I SENTIERI DI PSICHE

SILENZI NARRANTI

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SILENZI NARRANTI

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“Ho bisogno di silenzio come te che leggi col pensiero non ad alta voce

Il suono della mia stessa voce adesso sarebbe rumore non parole ma solo rumore fastidioso

Che mi distrae dal pensare.

Ho bisogno di silenzio

Esco e per strada le solite persone che conoscono la mia parlantina

Disorientate dal mio rapido buongiorno

Chissà, forse pensano che ho fretta.

Invece ho solo bisogno di silenzio tanto ho parlato, troppo

È arrivato il tempo di tacere di raccogliere i pensieri

Allegri, tristi, dolci, amari,

ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.

Gli amici veri, pochi, uno?

Sanno ascoltare anche il silenzio,

sanno aspettare, capire.

Chi di parole da me ne ha avute tante e non ne vuole più,

ha bisogno, come me, di silenzio”.

(Alda Merini)

cms_13470/0.jpgCaro Lettore ci ritroviamo su I sentieri di Psiche…cammino e ad un tratto del percorso vedo che accanto a me c’è una ragazza, adolescente, è in silenzio, un silenzio religioso, è assorta nei suoi pensieri e intuisco che non sarebbe opportuno interromperla, quindi continuo a camminare…

Col termine “silenzio” possiamo definire molteplici situazioni e soprattutto la presenza del silenzio può derivare da un contesto specifico e delinea stati nelle relazioni interpersonali; se, infatti, vediamo mi sinonimi della parola silenzio sono tanti e potrebbero apparire come dei contrari perché il silenzio stesso può essere interpretato in tanti modi. Esso rappresenta quindi uno stato, una condizione ma anche un bisogno, una necessità, un atteggiamento inevitabile in molte situazioni; come dice Alda Merini nella poesia con cui ho aperto, spesso ha bisogno di silenzio colui che ha sentito troppe parole e/o che ne ha dette troppe.

Ad un anno dalla morte di mio padre, 28 anni fa or sono, mia madre scrisse un testo in sua commemorazione in cui lo descriveva e parlava della sua capacità di riempire qualsiasi cosa vuota, scialba o noiosa, persino il silenzio…Ma si può colmare un silenzio? E di cosa? Ebbene sì, ma sarebbe più preciso dire che esso non sempre è vuoto, anzi, spesso è carico di significati e di emozioni che le parole non possono esprimere: questo concetto ha fatto da protagonista a teorie, poesie, canzoni ed è trasversale ad ogni sapere; una delle prime nozioni basilari trasmessemi nel corso della scuola di specializzazione, è stata quella di non aver paura del silenzio in terapia. Ci sono due riferimenti importanti che riguardano questo e afferiscono alla pratica clinica di Carl Whitaker il quale in una delle sue opere parla di una psicoterapia condotta con un adolescente caratterizzata dall’assoluto silenzio e terminata con un successo terapeutico, poiché il ragazzo aveva bisogno di questo. “Essere è divenire vuol dire che si deve imparare ad essere totalmente ciò che si è: il primo passo consiste nell’imparare ad ascoltarsi: avere il coraggio di aspettare quando non succede nulla, aspettare che qualcosa accada dentro di noi…” dice Whitaker; il silenzio può essere un mezzo attraverso cui passa la comprensione e l’interesse per la sofferenza dell’altro, soprattutto quando la sofferenza è portata in seduta; Stern li definiva “momenti Kairos che emergono improvvisamente nelle sedute e sono carichi affettivamente; stare in questi silenzi assieme al paziente vuol dire condividere una esperienza profonda dove entrambi condividono lo stesso scenario mentale definiti appunto momenti incontro”.

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Inoltre, in un’altra celeberrima opera, il terapeuta sistemico descrive una supervisione dei suoi allievi in cui una sua studentessa racconta del suo parlare tanto in terapia per non restare in silenzio. Mi sono sentita molto affine a quell’allieva di Whitaker poiché anche io fino a qualche tempo fa tendevo a parlare troppo nei colloqui per timore del silenzio ma soprattutto perché restare in silenzio slatentizzava il mio senso di colpa. Poi, ad un tratto del mio percorso professionale, ho capito che i momenti di silenzio in terapia sono importanti e necessarie opportunità sia per lo psicoterapeuta che per il cliente, il quale trova nel silenzio uno spazio per riflettere e per dare peso alle proprie parole. Ho notato che questa dimensione della terapia accade maggiormente con i bambini intorno ai 10 anni e con gli adolescenti da 15 anni in poi; i silenzi si riempiono di sguardi e di pensieri non è caso che sul nostro sentiero immaginario, io scelgo di incontrare una ragazza adolescente : ella è allo stesso tempo sia la rappresentazione delle mie piccole clienti, sia una parte dell’essenza della mia anima.

La paura del silenzio ce l’abbiamo un po’ tutti o perlomeno chi non ce l’ha ci ha lavorato su per affrontarla; il silenzio non è soltanto qualcosa di concreto, si può stare in silenzio anche parlando, quando le parole non si caricano di emozioni e vissuti. Tutte le coppie che vediamo, per esempio, intorno a noi, per le strade, nei ristoranti, ognu per i fatti suoi, col cellulare, ognuno con un comportamento di circostanza, le riconosciamo subito le relazioni senza amore, anche quando queste sono le tue, perché il silenzio ti imbarazza, parli dei luoghi comuni e soprattutto temi quel silenzio perché senti che la terra ti trema sotto i piedi e che quella relazione è nella sua fase terminale.

Esiste invece un silenzio solido carico di emozioni e sentimento in cui tilasci cullare senza timore di essere inadeguato ed è il silenzio che caratterizza le relazioni d’amore: intendo amore universale: amicizia, coppia e terapia; siamo in silenzio di fronte a un amico arrabbiato che non chiede nient’altro che essere accettato e abbracciato.

cms_13470/4v.jpgSpesso, i grandi e significativi cambiamenti nascono proprio dalla capacità di stare in silenzio, di restare al proprio posto, così come di agire senza perdersi in tante parole; qualsiasi silenzio narra qualcosa, ci racconta qualcosa di noi stessi, di chi ci sta accanto, di cosa sta accadendo intorno a noi, soprattutto ci offre l’opportunità di vivere dimensioni più profonde nella nostra quotidianità. Nel silenzio delle nostre stanze, ritroviamo noi stessi e proviamo a ri-significare quello che ci è accaduto; il silenzio narrante rappresenta quindi l’inizio di un processo di ri-strutturazione del nostro Io così come la fine di un ciclo, compreso quello esistenziale.

Insegniamo ai nostri bambini che il silenzio non è qualcosa da temere, anzi che oltre a essere una necessità, è opportunità di riflessione, di autodeterminazione e di cambiamento.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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