due sembrano un tutt’uno, non sapremmo dire dove finisce uno e inizia l’altro. Mentre guardiamo all’orizzonte, un piccolo pappagallo si poggia sulla ringhiera di legno che da sulla spiaggia, è teneramente altezzoso con la sua cresta colorata sun corpo color bianco latte. Il piccolo guarda al di là del suo orizzonte e ad ogni tentativo degli esseri umani di avvicinarsi o fargli una fotografia, lui si sposta timidamente ma in modo deciso…non vuole essere toccato né rischiare di essere preso o ingabbiato e così, dopo poco vola per poi dileguarsi dai nostri sguardi “indiscreti”. Dopo un po’, sul lido tra la gente gira la notizia che il cucciolo era fuggito dalla gabbia della sua padroncina che lo stava cercando disperatamente e la sua maggiore preoccupazione era che il piccolo non sapesse ancora volare bene.

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Mi è accaduto davvero qualche giorno fa, di aver visto la scena appena raccontata e mi è venuta spontanea una riflessione: la libertà è quasi un bisogno primario dell’essere umano e quindi anche degli animali; il piccolo pappagallo era fuggito dalla gabbia e sicuramente da una vita molto più comoda: non dev’essere molto facile iniziare a volare senza saperlo fare, lasciando nello stesso tempo la propria padroncina. Il tema della libertà rimanda inevitabilmente alla dimensione dello svincolo e in particolare nella concezione della terapia sistemico-relazionale, svincolarsi dalla propria famiglia di origine così come dalle figure che la ricordano, è un processo che talvolta può durare anni e non concludersi o risolversi mai.

Facendo una ricerca sulla parola libertà, ho notato che essa rimanda alla parola perdono; in effetti se ci pensiamo, la vera libertà nasce dalla serenità interiore che a sua volta deriva dalla capacità non tanto di perdonare ma di farsi scivolare un po’ tutte le amarezze da dosso; l’esistenza si sa è complicata per ciascuno, però crescendo e maturando, accade che si diventi maggiormente consapevoli dei propri punti di forza e di debolezza e nello stesso tempo si acquisisce una sicurezza che permette di sorvolare sulle bassezze di questa pseudo-umanità.

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E così vien da sé che raggiungi un’altezza morale e psicologica che ti permette di guardare all’orizzonte e soprattutto di avere una visione della vita molto più matura e in parte anche distaccata; perché lo svincolo dalla famiglia di origine è tanto importante? Perché è soltanto attraverso un sano distacco dai modelli trans-generazionali, che possiamo costruire il nostro percorso di vita, avere un nostro pensiero autonomo sulle persone e sulle cose; raggiungere la propria libertà è una conquista e in quanto tale è necessario lottare contro noi stessi, contro le nostre più profonde resistenze. Raggiungere la libertà vuol dire avere il coraggio di distinguersi e di far emergere la propria individualità e identità senza timore di essere giudicati; il luogo della psicoterapia si fa spazio esperienziale di vita proprio perché consente al cliente di sperimentare una relazione in cui non è giudicato e in cui acquisire quindi la sicurezza di non esserlo neanche al di là del confine terapeutico, anche quando questo non si verifica.

Possiamo quindi dire che la libertà non rappresenta solamente qualcosa di desiderato ma anche qualcosa che si conquista con il tempo e con una gran forza di volontà di lavorare su noi stessi.

A tal proposito, mi vengono in mente le rivendicazioni degli adolescenti quando chiedono ai propri genitori di avere maggiore autonomia e libertà nel negoziare le regole; ci sono momenti nella vita in cui è necessaria la privazione della libertà assoluta proprio per far sì che i ragazzi imparino ad autoregolarsi e a sperimentare la libertà in quanto valore assoluto.

Insegniamo quindi ai nostri ragazzi che essere liberi non vuol dire trasgredire le norme e le regole della vita, ma è molto di più; essere liberi vuol dire affermare senza timore la propria identità, le proprie idee e soprattutto avere il desiderio e la forza di trasmetterle ai loro interlocutori.

Buon Ferragosto a tutti i Lettori così come alla Redazione dell’International Web Post con l’augurio più sentito di un riposo ristoratore e portatore di benessere interiore.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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