I SENTIERI DI PSICHE

IL TEMPO E LA SUA RELATIVITA’

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Dicono che c’è un tempo per seminare e uno che hai voglia ad aspettare
Un tempo sognato che viene di notte
E un altro di giorno teso
Come un lino a sventolare…

C’è un tempo negato e uno segreto
Un tempo distante che è roba degli altri
Un momento che era meglio partire
E quella volta che noi due era meglio parlarci

C’è un tempo perfetto per fare silenzio…

C’è un tempo d’aspetto come dicevo
Qualcosa di buono che verrà
Un attimo fotografato, dipinto, segnato
E quello dopo perduto via

C’è un tempo bellissimo, tutto sudato
Una stagione ribelle
È il tempo che è finalmente
O quando ci si capisce
Un tempo in cui mi vedrai
Accanto a te nuovamente
Mano alla mano
Che buffi saremo
Se non ci avranno nemmeno avvisato

Dicono che c’è un tempo per seminare
E uno più lungo per aspettare
Io dico che c’era un tempo sognato
Che bisognava sognare

(da “C’è tempo” di I. Fossati)

cms_13321/0.jpgCaro Lettore,

ci ritroviamo su I sentieri di Psiche anche questa settimana e, percorrendo il nostro cammino, ad un tratto vediamo davanti a noi un grande orologio e sentiamo un ticchettio che scandisce i nostri passi…le lancette si sono fermate ad un orario ben preciso: l’orario di un nostro ricordo, il ricordo di un momento passato che non tornerà più ma che vive nella nostra mente e torna nel nostro pensiero rievocato da un profumo, da una canzone, da una stagione.

Il tempo è qualcosa di oggettivo o soggettivo? Possiamo dire che il tempo è certamente uno spazio in cui compiere azioni o restare fermi ad aspettare o a riflettere; il concetto di tempo inevitabilmente rimanda all’attesa di qualcosa o di qualcuno. Ognuno di noi, ogni giorno attende qualcosa o qualcuno, anche il prendere una decisione comporta tempo e non sai mai quanto ce ne vuole, ma certamente l’equilibrio fa sì che in ogni istante della nostra vita prendiamo migliaia di decisioni, da quelle più piccole a quelle più importanti e significative.

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Che cos’è una parentesi temporale? E’ come un temporale con lampi e fulmini; cos’è quindi una parentesi temporale? E’ una dimensione circoscritta e definita nell’arco della quale possiamo vivere emozioni, esperienze, cogliere un gesto d’amore di un amico, di un bambino, di un anziano.

Ci sono dei colloqui dopo i quali ho la netta sensazione di aver vissuto in una dimensione altra, una parentesi temporale appunto, in cui ha fatto da protagonista la miscela tra emotività e razionalità; una ragazza adolescente che ha concluso il suo percorso psicoterapeutico diceva: “non sono state le parole a generare in me un cambiamento, bensì il tutto che pian piano ho introiettato”.

Quando in terapia o dopo la terapia avviene un cambiamento, è un po’ come se accadesse un miracolo della natura: cioè ti rendi conto che aver avuto la pazienza di attendere ha portato a un risultato ; un percorso terapeutico spesso può essere frustrante proprio perché ci sono dei momenti maggiormente statici in cui sembra che nulla si stia muovendo o modificando. Sono proprio quei momenti che vanno gestiti con la fiducia che una presa in carico globale e il tempo sono due grandi alleati:sì, il tempo è un nostro alleato, tutte le volte che desideriamo una vita migliore, tutte le volte che ci sembra di non aver realizzato granchè, tutte le volte che guardiamo al passato, viviamo il presente e proviamo a proiettarci nel futuro.

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I Greci davano al concetto di tempo due diversi significati attraverso la loro denominazione: kronos era il tempo cronologico, kairos era il tempo esistenziale: nel mio lavoro con i bambini e gli adolescenti con disagi familiari e psicopatologici ho avuto modo di osservare direttamente quanta differenza e idiosincrasia ci sia tra il tempo cronologico, scandito dalla burocrazia degli inserimenti nelle comunità, le udienze per eventuali affidi, le visite specialistiche e poi c’è il loro tempo esistenziale che si è fermato in una stanza delle loro case, o al momento in cui sono stati sottratti ad ambienti per loro malsani ma carichi di significati e riferimenti affettivi. Ecco, penso che in ognuna delle nostre vite esista un kronos al quale siamo tutti inevitabilmente sottoposti perché dobbiamo assolvere ai nostri doveri e poi c’è un kairos nel quale abbiamo la possibilità di fermarci a riflettere e ritrovare persone ormai perdute nel tempo o rivivere attimi fuggenti con la consapevolezza che non torneranno mai più; il kairos è il luogo della nostalgia e della consapevolezza.

A questo proposito, vi consiglio di guardare un cortometraggio della Pixar molto bello, ideato proprio per un pubblico adulto: “Borrowed time”, il tempo in prestito; si narra la breve storia di uno sceriffo che ha perso il padre da piccolo in un tragico incidente; in alcuni intensi frammenti di tempo, egli rivive gli attimi in cui ha perso il padre: poco prima dell’incidente, egli gli aveva donato un orologio che lui ritroverà dopo anni proprio lì, dove il suo papà precipitò.

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Nella nostra vita molto spesso accade di avere l’opportunità di riprenderci un po’ di quel tempo perduto, seppur in prestito, per qualche attimo che ci consenta di ritrovarci.

Il tempo in psicoterapia è uno spazio in cui non c’è tempo cronologico o meglio quest’ultimo è semplicemente uno strumento che permette al terapeuta di tornare al kairos del cliente e consentirgli così di ristrutturarsi e rimarginare le ferite. Penso che tutti noi abbiamo il diritto e dovere di vivere il nostro tempo, il che vuol dire rispettarci e portare gli altri a fare altrettanto verso di noi.

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Come scrive Ivano Fossati, c’è un tempo per ogni cosa, prima o poi arriva ciò che attendiamo e se non avremo aspettato, sarà perché ci saremo stancati di aspettare ma soprattutto di sognare e credere in ciò che abbiamo tanto atteso. La cosa importante è raggiungere la consapevolezza che il tempo perduto non esiste; esiste, invece, l’opportunità di trasformare quel tempo in qualcosa di prezioso e utile alla nostra crescita e quindi essere consapevoli che il tempo è nelle nostre mani.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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