I sentieri di Psiche

L’ARTE: ANTIDOTO CONTRO IL MALE

L_ARTE__ANTIDOTO_CONTRO_IL_MALE_I_pensieri_di_Psiche_2_6_2019.jpg

“La vera vittoria è la vittoria sull’aggressione, una vittoria che rispetti l’umanità del nemico rendendo così inutile un ulteriore conflitto”

(Da ‘L’arte della guerra’ di Sun Tzu)

cms_13021/DSC_2838.jpgCaro Lettore,

ci ritroviamo su I Sentieri di Psiche e percorrendo il nostro cammino, troviamo di fronte a noi un bambino che attraverso le istruzioni trovate su un taccuino sta costruendo un giocattolo…

Questa settimana vorrei parlarvi di un’esperienza fatta con i nostri ragazzi presso il Palazzo Beltrani di Trani che in questo periodo ospita una mostra molto interessante: si tratta di un’esposizione che rende omaggio a Leonardo da Vinci nel 500 esimo anno dalla sua nascita; la mostra si intitola “Il genio a Trani. L’arte della guerra: cosa bestialissima”. Sappiamo che Leonardo da Vinci così usava definire la guerra, e non potendo rifiutare di progettare macchine da guerra, disegnava su ordine dei signori di quel tempo e nascondeva i taccuini su cui erano abbozzati e disegnati i progetti. Le macchine esposte a Palazzo Beltrani sono state realizzate dall’ingegnere salentino Manisco il quale si è rifatto esclusivamente ai disegni trovati ad opera di Leonardo.

cms_13021/2.jpg

Perché vi sto parlando di questo argomento? Innanzitutto perché nel corso della mostra, sono state molteplici le suggestioni date dalle parole, dalla storia narrata dalla guida: Leonardo non era erudito in nessuna materia scientifica, eppure Non riusciva a farsi una ragione del fatto di non creare qualcosa di suo: fu così che iniziò ad interessarsi di tante discipline; egli era figlio illegittimo di una coppia non riconosciuta ufficialmente e questo ha avuto dei riverberi nella sua vita anche professionale. Dalle sue biografie emerge che Leonardo fosse un uomo dotato di fascino e carisma, generoso. Molti parlano della sua oratoria caratterizzata da discorsi importanti e centrati su quanto sia importante il senso di autostima.

Leonardo, come si accennava sopra, aveva disegnato queste macchine da guerra ma in realtà non avrebbe mai voluto farlo sapere poiché riteneva la guerra una cosa “bestialissima”; infatti i disegni furono ritrovati molti anni dopo nascosti in un cassetto. Guardando le macchine da guerra realizzate da Manisco, ho riflettuto su un concetto e cioè quello per cui alla base di ogni meccanismo delle macchine c’è il numero tre o comunque un triangolo: in natura così come nelle relazioni umane sappiamo che il numero tre costituisce la perfezione; sappiamo che la relazione tra due persone non è semplicemente la somma di entrambe ma costituisce una terza entità di cui prendersi cura: la relazione.

Inoltre le macchine da guerra disegnate da Leonardo non sono state pensate come gigantesche, bensì alla portata dell’uomo per far sì che potessero essere maneggevoli; quindi, una concezione della guerra sì negativa ma orientata a leggerla anche in una chiave strategica. Mi viene in mente a tal proposito, il manuale di Sun Tzu “L’arte della guerra”, nato come trattato di strategie militari ma in realtà nel tempo è diventato una vademecum per il problem solving dalle aziende al mondo politico; in effetti, il testo si adatta benissimo anche ai principi della psicologia: sappiamo bene che nella vita in ogni nostra azione quotidiana, necessitiamo di divenire capaci di trovare strategie adattive all’ambiente.

Penso alle coppie di coniugi separati per cui si fa un percorso di mediazione: nonostante sia a loro chiaro che il matrimonio è finito, continuano a farsi la guerra, combattendo senza un vero e proprio obiettivo e soprattutto utilizzando i figli come armi o scudi da utilizzare nelle loro battaglie. Proprio qualche giorno fa, mi sono trovata a “svelare” ad una coppia di coniugi separati che la loro relazione è tutt’oggi caratterizzata da una dipendenza affettiva che si esplica nell’invio reciproco di messaggi che riguardano il figlio ma che in realtà non portano a nulla se non a somministrare continue dosi di veleno. Ne deduco che anche per fare o farsi la guerra bisogna acquisire una ‘metodologia artistica’ e cioè diventare consapevoli che le ‘armi’ utilizzate spesso possono ferire a morte coloro che abbiamo di fronte e per acquisire tale consapevolezza, è necessario lavorare sulla gestione delle proprie emozioni e conoscere nel profondo quelle altrui.

cms_13021/3.jpg

Durante la visita alla Pinacoteca intitolata ad Ivo Scaringi, sempre all’interno di Palazzo Beltrani, mi ha colpita particolarmente un olio su tela “Naufragio in una stanza”: il pittore ritrae la figura di un uomo smembrato, perso: è un po’ quello che accade quando i nostri clienti ci chiedono aiuto sia individualmente che in coppia. La psicoterapia, anch’essa, è una forma d’arte poiché abilita colui che chiede aiuto a rimettere insieme i frammenti della propria vita. L’uomo smembrato del dipinto di Scaringi è una potente espressione di ciò che si vive dopo i traumi o quando sentiamo che il mondo ci sta crollando addosso: è in quel momento che dobbiamo trovare la forza di ri-centrarci, di ritrovare noi stessi e di ricominciare a combattere le nostre battaglie quotidiane.

Per vivere è necessario acquisire ‘un’arte della guerra’ ma non in senso negativo, bensì trovando sempre nuove strategie più funzionali e adeguate a rispondere ai nostri bisogni più intimi e profondi.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su