I SENTIERI DI PSICHE

“DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO”

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“Quando la giornata è lunga e la notte, la notte è tutta tua

Quando sei certo di avere avuto abbastanza di questa vita, beh resisti.

Non lasciarti andare, perché capita a tutti di soffrire e di piangere, a volte.

A volte tutto va male. Ora è tempo di cantare insieme

Quando la tua giornata è solo oscurità, tieni duro

Se hai voglia di lasciarti andare, tieni duro

Perché tutti soffrono. Cerca conforto nei tuoi amici

Tutti soffrono. Non arrenderti.

Se ti senti solo, no, non sei solo…

…Tieni duro. Tutti soffrono. Non sei solo”.

(da traduzione di “Everybody hurts” R.E.M)

cms_14283/0.jpgCaro Lettore,

ci ritroviamo su I sentieri di Psiche…per camminare nei sentieri della nostra anima e del mondo che ci circonda è necessario essere ben equipaggiati perché il viaggio che intraprendiamo quando veniamo al mondo è assai complesso e complicato, fatto di pianure, montagne da scalare e mari mossi così come da giornate di sole e di felicità. In particolar modo, quando si sceglie di svolgere una professione di aiuto, come è accaduto a me, non ci si rende conto sin da subito che inevitabilmente la sofferenza di coloro che si affidano a te entra a far parte di te e va anch’essa elaborata come qualcosa di proprio, perché in realtà è e rappresenta qualcosa di proprio. La relazione d’aiuto ci pone costantemente in contatto con i nostri vissuti, con i nostri traumi e con tutto ciò che non abbiamo elaborato o che dobbiamo ancora risignificare in una chiave di lettura più adeguata. Perché dunque si parla di coraggio e di resilienza? Perché tutti noi quotidianamente ci troviamo di fronte ad una scelta tra il fermarci facendoci assalire e paralizzare dal disagio oppure andare avanti facendo leva sulle nostre forze con tanto coraggio.

Qualche giorno fa, nel corso del mio tirocinio formativo, avrei dovuto iniziare una psicoterapia con una ragazza adolescente: si voleva tentare di farla lavorare sul proprio vissuto di disagio che più volte l’ha portata a tentare di mettere fine alla sua esistenza; la sua aspettativa era quella di risolvere tutto con un aiuto farmacologico ma soprattutto il suo più grande desiderio era quello di dormire e non ci riusciva; sono riuscita a rimandarle, nell’unico incontro che siamo riuscite a fare, che ci si addormenta quando si riesce ad abbandonarsi, quando dentro di noi c’è un senso di sicurezza e di tranquillità e che i medicinali non sono esaustivi in questo perché agiscono come un sintomatico, la psicoterapia, invece, permette di interiorizzare modelli di sicurezza e autodeterminazione che consentono di rilassarsi. Ad ogni modo, la ragazza non è più venuta. Probabilmente il contratto terapeutico – com’è giusto che sia – non colludeva con le sue aspettative di morte, non soltanto intesa nel senso letterale ma anche come mancanza di motivazione alla vita.

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Secondo la psicoanalisi, la nostra esistenza oscilla tra due condizioni: eros e thanatos, la vita e la morte; e se ci pensiamo tra le due condizioni c’è una parola, una disposizione che è quella del coraggio. La vita è come una lunga navigazione e quando le onde ci fanno paura e scegliamo di non morire affogati tiriamo fuori il coraggio di andare avanti, quando tocchiamo il fondo del nostro dolore e allora sentiamo che ce la possiamo fare a ricominciare.

La settimana che è appena terminata, è stata caratterizzata da una riflessione generale sul lavoro che svolgo e su quanto sia importante lavorare su se stessi per accogliere ed elaborare le inevitabili identificazioni proiettive che i nostri pazienti esercitano nel momento in cui li stiamo aiutando; il Prof. Canevaro sostiene che il paziente è sempre ambivalente nei confronti della terapia, perciò essa rappresenta sempre un fallo ed è utile che il terapeuta stia sempre ab latere per aiutare il paziente, deve cioè essere catalizzatore, agente di cambiamento.

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Succede però, soprattutto nelle famiglie invischiate, che il cambiamento anche se desiderato, è altresì temuto perché non c’è il coraggio di metterlo in atto ed è quindi preferibile restare fermi in una posizione scomoda ma sicuramente più sicura (apparentemente). In questa circostanza, il terapeuta deve tirar fuori il coraggio di perseguire nel proprio obiettivo di aiuto, accettando tutte le resistenze messe in atto dall’altra parte, tante volte agìte anche con impetuosa aggressività.

E allora, il coraggio è quella componente necessaria della nostra esistenza perché ci permette di continuare a seminare esercitando oltretutto la pazienza di aspettare che arrivino tempi migliori. Nei miei occhi, in questo istante l’immagine di Rossella in Via col Vento, la sua fatidica frase “domani è un altro giorno”, la sua caparbia forza pur circondata dalle macerie. Il coraggio ha un suo simile che in psicologia è definito ‘resilienza’ ovvero la capacità di rinascere e superare i traumi più importanti; ognuno di noi, ogni giorno, quando decide di alzarsi e di lavorare, fare, amare rinasce dalle macerie della propria esistenza.

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Come dice la canzone dei R.E.M., tutti soffrono, tutti piangono, non siamo soli, la notte tante volte ci appare interminabile, ma dobbiamo sempre trovare la certezza che il giorno arriva con la sua luce e con la sua aria fresca. Spero che tra i miei Lettori ci siano colleghe e colleghi perché oggi il mio scritto è dedicato a loro, a noi che ogni giorno troviamo il coraggio, la forza e la motivazione di fare dell’aiuto la nostra Professione, soprattutto con chi rifiuta di essere aiutato e quindi di accettare ‘religiosamente’ che nessuno può essere salvato se non lo desidera.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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