I perché dietro l’abbandono di Giovannino: la parola allo psicoterapeuta Adriano Formoso

Richiesti provvedimenti disciplinari per il medico che ha scritto sui social: “C’è da sperare che non sopravviva”

I_perché_dietro_l_abbandono_di_Giovannino_approfondimento.jpg

Tutti noi siamo a conoscenza di una vicenda che, risalente ad alcuni giorni fa, ha letteralmente scosso il mondo dei social e della televisione, generando nell’opinione pubblica pareri forti e contrastanti. Siamo parlando della storia che ha visto protagonista Giovannino, il bimbo abbandonato in ospedale dai suoi genitori a soli 4 mesi di vita per via della grave e rarissima patologia che lo affligge sin dalla nascita, l’Ittiosi Arlecchino. Le tante implicazioni e complicazioni legate alla sua condizione - tra cui desquamazione dell’intera epidermide, necessità di isolamento dall’ambiente carico di microrganismi potenzialmente letali e, non per ultima, elevata probabilità di decesso - hanno spinto la coppia che l’ha concepito a rinunciare all’agognato sogno di diventare genitori. Lo stesso sogno che li aveva condotti ad intraprendere il delicato percorso della fecondazione eterologa, cercando una gravidanza che stentava ad arrivare.

L’estrema decisione di questi genitori ha generato indignazione e ribrezzo, talvolta riversati in commenti carichi di cattiveria ed aggressività.

cms_14957/2.jpg

Una volta sfumato l’impeto di rabbia generale, lo psicologo e psicoterapeuta Adriano Formoso, intervistato da Rita Tosi, ha tentato di comprendere le ragioni della coppia in un’attenta analisi psicologica delle dinamiche emerse. Lui stesso invita a soffermarci su un aspetto solo apparentemente marginale: il fatto che il bimbo sia frutto di procreazione assistita, che, paradossalmente, avrebbe dovuto presupporre una nascita “pensata e voluta intenzionalmente”. “La procreazione assistita è un’esperienza che condivido come psicoterapeuta con molte coppie che si rivolgono presso il mio centro di Neuropsicofonia Applicata di Milano. - chiarisce Formoso - Da questa esperienza professionale posso confermare la presenza di una serie di vissuti sia emotivi che psicologici, che coinvolgono la coppia e il singolo futuro genitore. Non potersi servire della propria natura umana procreatrice porta le coppie che incontro a scontrarsi con il dolore della mancanza di concepimento”.

La scoperta della propria sterilità o, che dir si voglia, infertilità, costituirebbe pertanto non solo un fattore di stress per gli aspiranti genitori, ma anche una potenziale minaccia per la loro autostima ed identità personale. “Per questo motivo mi occupo di garantire alle coppie che vogliono sottoporsi alla procreazione medicalmente assistita il mio supporto psicologico, allo scopo di accogliere le loro aspettative, i timori, le delusioni e la speranza di diventare genitori. Insomma, li accompagno per tutto il percorso” precisa lo psicoterapeuta.

Se poi alla scoperta di non poter procreare spontaneamente si aggiunge persino quella di aver generato, seppur con i dovuti supporti medici, un figlio che presenti una qualsivoglia “anomalia”, l’identità di entrambi i partner risulta minata dalle fondamenta, tanto da poter spiegare (ma non giustificare) il comportamento di abbandono. “Affrontando l’accaduto senza inutili giudizi e falsi moralismi - prosegue Formoso - non si può non considerare la fragilità umana di quell’uomo e quella donna che lo hanno abbandonato per via dell’Ittiosi Arlecchino, la variante più grave dell’Ittiosi genetica, di cui il bambino è affetto. E’ talmente rara che, ricordiamolo, tocca statisticamente un neonato ogni milione di bimbi nati. La nascita di un figlio con una forma di disabilità tanto ingente pone la famiglia di fronte alla necessità di riorganizzarsi, e purtroppo per i genitori di Giovannino questo non è stato possibile. Tutto ciò mi porta a credere che accogliere la disabilità del piccolo è accogliere la disabilità di tutti noi, trovando commovente come molte persone si siano rese disponibili a fare qualcosa per non lasciare sola e indifesa questa creatura, che probabilmente non aveva neppure scelto di venire al mondo”.

cms_14957/3.jpg

Davvero in tanti si sono fatti avanti per potersi prendere cura del piccolo, nato all’ospedale Sant’Anna di Torino. Una vera e propria gara di solidarietà, testimonianza inequivocabile di un’Italia dal cuore grande, molto sensibile alla tematica dell’abbandono specie quando ne sono coinvolti i più deboli.

A lasciare senza parole, tuttavia, è stato il recente commento di un medico del Sant’Anna, il dottor Silvio Viale, impiegato nel Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia. “Chiunque di noi, potendo conoscere la diagnosi durante la gravidanza, abortirebbe. C’è da sperare che non sopravviva, mentre bisogna garantire un’assistenza adeguata per il periodo che dovesse sfuggire alla morte”: queste le dichiarazioni rilasciate su uno dei suoi profili social. Nonostante lo specialista abbia provato a giustificarsi sostenendo di non aver in alcun modo violato la “tutela della riservatezza”, l’Ordine dei Medici l’ha convocato per l’avvio di un possibile provvedimento disciplinare, richiesto a gran voce dal personale del Sant’Anna.

A prescindere da qualsiasi polemica, l’auspicio è quello che Giovannino, piccolo guerriero solitario, possa continuare a lottare per la vita, possibilmente supportato dalle cure di chiunque sia pronto ad amare ogni sua piccola e grande “diversità”.

Federica Marocchino

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su