ITALIANI, POPOLO DI INVIDIOSI E CRITICONI

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Milano ospita in viale Gae Aulenti lo store di Chiara Ferragni, la bionda che tutto il mondo ci invidia. Arrivano da Paesi lontani per visitare il negozio, magari comprare un gadget e farsi un selfie davanti all’insegna intitolata alla famosa blogger. Perciò, il polverone sollevato dalla collaborazione della Ferragni con l’azienda marcata Evian è decisamente fuori luogo. Quegli 8 euro a bottiglia rappresentano semplicemente il brand, nulla di più. Soprattutto se pensiamo che, solitamente, i costi medi dell’acqua Evian si aggirano intorno a quel prezzo. E’ acqua di lusso, punto.

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Un modus, quello della Ferragni, valutato parecchio al di fuori dei confini italiani e svalutato qui da persone che criticano senza cognizione di causa. Il made in Italy viene venduto a peso d’oro nel resto del pianeta perché da sempre piace e fa tendenza. Non a caso è ambito da molti e, spesso, copiato e falsificato. Se nomini l’Italia, parli di moda, cibo, cultura e paesaggi. Insomma, la Penisola è una bellezza rara e unica al mondo! Noi italiani però, vivendoci quotidianamente, non comprendiamo il senso di ciò che abbiamo e, ultimamente, svendiamo anche l’anima pur di racimolare qualche soldo. Così Versace ci saluta ed è l’ultima cessione di una lunga serie di marchi italiani, cominciata più di un ventennio fa. Forse l’italiano medio non lo sa, ma Gucci, Valentino e Ferrè si trovano attualmente in mani straniere. Che dire della Edison e della Telecom? Stessa sorte. Più di 50 le aziende parecchio conosciute che ci hanno abbandonato. Certamente rappresentano ancora il made in Italy, tuttavia l’Italia ne guadagna ben poco.

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Urge sicuramente una riflessione approfondita non tanto sulla vendita dell’Italia, quanto sulla mancanza di ambizione da parte dei cittadini italiani. Finché si tratta di beni individuali, prevale a oltranza l’egoismo. Quel “magna magna” tipicamente italiano per cui arraffare è meglio che lasciare all’altro. Quando si parla di patrimonio comune, invece, partono solo critiche condite da frustrazione e commenti negativi. Senza accorgersi che, criticando l’incapacità del Paese, non fai altro che criticare te stesso/a e gli altri cittadini. Se in Italia riesci a far carriera e a raggiungere l’apice come la Ferragni, anziché ricevere complimenti, vieni sbeffeggiato, insultato e, addirittura, diffamato. Pare quasi che valga maggiormente l’imbroglio che il risultato raggiunto con merito. Colpa dell’invidia? Certo. Ammettiamolo: siamo un popolo di invidiosi e frustrati e, spesso, esigiamo la perfezione altrui dimenticando di far bene il nostro lavoro. Preferiamo svalutare piuttosto che valorizzare perché, semplicemente, non abbiamo voglia di fare qualcosa di più costruttivo. E quando qualcuno ce la fa, ci rode dentro.

Alessia Gerletti

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