I sentieri di Psiche

L’AMICO IMMAGINATO

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“Addio. – disse la volpe – Ecco il mio segreto.

E’ molto semplice:

Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”

(da “Il Piccolo principe” di Antonie de Saint-Exupery)

cms_13250/DSC_2838.jpgCaro Lettore,

ci ritroviamo su I sentieri di Psiche e, camminando lungo la nostra via incontriamo un bambino che sta giocando; egli dialoga con un qualcuno a noi sconosciuto nel senso che non ha un volto, ha semplicemente una giacca, una camicia e un paio di scarpe. La conversazione tra i due sembra molto profonda e soprattutto ci rendiamo conto che man mano che trascorrono i minuti, il bambino si rasserena, è contento perché si sente arricchito dalla strana relazione con il suo amico ‘immaginario’.

Oggi vorrei parlarvi dell’amicizia e di ciò che rappresenta nella vita di ognuno di noi; ho deciso di trattare questo argomento dopo un colloquio con un bimbo di dieci anni il quale mi ha raccontato il suo gioco preferito: prendere una giacca, una camicia e un paio di scarpe e immaginare che ci sia un uomo di fronte a lui col quale egli parla, si confronta e aggiungerei probabilmente si identifica. Il tema dell’amico immaginario è molto più delicato di quanto si possa pensare: spesso si dice che si tratti di un gioco che fa parte di una delle prime fasi della nostra vita, ma in altri casi rappresenta la forma più adattiva per affrontare il senso di solitudine e abbandono.

Proprio ieri, durante il training a scuola di specializzazione, la nostra Didatta ci ha chiesto come immaginiamo il gruppo se fosse una persona: c’è chi ha detto una ragazza di diciassette anni, chi, come me vede il gruppo in formazione come una giovane donna adulta, consapevole dei difetti e dei pregi di la circonda ma pronta a condividere esperienze di vita; insomma, l’aver dato delle sembianze umane al gruppo in pochi minuti ha fatto sì che la ‘temperatura’ della stanza di training cambiasse, dando vita ad una danza di pianti emotivi alternati tra noi specializzande.

Parlando dell’amicizia, mi vengono in mente due opere molto significative: Il Piccolo Principe e L’amico ritrovato: in entrambe c’è l’essenza di ciò che un amico significa per noi. In particolare, nel Piccolo principe, il protagonista fa un lungo viaggio incontrando i personaggi più stravaganti e bizzarri che si possa immaginare; il bambino viene da un asteroide e se ne allontana perché esasperato dalle continue liti con la ‘sua’ rosa che si mostra sempre scorbutica e arrogante nei suoi confronti. Nella lontananza l’uno dall’altra, i due si renderanno conto di non poter vivere l’uno senza l’altro ma soprattutto prendono consapevolezza sia del bene che si vogliono, sia che è la cura e l’amore che mettiamo nel fare le cose o che doniamo a determinate persone che rendono uniche ed esclusive le relazioni con tali cose e persone.

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Il piccolo principe capirà che la sua rosa è unica al mondo, nonostante ce ne siano migliaia uguali, dopo l’incontro con la volpe, la quale gli spiegherà con estrema semplicità ed esempi pratici cosa voglia dire ‘addomesticare’; è proprio con questa domanda da parte della volpe al bambino che nasce la loro amicizia: “mi vuoi addomesticare?” Cosa vuol dire si chiede il bambino e lei risponde che addomesticare “è una cosa molto dimenticata: vuol dire creare dei legami. Se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altra. Non c’è niente di perfetto – disse la volpe – la mia vita è monotona, ma se tu mi addomestichi la mia vita sarà illuminata. Per favore, addomesticami”.

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Quella della volpe al piccolo principe è una vera e propria lezione di vita che andrebbe divulgata nelle scuole perché spiega con parole semplici che per creare un legame con qualcuno bisogna essere pazienti e trovare il tempo da dedicare per ascoltare; quando ‘addomestichiamo’ qualcuno, ne rimaniamo per sempre responsabili perché qual legame, quel tempo perduto o investito ha fatto sì che quella persona diventasse unica per te e tu per lei.

Ho provato sulla mia pelle che la costruzione di legami profondi e duraturi comporta molta fatica ma non in senso negativo, cioè comporta dedizione, costanza e coerenza. Qualche giorno fa, scarabocchiando sul mio quadernetto degli appunti, ho provato a dare un significato ad ogni lettera alfabetica che compone la parola ‘AMICO’ e ne è venuto fuori: Accoglienza Maturità Intimità Costanza Opportunità; l’amico ti accoglie e deve avere la maturità per farlo senza giudicarti nella tua profonda intimità, deve farlo con costanza per darti nuove opportunità di ristrutturazione emotiva. Nell’Amico ritrovato, sappiamo bene che l’amicizia nata tra i due protagonisti supera ogni barriera fino a straziare il cuore dell’amico ancora in vita quando scopre che il suo amato è stato ucciso perché ebreo.

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L’amico immaginario, spesso è la proiezione di un nostro desiderio di relazionarsi da parte del bambino per combattere il senso di solitudine che molte volte le figure di attaccamento provocano; molti pensano che i figli di genitori separati vivano questo senso di abbandono e di perdita, ma in realtà il senso di solitudine nasce dalla mancanza di un accudimento autentico e adeguato ai bisogni: il bimbo di cui vi ho parlato in apertura è figlio di due genitori che vivono separati in casa da ormai molti anni e, pur nella consapevolezza di quella che è la relazione tra la madre e il padre, continua a negare a se stesso ciò che gli accade intorno così come costruisce e rende presente la figura del padre mimandone le sembianze. La separazione in casa spesso è una condizione molto insidiosa soprattutto per i figli proprio perché dietro un’apparente ‘normalità’ si cela una relazione coniugale che non è più caratterizzata dall’amore, bensì dal sopportarsi a vicenda. Ci sono tanti ‘piccoli principi’ in mezzo a noi che chiedono di essere ascoltati, compresi, incoraggiati a vivere e a costruire relazioni amicali vere e non immaginarie. L’essenziale, appunto, è invisibile agli occhi. I bambini colgono tutto quello che va al di là delle parole o delle simulazioni e dissimulazioni dell’adulto. Spesso concludo i miei scritti esortando a insegnare qualcosa ai nostri bambini e lo faccio proprio perché ritengo che soltanto la mente pura di un bambino o di un adolescente possa assorbire e introiettare dentro di sé cosa è sano fare nella vita e questo lo possono trasmettere e tramandare soltanto le figure di attaccamento, creando legami caratterizzati dalla libertà di pensiero.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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