I mali del mondo e il capro espiatorio per eccezione

Ma davvero è sempre colpa del diavolo?

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Nei tempi che corrono, per un povero diavolo la vita è davvero difficile.

L’appellativo di “povero diavolo”, per lui che è il principe degli abissi o presunto tale, non rappresenta affatto un termine decoroso, né tantomeno un complimento.

“Povero diavolo, che pena mi fai!” cantava nei lontani anni Ottanta il tenebroso Riccardo Cocciante, riferendosi all’ennesimo amante raggirato dalla sua “bella senz’anima”.

La prima malefatta imputata al diavolo dagli umani risale ai tempi del Peccato originale: Eva racconta al compagno Adamo di essere stata tentata proprio dal diavolo ad addentare la mela proibita, che costerà loro l’abbandono del Paradiso terrestre.

Il diavolo, l’angelo superiore e più bello che si manifesta nelle vesti di serpente, rappresenta il polo diametralmente opposto al divino. Lucifero segue Adamo ed Eva nell’uscita dal Paradiso, approdando nel mondo sottostante al nostro, altrimenti detto Inferno, da cui può da allora raggiungerci ed essere bersaglio preferito di tutte le malefatte umane.

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Sicché, il povero diavolo si vede chiamato in causa continuamente da tutti gli umani da cui in tutto questo tempo si è sentito definire “bestia”, oltre che in altri modi peggiori. Non deve essere stato difficile per lui tentarci, giacché il mondo pullula di accusati e pentiti. Tuttavia, è sempre sua la colpa se si cade nel peccato: chi lo ha concepito ha fornito un’ottima arma a fruizione di chi non ama assumersi le proprie responsabilità.

La visione dell’inferno e del diavolo è comoda per noi uomini, perché lo connotiamo quale alieno che ci fa lo sgambetto. Ma quanta ipocrisia c’è nel pensare che anche il denaro (di cui solo il bravo san Francesco poteva fare a meno) sia da considerare il suo sterco?

Nel vangelo secondo San Marco, Gesù invita un uomo che gli chiede di seguirlo a lasciare i suoi averi in cambio della vita eterna. Ed ecco che l’uomo, prima felice di aver incontrato Gesù, rinuncia alla salvezza. Abbassa la testa e gira i tacchi di fronte a questa proposta.

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Paradossalmente, tutto ciò che riconduciamo al diavolo andrebbe difeso affinché l’uomo si possa assumere la responsabilità di stupri, violenze, abusi, guerre, tirannie, affari sporchi, disastri. Di fatto, però, è pressoché impossibile trovare un “avvocato” disposto a prenderne le difese: fa sempre comodo attribuirgli ogni responsabilità. Sicché il diavolo diventa il capro espiatorio di tutti i misfatti umani, che permette agli umani di convivere con le coscienze sporche, con le pulsioni malvagie, con l’ipocrisia. E’ anche vero, e dobbiamo proprio ammetterlo, che se Dio non volesse il diavolo, il male non esisterebbe. Ma se proprio vogliamo credere al diavolo come figura avulsa dall’uomo e ci sentiamo intaccati dalle sue vessazioni e tentazioni, abbiamo un “super eroe” che ci viene in aiuto: l’arcangelo Michele, il quale potrà difenderci se invocato.

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Michele è provvisto di bilancia e pesa le anime quando hanno lasciato il corpo con la morte. Porta con sé anche una spada, utile a recidere i vincoli eterici o cordoni che le persone possono creare attorno agli altri. Michele, che è anche guida di tutti gli uomini, è stato investito di tante facoltà per essere di aiuto ai deboli. E il povero diavolo? Ora è un serpente, un drago, un mostro, che ha potere solo nella misura in cui lo temiamo. E Michele vince sempre su di lui. Lo chiamiamo attraverso preghiere e canti, e lui liquida il diavolo. Povero diavolo. Condannato per sempre al ruolo di disturbatore, tentatore, provocatore; finisce sempre per fare la figura del perdente, a causa della sua stessa cattiveria.

Il diavolo in quanto tale è sempre solo, non ha amici. Perché neanche i cattivi amano chi è cattivo.

Susy Tolomeo

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