I sentieri di Psiche

UN SALTO NELLO ZAINO

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Sono pronto per il mio viaggio.

La tristezza, il pessimismo, lo stress posso pure lasciarli a casa.

Nel mio zaino deve ancora rimanere dello spazio altrimenti, quando dovrò metterci la felicità, l’amore, la pazienza, non ci sarà posto”.(citaz.)

cms_12307/DSC_2838.jpgCaro Lettore,

ci ritroviamo su I sentieri di Psiche…fino ad oggi non ci siamo mai domandati che cosa abbiamo portato con noi prima di partire per questo percorso insieme; questa rubrica, infatti, seppur luogo di riflessione virtuale, assume di settimana in settimana le sembianze di un vero e proprio viaggio: proprio qualche giorno fa pensavo al fatto che in questi ultimi due mesi abbiamo affrontato tematiche e argomenti molto cari a ciascun individuo e, non pecco di presunzione, se vi dico che sono certa che in qualche modo tutti i “passi” fatti sin qui avranno lasciato un segno…

Sin dalle prime parole scritte su questo tragitto, ho scelto di parlare semplicemente al cuore ed alla mente di ognuno di voi, chiedendo innanzitutto a me stessa se i temi affrontati potessero in qualche maniera interessare a chi mi legge. Non nascondo il fatto che narrare sia una forma terapeutica in sé per sé ed è così che spesso, pensando a cosa scrivere, riaffiorano ricordi che erano affievoliti in me. Anche questa settimana, accade la stessa cosa…quando parlo dello zaino.

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Lo zaino è uno degli oggetti che conosciamo sin da piccoli: la felicità e il gusto di scegliere quello all’ultima moda qualche giorno prima che inizi la scuola, la sensazione di detestarlo quando rientravamo da scuola e non volevamo vedere libri sino al pomeriggio, il peso enorme sulle nostre spalle la mattina uscendo da casa…

Ecco: è proprio da qui che ho pensato di ri-partire. Un flash, un ricordo. Mio padre che mi accompagna a scuola, terza elementare; porta sulle sue spalle il mio pesante zaino e, arrivando a scuola, dice: “oggi salgo un attimo dalla maestra, le devo parlare”. Entra in classe con la sua consueta eleganza e decisione, solleva il mio zaino e lo fa cadere sulla cattedra e dice alla maestra: “ha sentito il rumore che fa? Le sembra normale che mia figlia debba portare un peso così enorme? Sono salito apposta per dirglielo”. Da quel giorno non ricordo di aver più portato uno zaino tanto pesante. A scuola.

Perché specifico questo? Perché lo zaino che ognuno di noi porta sulle proprie spalle è qualcosa di assai più complesso di quello pieno di libri; “preparare lo zaino è un’arte sottile, mette a disposizione una ovvia capacità limitata in termini di ingombro e peso trasportabile, limiti che non si possono oltrepassare”. Sono le parole di Chris McCandless - conosciuto anche come Alex Supertramp - sfortunato ragazzo diventato inconsapevole protagonista di “Into the wild”, film del 2007 che narra la sua vera storia. Chris, subito dopo la laurea, decide di donare il denaro che i suoi genitori gli avevano fornito per continuare gli studi e di abbandonare amici e famiglia per sfuggire ad una società consumista e capitalista nella quale non si riconosce più. La sua inquietudine, in parte dovuta al cattivo rapporto con la famiglia di origine, lo porta a viaggiare a piedi per ben due anni attraverso gli Stati Uniti e il Messico. Durante il suo viaggio, incontra molti personaggi nella cui vita lascerà un segno, ovvero il suo messaggio di libertà e amore fraterno; gli stessi gli forniranno importanti indicazioni per affrontare le immense terre dell’Alaska dove, una volta arrivato, troverà la sua felicità interiore. Da questo momento vivrà cibandosi di selvaggina e bacche fino a che un giorno non riuscirà ad evitare che la carne di un alce che aveva cacciato per l’inverno venga consumata dagli insetti, e sarà proprio una bacca a condurlo alla morte. Durante la sua lunga agonia, incapace di cercare aiuto, perché completamente isolato, scriverà il libro “Happiness is only real when shared”: la felicità è autentica solo se condivisa.

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La storia di questo ragazzo mi fa venire in mente la tecnica esperienziale pensata e ideata dal prof. Alfredo Canevaro in psicoterapia familiare: quella dello zaino, ovvero rituale terapeutico per favorire la differenziazione; tale manovra permette di esprimere i sentimenti intorno alla fase dello svincolo dalla famiglia di origine, decisiva nella vita di ogni individuo.

Canevaro ricorda che nel 90% dei fallimenti terapeutici studiati da Sandra Coleman (1985), il problema evolutivo della famiglia gira intorno alla ‘sindrome del nido vuoto’ e al ‘leaving home’ (distacco o differenziazione dei ragazzi dalla famiglia). L’esercizio consiste nel dire - da parte del terapeuta - ai genitori del ragazzo di immaginarlo in partenza per un viaggio con uno zaino e chiedere loro di dirgli due o tre cose che metterebbero dentro allo zaino. Le parole scelte e le metafore svegliano profonde emozioni in tutti i partecipanti che creano un’atmosfera molto calda e coinvolgente; l’esercizio si conclude con la ripetizione dei concetti detti e appoggiando ognuno la propria testa su quella dell’altro, creando così un lungo e sentito abbraccio.

Se ci pensiamo, camminare, andare avanti è un’azione che ci permette di scrollarci di dosso pesi enormi: preparare lo zaino ci impone di scegliere cosa metterci dentro e quindi di fare una selezione di ciò che davvero è necessario per il nostro cammino; l’esercizio di Canevaro ha la finalità di fornire all’individuo che si sta svincolando elementi di sopravvivenza emotiva che egli porterà con sé ovunque andrà e in questo modo non sentirà il bisogno di tornare indietro, nel senso di tornare ad abitare il nido protettivo della famiglia di origine; nello stesso tempo, la coppia genitoriale dovrà trovare nuove risorse affettive ed emotive per rilanciare la coniugalità e negoziare così nuove regole di condivisione.

Come viene scritto nella citazione con cui ho aperto il mio scritto di oggi, ad un certo punto è inevitabile la scelta del “cosa mettere nello zaino” e questo spesso vuol dire anche assumersi la responsabilità di lasciare spazio alla positività e al concedersi la possibilità di essere felici.

E’ così difficile, a volte, ammettere di aver bisogno di essere sereni, spensierati quasi come se essere adulti presupponga necessariamente la fatica, il dolore, la stanchezza…

E allora, alleggeriamolo il nostro zaino, lasciamoci alle spalle ciò che pesa di più e incamminiamoci lungo la strada che ci aspetta, senza timori e senza correre il rischio di ritrovarci a dire che “il mio zaino è pronto. Io no”.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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