ITALIA MISTERIOSA

Alla scoperta dei misteri di Modena

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Modena, capitale per quasi 3 secoli del Ducato d’Este, offre ai suoi visitatori scorci di varie epoche, mura antiche, medievali, rinascimentali. Modena è la città di San Germiniano, che la salvò dalle orde di Attila facendo sollevare, con le sue preghiere, una nebbia fittissima che impedì agli Unni di trovarla, secondo quanto tramandano le leggende. Iniziando la visita dalla Chiesa di San Pietro, la più antica della città. Si verrà introdotti in un’atmosfera cupa che rimanda ai monaci che la fondarono, ma appena dietro all’altare un presbiterio a raggiera darà nuova luce allo spazio intorno.

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Un mistero poi è legato al Duomo di Modena, e precisamente all’architrave della Porta delle Pescheria, dove un bassorilievo circolare riporta l’episodio della Regina Ginevra, sposa di Re Artù, trascinata dal ribelle Sir Carados, mentre Artù stesso assieme ad altri cavalieri provano a liberarla. Il mistero è dato dalla data del portale, realizzato intorno al 1130, mentre i racconti del ciclo arturiano cominciarono a circolare in Italia almeno mezzo secolo dopo. Sempre il Duomo rivela, oltre alle preziose decorazioni, anche un altro suggestivo contrasto, con la metopa, una formella di pietra scolpita a rilievo, posta sul tetto della costruzione, in cui è raffigurato un uomo dai capelli lisci e fluenti, dai tratti orientali, nella posizione yoga chiamata “eka pada radakapotasana”, la posizione del piccione reale, attinente all’ascensione mistica e dal distacco dai beni materiali. Un incontro tra due filosofie in un’epoca in cui pochissimi avevano avuto contatti con l’India e le sue tradizioni. Stranezze legate allo scorrere tempo, che nel Duomo si concretizzano anche nella lapide di Gundeberga, nella cripta, a fianco del gruppo scultoreo raffigurante Sant’Anna mentre nutre Gesù, dedicata ad una pia donna longobarda deceduta il 12 giugno del 570 dopo Cristo, come ricorda la data sotto il nome, usanza dell’antica Roma. Il problema però, che ha fatto scatenare la fantasia di molti teorici dei mondi paralleli, è che Roma nel 570 era già caduta e quella usanza non la ricordava più nessuno. Tra le ipotesi prodotte circa mondi paralleli e portali temporali, lasciamo il Duomo e ci dirigiamo verso il Castello di Spilamberto, dove venne rinchiuso, nel 1500, Messer Filippo, soprannominato il Diavolino, che in tre mesi di reclusione scrisse sui muri, per protestare contro l’ingiustizia subita, usando sangue ed altre sostanze corporee. Leggenda vuole che si aggiri ancora tra le mura del castello. Sulla strada Vignolese poi ci si imbatterà in una antica villa, denominata la casa dalle 100 finestre, teatro di strani fenomeni come sensazioni extratemporali. Molti anni addietro si affrontava una particolare sfida, per mostrare le particolarità della costruzione, e cioè ci si metteva a contarne le finestre, ed ogni volta il numero variava, da 99 a 100 e viceversa, generando confusione e spavento tra gli sfidanti. Andando verso la frazione di Roccalago di Pievelago infine, si troverà la Chiesa della Conversione di San Paolo, al cui interno vennero ritrovate, nel 2010, le mummie di 60 persone, tra cui anche adulti ed infanti, e pertanto non la solita mummificazione riservata a monaci o appartenenti a determinate categorie, elemento che lasciò perplessi gli studiosi. Concludendo, tornando indietro e rientrando a Modena, ci si potrà soffermare davanti al civico 32 di Corso Cavour, dove, dietro un portone di legno, si cela la misteriosa Cappella delle Monache, luogo sacro di cui si ignorano edificatore e ordine di appartenenza, all’interno della Caserma Montecuccoli. Questa Cappella, unita alla Modena sotterranea da un percorso che si snoda attraverso catacombe e cunicoli, gode di una sinistra fama legata al decesso di alcune delle persone che vollero visitarla nel passato e ad alcuni fenomeni che hanno impressionato chi, in tempi recenti, ha provato a raggiungerla.

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Mentre ci si allontana dalla città si può guardare da lontano il Museo Enzo Ferrari, foriero di un culto che forse qualcuno riuscirà a trovare più interessante del passato.

Paolo Varese

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