I numeri del Coronavirus

Si tratta ormai di un’emergenza globale

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Sale a quota 1.113 il numero di morti registrati a causa dell’infezione da Coronavirus, con altri 44.653 casi confermati solo nella Cina continentale. Anche la situazione nel resto del mondo non appare poi così rassicurante, il virus si è diffuso a macchia d’olio, in modo estremamente rapido: 161 casi in Giappone, 32 in Thailandia, 27 in Corea del Sud, 14 in Australia, Vietnam e Germania, 13 negli Stati Uniti, 8 negli Emirati Arabi, 11 in Francia, 8 nel Regno Unito, 7 in Canada, 3 nelle Filippine, 3 in Italia e altri 45 a Singapore.

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Proprio a Singapore, Steven Walsh, l’uomo che nelle ultime ore ha raggiunto una certa notorietà dietro il nome di super diffusore, ha contratto il temuto virus, trasmettendo l’infezione ad alcuni connazionali, prima in Francia, dove si era recato per una vacanza sulla neve, poi a Maiorca, ed infine in Gran Bretagna, rientrando a casa, a Brighton. In totale undici contagiati, di cui nessuno in gravi condizioni. Lo stesso Steven Walsh, 53 anni, fortunatamente non mostra più alcun tipo di sintomo. Tuttavia, l’isolamento suo e della sua famiglia per le prossime settimane risulta d’obbligo, ai fini di un’accurata osservazione del decorso della malattia e un attento evitamento di ulteriori contagi.

Nonostante le innumerevoli precauzioni adottate da ogni Stato e l’attenzione maniacale riservata ad ogni singolo caso, l’allarme dell’OMS ha turbato profondamente la mente e i cuori dei cittadini di tutto il mondo, tirando fuori il peggio di ognuno. Episodi di razzismo esplicito nei confronti degli orientali dilagano in ogni angolo del pianeta: sguardi malevoli nei loro confronti, frasi meschine, aggressioni e ingiustificate discriminazioni di ogni tipo. Il terrore ha generato psicosi, e l’ignoranza comportamenti totalmente dissennati. Da settimane, ristoranti e negozi cinesi, pesantemente danneggiati economicamente, son divenuti improvvisamente deserti: nessuno osa avvicinarsi tanto alla potenziale fonte di contagio. Per evitare il panico, basterebbe migliorare la propria conoscenza in merito alla tematica e ricordare che per contrarre l’infezione, è necessario, innanzitutto, un contatto diretto con un soggetto portatore della malattia o con un luogo in cui è ancora dichiaratamente presente il virus. Dunque, è fondamentale rammentare che con buona probabilità, la maggior parte dei commercianti cinesi presenti sul territorio, non ha avuto la ben che minima possibilità di imbattersi nella temuta infezione.

Risulta cruciale essere consci delle misure di sicurezza da adottare per ridurre le possibilità di contagio: lavarsi le mani frequentemente con acqua e sapone, strofinandole con alcool se necessario; quando si tossisce o starnutisce, coprirsi la bocca con un gomito o con un fazzoletto, di cui liberarsi rapidamente; mantenere almeno un metro di distanza dalle persone con tosse, raffreddore o febbre; evitare consumo di carne cruda o poco cotta. Queste, alcune delle linee guida dettate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel frattempo si sta premurando di promuovere studi volti alla realizzazione di un vaccino per il Coronavirus (2019-nCov).

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In particolare, Anthony Fauci, uno dei più celebri immunologi del mondo, ha rilasciato un’intervista per Ansa, affermando che il vaccino a cui il suo gruppo sta attualmente lavorando si basa su tecnologie avanzate, volte ad usufruire unicamente del materiale genetico alla base della composizione del Coronavirus (nel dettaglio l’acido ribonucleico o RNA). “Per quanto riguarda il nostro lavoro con Moderna e Cepi, prevediamo di avere un vaccino sperimentale pronto per la fase 1 dei test clinici entro 2 o 3 mesi. Se questo avrà successo e l’epidemia non sarà conclusa potremo promuovere un test clinico più ampio, di fase 2, allo scopo di dimostrarne l’efficacia. Se il vaccino si sarà dimostrato valido, saranno necessari ancora alcuni mesi per produrre una quantità di vaccino sufficiente per una vasta distribuzione”.

Elena Indraccolo

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