I big data in Europa

Scarsamente utilizzati, sono appannaggio delle grandi imprese. Tuttavia il cambiamento del mercato potrebbe rendere inutile le politiche economiche di digitalizzazione

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L’Eurostat calcola la percentuale di imprese che utilizzano i big data sia provenienti da database interni che esterni all’attività aziendale. Si tratta di una variabile molto rilevante poiché la capacità di utilizzare i big data nell’interno del contesto dell’orientamento all’industria 4.0 risulta essere uno strumento per acquisire competitività. I big data sono uno degli elementi essenziali all’esercizio delle 4 forze dell’industria 4.0 tra le quali vi sono anche il machine learning, il cloud computing, l’intelligenza artificiale, e l’IoT. L’interazione tra i tools indicati è in grado di aumentare il valore della produzione di valore aggiunto nelle imprese. Tuttavia è necessario che gli strumenti vengano utilizzati insieme per poter ottenere il massimo delle sinergie della produzione. Non è infatti possibile che si determini l’utilizzo di machine learning, e intelligenza artificiale, o di cloud computing e Internet of Things senza utilizzare anche i big data che costituiscono insieme il presupposto, lo strumento ed il risultato dei processi dell’industria 4.0. Ecco perché è possibile considerare l’utilizzo dei big data da parte delle imprese come un vero e proprio indice della capacità delle imprese di realizzare delle innovazioni tecnologiche nel senso della digitalizzazione e smartizzazione dei processi produttivi. I dati che vengono riportati dall’Eurostat con riferimento ai big data si riferiscono a due esercizi: il 2016 ed il 2018. I dati relativi al 2018 vengono di seguito rappresentati nella forma del ranking. Al primo posto della classifica si trova Malta con un valore della percentuale delle imprese che utilizzano i big data pari al 24%, seguito dall’Olanda con un valore pari al 22,00% e dal Belgio con un valore pari al 20,00%. A metà classifica si trovano Estonia, Spagna e Romania con un valore pari all’11,00%. Chiudono la classifica Ungheria e Austria con un valore pari al 6% e Cipro con il 5,00%.

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Figura 1: Percentuale delle imprese che utilizzano i Big Data. Fonte: Eurostat.

Complessivamente nel periodo considerato sono presenti un insieme di paesi che possono essere considerati come winners, ovvero paesi che hanno incrementato il valore dell’utilizzo dei big data e paesi che invece sono losers, ovvero paesi che hanno visto ridurre l’utilizzo dei big data nell’interno delle aziende. Tra i paesi virtuosi vi sono la Germania che ha fatto segnare un +150,00%, Cipro con +66,7%, la Francia con +45,5%, la Spagna +37,50%, la Polonia +37,50%, la Finlandia con +26,70%, Malta con +26,30%, Lussemburgo con +23,10%, la Grecia con 18,20%, il Belgio con +16,70%, la Danimarca con +16,70%, l’Olanda con il 15,80% e la Croazia con 11,10%.

Tra i paesi losers, ovvero i paesi che nel periodo considerato hanno visto immutato o in riduzione il valore della variazione percentuale delle imprese che utilizzano i big data vi sono la Bulgaria, Portogallo, Romania, Svezia con una variazione pari a 0,00%, la Slovenia con -9,1%, la Repubblica Ceca con -11,1%, l’Ungheria -14,30%, l’Estonia -15,40%, la Slovakia -18,20%, l’Italia -22,20%.

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Figura 2: Winners and losers per valore della variazione percentuale di imprese che utilizzano i big data. Fonte: Eurostat.

Del resto la maggior parte delle imprese che utilizzano i big data, fanno riferimento a dei dati che sono prodotti da smart devices attivi presso le aziende medesime. Ne risulta pertanto un modello caratterizzato dalla presenza di un modello di utilizzo dei big data che proviene soprattutto dal settore manifatturiero con l’annessa riduzione del valore dei big data connessi all’economia dei servizi. In questo senso occorre modificare gli interventi normativi che dispongono incentivi europei in favore dell’industria 4.0, in quanto, soprattutto con riferimento ai big data il settore dei servizi può portare ad una crescita significativa della produzione di valore aggiunto. In modo particolare con riferimento alla classifica dei paesi che nel 2018 hanno utilizzato gli strumenti dei big data attraverso il riferimento a dati provenienti da devices installati in produzione al primo posto vi sono Slovenia, con un valore pari al 65%, Cipro con un valore pari al 49%, e l’Olanda con un ammontare pari al 48%. Chiudono la classifica delle aziende che implementano big data con informazioni provenienti da devices interni la Polonia con il 24%, la Germania con il 20%, e la Grecia con il 15%. Di particolare interesse il valore basso del dato tedesco il quale manifesta evidentemente la difficoltà di introdurre delle innovazioni tecnologiche pure nei sistemi industriali evoluti come quello tedesco. La sfida dell’industria soprattutto nel settore 4.0, appare veramente complessa e difficile, anche per i paesi industrializzati a basso reddito, i quali tuttavia, sono chiamati a modificare strutturalmente i sistemi produttivi per fare fronte alla capacità di distruzione creatrice dei nuovi modelli di produzione del valore.

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Figura 3. La maggior parte delle aziende che utilizzano i Big Data utilizzano gli smart devices aziendali, ovvero si tratta soprattutto di imprese operanti nel settore manifatturiero.

Del resto risulta essere anche abbastanza ridotto l’utilizzo dei big data con funzione di analisi di informazioni provenienti da dispositivi geolocalizzati. Nel 2018 in media, tra le imprese che utilizzano i big data in Europa, solo il 5%, in media utilizza dati provenienti da strumenti di geolocalizzazione. In testa alla classifica, con riferimento al 2018, vi sono a pari merito Belgio, Francia e Lussemburgo con un valore percentuale delle imprese che utilizzano big data in connessione con la geolocalizzazione pari al 9,00%. In fondo alla classifica sono presenti invece Estonia, Italia, Cipro, Lettonia, Ungheria, Svezia con il 3% delle imprese che utilizzano big data provenienti da dispositivi e servizi di geolocalizzazione, seguiti dall’Austria, che chiude la classifica con un valore pari al 2,00%. Chiaramente si tratta di valori ridotti, che lasciano intendere l’enorme giacimento di reddito e ricchezza presente nel settore e disponibile per quelle imprese che saranno in grado di minare i dati geolocalizzati attraverso l’analisi dei big data. In modo particolare risulta essere particolarmente grave la questione sotto il punto di vista dei paesi largamente popolosi per i quali l’analisi dei big data sulla base dei riferimenti di geolocalizzazione può costituire un elemento sia di profitto e reddito, specie nelle applicazioni web, che anche di sicurezza, soprattutto con riferimento alle aree economiche densamente popolate come accade per esempio nell’interno delle aree urbane delle città.

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Figura 4. Percentuale delle imprese che utilizzano i big data in connessione alla geolocalizzazione. Fonte: Eurostat.

Del resto anche la percentuale di imprese che utilizzano i big data prodotti dai social media sono numericamente scarse. In media nel 2018 in Europa il 6% delle imprese ha utilizzato big data provenienti da social media. In testa alla classifica vi sono Malta con un valore pari al 15,00%, l’Irlanda con un valore pari al 13,00%, e l’Olanda con un ammontare pari al 12,00%. A metà classifica vi è l’Estonia. Chiudono la classifica la Slovenia e la Slovacchia con un valore pari a 3% delle imprese che utilizzano big data provenienti dai social media e la Bulgaria con un valore pari al 2,00%.

Conclusione. In conclusione occorre considerare che il novero delle imprese europee che utilizzano i big data è molto ridotto. La capacità delle imprese europee di utilizzare i big data è bassa. La questione diventa grave soprattutto se si considera che nell’utilizzo dei big data sono presenti una serie di rendimenti, di redditi, di rendite posizionali, e di risorse che possono costituire anche degli elementi di ricchezza patrimonializzata per le imprese europee. Tuttavia occorre anche considerare che le tecnologie dell’industria 4.0, sono molto impattanti sui modelli organizzativi delle imprese e richiedono la dotazione di tecnologie dedicate, di capitale umano qualificato e di un mercato che possa essere effettivamente analizzato ed ottimizzato sotto il punto di vista dei rendimenti estratti grazie alle tecniche di marketing poste in essere con l’utilizzo di strumenti come i big data. Ne deriva evidentemente che le imprese che possono usare gli strumenti come per esempio quelli dei big data sono sostanzialmente le imprese di grandi dimensioni, le quali hanno le risorse finanziarie ed anche il modello di business, ed il volume di attività economica, in grado di sostenere l’implementazione delle tecnologie dell’industria 4.0, come per esempio quelle connesse ai big data. Pertanto le piccole e medie imprese hanno difficoltà ad applicare gli strumenti dei big data per il fatto che queste hanno effettivamente delle risorse finanziarie ridotte ed anche un giro di affari che spesso è troppo ridotto per testare delle tecnologie massive come sono quelle connesse all’analisi dei big data. Tuttavia, è possibile che il cambiamento del mercato possa modificare la condizione delle piccole e medie imprese e la loro difficoltà di implementazione delle tecnologie dell’industria 4.0 attraverso l’offerta di servizi che siano customizzati per le imprese di dimensioni ridotte. E’ per esempio il caso dei vari servizi che vengono offerti dalle piattaforme di Amazon, come per esempio Amazon Web Services che consentono di accedere a degli strumenti complessi per l’analisi dei dati, le attività di machine learning, di business intelligence e nell’insieme per l’esercizio di attività di smartizzazione e digitalizzazione delle imprese.

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Figura 5. Percentuale di imprese che utilizzano i big data provenienti dai social media. Fonte: Eurostat.

Pertanto è assai più probabile che la soluzione al problema dello scarso utilizzo dei big data, e degli strumenti dell’industria 4.0, venga dal mercato, ovvero dai global players, piuttosto che dalle politiche economiche europee e degli stati dell’Unione Europea.

Angelo Leogrande

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