I TENTATIVI DI MOSCA E ANKARA PER LA PACE IN LIBIA

Sfruttando il cessate il fuoco in attesa della Conferenza di Berlino

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La crisi libica che oggi come non mai sembra destabilizzare gli equilibri internazionali, sta vivendo negli ultimi giorni una profonda e rapida evoluzione. Premesso che la compresenza di due centri di potere distinti, incarnati da Haftar, capo dell’autoproclamato esercito nazionale libico e Al-Serraj, premier del governo di accordo nazionale, rende complicato e farraginoso il dialogo diplomatico, continuare a pensare che i lavori per l’assestamento della situazione libica sul piano internazionale possano proseguire in assenza di un’effettiva rappresentanza del paese interessato, è del tutto inconcludente e per certi versi ambiguo. Sarebbe opportuno ricordare infatti che uno dei principi cardine del diritto, ovvero la positività della norma, prevede che la stessa debba esprimere un interesse del corpo sociale affinché se ne assicuri l’effettività, per non incorrere a lungo andare nella sua disapplicazione, dovuta ad una mancata assimilazione da parte del corpo sociale che considerandola come qualcosa di imposto dall’alto, non riesca a coglierne la ratio, l’utilità e il senso di giustizia. Per evitare che ciò avvenga sarebbe logico permettere la partecipazione delle tribù libiche ai meeting internazionali, poiché conoscendo meglio di chiunque altro la realtà libica, potrebbero apportare un contributo concreto nella ricerca di una risoluzione sostenibile a lungo termine.

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Afferma infatti Ajeli Breni, coordinatore del Forum delle tribù libiche che si è sempre prodigato per far riconoscere la loro partecipazione nel processo di stabilizzazione e pace del paese: “Quelli che stanno lavorando oggi per risolvere il problema libico, sono in parte quelli che hanno demolito la Libia tramite la NATO nel 2011. Non conosciamo la ragione per cui hanno escluso il Forum delle tribù da tutte le conferenze e i vertici sulla Libia che si sono succeduti negli ultimi anni. […] Siamo contrari a qualsiasi presenza militare straniera. Che siano turchi, russi, o altro. Vogliamo e dobbiamo sederci e risolvere i problemi tra noi, sotto la supervisione dell’Onu e di altre organizzazioni capaci di aiutarci.” Dopo l’annuncio di ieri da parte di fonti governative tedesche circa la data della tanto attesa Conferenza di Berlino sulla Libia, prevista per il 19 gennaio, alcuni funzionari da Mosca hanno fatto sapere che l’assenza delle personalità politiche libiche in quell’occasione è dovuta al fatto che la loro presenza non è contemplata dagli altri stati partecipanti.

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Al momento nonostante le dichiarazioni bellicose che arrivano da parte di Ankara nei confronti del generale Haftar, il quale si sarebbe rifiutato di firmare l’accordo sul cessate il fuoco in Libia elaborato in collaborazione con Mosca, uno spiraglio di speranza si scorge da parte del governo di Fayez Al- Serraj, che si sarebbe invece dimostrato conciliante. Il testo dell’accordo riporta come obiettivi: l’osservanza incondizionata della cessazione delle ostilità scattata a mezza notte dello scorso 12 gennaio; fissare una linea di contatto tra le fazioni opposte monitorando l’implementazione del cessate il fuoco e la progressiva de-escalation delle offensive militari sulla linea di contatto; assicurare l’accesso sicuro e la distribuzione delle risorse di assistenza umanitaria per chi ne abbia bisogno; designare dei rappresentanti che partecipino al dialogo circa la situazione economica, politica e militare lanciato dal Rappresentante speciale per la Libia del Segretario generale delle Nazioni Unite e formare gruppi di lavoro incaricati di elaborare attraverso negoziazioni, le modalità dell’assestamento politico “intra-libico” e una risoluzione alla questione umanitaria e per la ripresa economica del paese.

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Il governo Conte bis si è molto adoperato a sostegno del tentativo russo di rendere permanente il cessate il fuoco in Libia; “Quella che abbiamo davanti è una guerra per procura: dobbiamo fermare ogni interferenza esterna. Bisogna smetterla di vendere armi. Deve prevalere la via diplomatica”, ha infatti riassunto il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Dopo l’annuncio della tregua, Palazzo Chigi e Farnesina si sono adoperati ad assumere un ruolo di pacificatori in occasione della Conferenza di Berlino, intensificando i contatti con Vladimir Putin, la cancelliera Angela Merkel e Serraj, in preparazione anche agli incontri che attendono Conte in questi giorni con Recep Erdogan e con il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi. Ad Ankara, Giuseppe Conte avrà anche la possibilità di discutere del recente accordo firmato dalla Turchia con Serraj, volto a ridisegnare i confini marittimi, creando una sorta di continuità tra i due paesi, che costituirebbe una svolta rischiosa in quanto si permetterebbe alla Turchia di estendere il suo controllo dei flussi migratori dalla rotta balcanica, anche al mediterraneo.

Federica Scippa

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