I SENTIERI DI PSICHE

LA NOSTRA VITA COME UN TRENO

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“Non trova lavoro, non ha tetto,

di sera torna in sala d’aspetto:

e aspetta, aspetta, ma sono guai,

il suo treno non parte mai.

Se un fischio echeggia di prima mattina,

lui sogna d’essere all’officina.

Controllore non lo svegliare:

un poco ancora lascialo sognare”.

(Gianni Rodari)

cms_13099/0.jpgCaro Lettore,

ci ritroviamo lungo i Sentieri di Psiche…raramente – dall’inizio del nostro cammino insieme – abbiamo parlato di ciò che ci circonda, del paesaggio intorno a noi e soprattutto del fatto i nostri sentieri sono raggiungibili soltanto attraverso un mezzo di trasporto: il treno.

Il treno che conduce ai Sentieri di psiche parte da un paese molto lontano chiamato Infanzia e viaggia a diverse velocità, a seconda delle stagioni, a seconda dello sbocciare dei fiori o del cadere delle foglie; fa diverse fermate già stabilite dal capotreno e sono fermate che non è possibile evitare e che ci impongono di scendere o di continuare il nostro cammino.

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Sono anni che per motivi di lavoro viaggio in treno: mi è capitato di vedere tanti volti, mai gli stessi: riflettevo proprio su questo qualche giorno fa su quanto sia misteriosa la vita quando nella routine delle nostre giornate, inserisce l’imprevedibile e l’imprevisto; mi è capitato di osservare volti sorridenti, volti arrabbiati, volti disperati e affaticati di fronte ai quali a volte mi è stato difficile continuare a guardare perché quando ti soffermi a osservare coloro che non conosci probabilmente cogli maggiormente i loro stati emotivi. Mi ha colpita molto la poesia di Rodari in apertura perché parla di un uomo disperato per la sua condizione di vita: non ha lavoro, non ha casa ma aspetta e sogna ancora e il poeta si appella al controllore chiedendogli di non svegliarlo ancora per un po’ per consentirgli di sognare; nella vita di ognuno di noi esiste un controllore: la nostra coscienza. Come in un tragitto scandito dalle fermate obbligatorie – il nostro ciclo vitale – la coscienza si ferma vicino al nostro sedile e ci interroga e ci chiede di mostrarle il biglietto in cui c’è il bilancio di quanto abbiamo fatto sino a quel momento.

“Compatiamo le persone che non possono viaggiare perché, non potendo spaziare all’esterno, non sono in grado di spaziare nemmeno all’interno” - scrive Pascal Mercier - “non possono moltiplicarsi e così sono impossibilitate a intraprendere ampie escursioni in se stesse e a scoprire chi e che cosa sarebbero potute diventare” : spesso mi accade che pazienti in crisi mi dicano che vorrebbero partire per un viaggio e a volte lo fanno davvero: certamente uno psicologo non è giusto che dica cosa fare o no ma in generale io sconsiglio vivamente di partire e lasciare tutto per non affrontare la realtà, a volte ci illudiamo che cambiando luogo riusciamo a superare meglio le nostre difficoltà o a metterle da parte. L’inquietudine, l’insoddisfazione e l’infelicità interiori non ci permettono di star bene in nessun luogo; è la nostra psiche il posto dove dobbiamo trovare una dimensione di pace e benessere, di conseguenza ci sentiremo bene ovunque e in ogni caso.

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Qualche giorno fa, nel corso del laboratorio di teatro, ho dato ai ragazzi il compito di svolgere un role playing su una situazione tipica di vita: uno di loro ha voluto rappresentarsi su un treno con un amico in viaggio da Molfetta a Milano per andare a vedere la partita dell’Inter; dopo qualche minuto dall’inizio della simulazione, il ragazzo ha chiamato l’amico “papà” dicendo in seguito che l’avevo detto di istinto e che in quel momento ha provato una forte emozione e il desiderio di riaverlo lì con lui. In quel momento ho realizzato che la rappresentazione di una scena quotidiana sul treno aveva rievocato nel ragazzo emozioni e ricordi rimossi e latenti.

Penso che i nostri genitori siano come il binario e il treno: il ruolo materno dovrebbe incarnare l’incoraggiamento a percorrere il proprio percorso di vita, senza il calore della mamma è difficile trovare la forza di camminare; il ruolo paterno incarna il treno, il mezzo di trasporto che ti porta in luoghi mai visti: è il padre che apre le porte ai figli per consentire loro di guardare all’esterno, al di fuori del finestrino, è il padre che recide il cordone ombelicale immaginifico tra il figlio e la madre.

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Il treno dunque, con le sue regole, le sue fermate obbligatorie, il suo andare, si fa metafora della nostra vita; i binari, nel loro complesso intersecarsi, rappresentano le scelte che abbiamo davanti ai nostri occhi, abbiamo sempre un’alternativa, una via migliore da poter intraprendere, anche quando pensiamo di essere persi o di aver perso un treno importante.

Col tempo ho imparato che se non riesci a prendere un treno che passa, voleva dire che doveva andare così e che non serve a niente guardarsi alle spalle: spesso consiglio ai miei ragazzi che è meglio essere dei treni intercity e poter così ammirare il percorso che frecce ad alta velocità e agire di impulso senza poter osservare ciò che li circonda.

Incoraggiamo i nostri ragazzi a salire sul treno della loro vita, a rispettarne le regole ma soprattutto insegniamo loro come scegliere quali fermate oltrepassare e quelle dove vale la pena di scendere e fermarsi.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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