I SENTIERI DI PSICHE

COMUNICANDO OLTRE LA PAROLA

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“La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione”

(Carl Rogers)

“Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione”

(Zygmunt Bauman)

cms_13627/DSC_2838.jpgCaro Lettore, ci ritroviamo su I sentieri di Psiche…camminando lungo il nostro percorso, incrociamo lo sguardo di tante persone e osserviamo i loro comportamenti e le loro interazioni tra loro; è inevitabile constatare che spesso gli esseri umani parlano tra loro ma non comunicano. Ci chiediamo dunque quale sia la differenza tra parlare e comunicare, soprattutto quando eravamo convinti che i due termini, le due azioni fossero similari una dell’altra.

Dall’inizio del mio percorso professionale, soprattutto nei casi di adolescenti che non riescono più ad avere relazioni serene e stabili con i propri genitori, ho avuto la possibilità di meglio comprendere quale sia la differenza tra il parlare e il comunicare così come quella tra il dare tanto apparentemente in una relazione dal donare realmente qualcosa di sé all’altro, sia che esso sia un partner, un amico, un cliente e così via.

In senso letterale, il termine “parlare” vuol dire emettere dei suoni per comunicare, indica “la capacità umana di utilizzare dei suoni al fine di comunicare agli altri dei concetti e delle nozioni”; con il termine “comunicare”, invece, si intende il trasferimento di informazioni utilizzando canali diversi e soprattutto vuol dire mettere in comune, far partecipe l’altro dell’informazione trasmessa.

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E’ consuetudine dei ragazzi adolescenti in particolare ma anche di tanti adulti ancora adolescenti, utilizzare il termine ‘parlare’ per dire che si sono scambiati messaggi su whatsapp, facebook e così via, trascurando totalmente che quando si utilizza una parola, questa dovrebbe descrivere il più precisamente possibile l’azione compiuta: ciò vuol dire che l’inviarsi messaggi andrebbe descritto come ‘scriversi’ che è ben diverso dal parlare e tanto più dal comunicare. Perché dico questo? Perché a me stessa è capitato spesso di travisare significati solamente perché veicolati da messaggi, quando il parlarsi rappresenta in sé per sé il colore della comunicazione.

Parlarsi a voce vuol dire poter utilizzare, anche semplicemente per istinto, la comunicazione extra verbale ovvero sguardi, tono di voce, insomma una serie di atti che attraverso la scrittura non possono emergere. Non a caso ho voluto inserire in apertura due citazioni di due uomini di grandissima cultura oltre che celeberrimi esperti di comunicazione: Rogers infatti sostiene che quando giudichiamo coloro che abbiamo di fronte, non possiamo riuscire a comunicare creando in questo modo una barriera; Bauman, ideatore del concetto di società liquida, sostiene che quasi sempre la fine di una relazione ha la sua origine nella mancanza di comunicazione.

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Quotidianamente mi trovo a constatare che le relazioni affettive così come quelle professionali risentono tantissimo della qualità della comunicazione; è indubbio che ci troviamo in un’epoca storica in cui è diventato molto più complicato parlarsi, dirsi le cose per come stanno veramente, un’epoca in cui i nostri ragazzi hanno perso la capacità di scrivere in maniera fluida e scorrevole, in cui gli adolescenti si chiudono in se stessi nell’illusione di intrattenere relazioni sociali che invece, al contrario, sono solo relazioni ‘social’, il che è ben differente. Proprio qualche giorno fa, ho ascoltato per un primo colloquio una ragazza di 13 anni figlia di genitori separati: mi dice sin da subito “Io con i miei genitori non parlo! La loro separazione è un fatto che non mi riguarda”. La ragazza trascorre dieci ore sul cellulare ogni giorno, sostiene di avere tanti amici e di inviare tanti messaggi; in realtà non ha nessuna relazione amicale al momento, vive chiusa nella sua stanza e ha anestetizzato completamente le sue emozioni, al punto da dire che sta bene e che non prova niente.

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E’ evidente che la ragazza di cui vi sto parlando ha interrotto la sua comunicazione col mondo intorno a sé, vivendo di relazioni fittizie e illusorie, rinforzate dall’utilizzo dei social; non voglio dare l’impressione al Lettore che si demonizzi il mondo dei social, ma è indubbio che le relazioni social non possono sostituire quelle ad personam, affettive fatte di emozioni vive che vanno gestite. Stiamo assistendo alla mancanza di capacità di gestire le emozioni perché in realtà i nostri ragazzi si celano dietro un like, dietro un sorriso di circostanza che non rispecchia il loro vero stato psico-fisico, sociale, affettivo e relazionale.

Comunicare con l’altro vuol dire esprimere le proprie emozioni senza timore, o meglio, il timore di mostrarci per quello che siamo è una ‘complicanza’ inevitabile nelle relazioni affettive: è soltanto attraversando gli ostacoli della comunicazione che possiamo imparare a comunicare e a sviluppare ciò che veicola le emozioni nella comunicazione, ovvero l’empatia.

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C’è un’opera che consiglio a tutti di leggere e di tenere sempre a portata di mano: “La pragmatica della comunicazione umana” di Paul Watzlawick e altri autori della scuola di Palo Alto in cui sono citati i cinque assiomi della comunicazione: 1) E’ impossibile non comunicare; 2) Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione in modo che il secondo classifica il primo, ed è quindi meta comunicazione; 3) la natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i partecipanti; 4) gli esseri umani comunicano a livello analogico e digitale; 5) tutti gli scambi comunicativi sono simmetrici o complementari a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza.

Possiamo considerare la pragmatica della comunicazione umana un manuale da tenere sempre sul comodino o nelle nostre borse perché davvero descrive tutti i livelli, le difficoltà e le strategie appartenenti alla dimensione della comunicazione.

Insegniamo ai nostri ragazzi a trovare strategie alternative e modalità di comunicazione più umane; esortiamoli a ‘spegnere’ i loro telefonini, a disconnettersi, anche se per poco, dal mondo virtuale per dare spazio a relazioni affettive, sociali e scolastiche maggiormente efficaci e soddisfacenti, fatte cioè di autentica comunicazione oltre le parole dette o scritte.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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